domenica 29 novembre 2009

Due anniversari in uno, 2008 e 1970

Ieri, 28 novembre 2009, non ricordavo che era passato un anno dal mio trapianto di rene, se non me lo avesse ricordato a fine giornata mia sorella con un buffetto sulla guancia, dicendomi: "un anno fa stavamo peggio". E già, stavamo proprio peggio: io ancora sotto i ferri del prof. Carmellini e del suo staff (ciao dr. Andrea Collini, mio caro amico) e lei con mio cognato in pena per me nella sala d'attesa del 5 ° piano del policlinico Le Scotte di Siena. Cristiana, mia nipote, poverina aspettava insofferente a casa con il nostro cagnolino Tombolotto.
Ma io sono così, preferisco dare più importanza alle cose delle persone che amo che non alle mie. Memore del detto di Giorgio Almirante, ripreso da un pensiero del grande Dottore della chiesa San Tommaso d'Aquino, che più o meno recitava così: VIVI COME SE DOVESSI MORIRE OGGI, PENSA COME SE NON DOVESSI MORIRE MAI.
Domani invece, 30 novembre, ricorre un altro anniversario ben più triste e tragico per me e la mia famiglia tutta: mio padre in quel giorno lontano del 1970 si spegneva a soli 49 anni all'Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo per la sua malattia renale, non saputa curare efficacemente prima dai "dottorini" del Policlinico Umberto I di Roma (il primario lasciava totalmente i suoi malati nelle mani dei giovani che si facevano l'esperienza sulla pelle dei malati come mio padre, che da operaio non poteva certo permettersi le cliniche di lusso frequentate dai ras e dai potenti della corrotta Italia targata Dc & company) e poi dai loro colleghi medici dell'ospedale di Viterbo.
Ebbene quella perdita avrebbe segnato per sempre la mia crescita emotiva, trasformandomi in un'anima inquieta. Anima segnata profondamente insieme al corpo dai colpi infami di un destino avverso.
Però quello che più conta è l'eredita morale, immensa nella sua semplicità, bontà, forza e corenza, che mio padre mi ha lasciato in dono.
Grazie Babbo il pensiero della tua testimonianza di vita ha fatto di me un Uomo, che dopo i colpi subiti si è sempre rialzato, scrollato di dosso i calcinacci dei numerosi crolli e ha continuato il suo percorso.
Ti bacio e bacia per me la Mamma, mia sorella Elena e il mio caro amico Carlo.

"AD UNA SOLA COSA SI BADI: A RIMANERE IN PIEDI IN UN MONDO DI ROVINE" (Julius Evola)

giovedì 26 novembre 2009

La morte di Stefano Cucchi

La morte di Stefano Cucchi, massacrato di botte nelle celle del tribunale di Roma (il luogo "sacro" della Dea Giustizia) mi riporta alla mente i tanti giovani del mondo della destra uccisi e "suicidati" da uomini delle forze dell'ordine, che non hanno mai pagato (alcuni in lieve misura) per queste morti ignorate da tanti. D'altronde in quegli anni si diceva:"Uccidere un fascista non è reato".



  1. Pian del Rascino, Rieti, 30 maggio 1974, durante un'irruzione dei carabinieri e del corpo forestale al campo paramilitare, composto da 3 giovani sciagurati, viene giustiziato da un maresciallo dell'Arma, tiratore scelto, Giancarlo Esposti, esponente della destra extraparlamentare milanese (leggete il bellissimo numero dell'Europeo di marzo 2009 sulla destra significativamente intitolato "Da Salò a Fiuggi"). Nessuno pagherà mai per quell'omicidio.

  2. Roma, 7 gennaio 1978 Stefano Recchioni, giovane missino, viene ferito da un capitano dei carabinieri, dopo gli scontri seguiti all'assalto terroristico della sezione missina di Acca Larenzia, che costerà la vita a Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Stefano Recchioni morirà pochi giorni dopo in ospedale (bellissimo il ricordo di Francesca Mambro, che lo tiene tra le braccia dopo che è stato colpito, ricordo descritto in uno dei libri della "celtica" di Nicola Rao). Nessuno pagherà mai per quell'omicidio.

  3. Roma, 10 gennaio 1979, anniversario fatale e fatidico della strage di Acca Larenzia. Dopo un lancio di molotov alla sezione democristiana di Centocelle scontri con la polizia: il giovane missino Alberto Giaquinto viene freddato alle spalle da un poliziotto, che sconterà, se male non ricordo, una breve pena.

  4. Roma, 5 ottobre 1980, Nanni De Angelis, esponente di Terza Posizione, viene catturato da agenti di polizia, massacrato di botte per strada sotto gli occhi esterrefatti di alcuni testimoni: riporta gravissimi traumi di varia natura. Invece che in ospedale viene condotto a Rebibbia, dove nella cella n. 23 si "suicida" impiccandosi. Anche in questo caso nessuno pagherà per questa strana morte.

  5. Roma, 5 maggio 1982, Giorgio Vale, esponente dei Nar, si "suicida" in casa dopo un'irruzione degli agenti di polizia: mentre sono in corso delle trattative per convincerlo alla resa avviene una furiosa sparatoria e Giorgio Vale muore. Anche la sua strana morte non troverà risposte e spiegazioni.

Chi vuole saperne di più si legga i libri di Nicola Rao della "trilogia della celtica" (LA FIAMMA E LA CELTICA, IL SANGUE E LA CELTICA, IL PIOMBO E LA CELTICA), il libro di Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato "Anni di Piombo", "Fascisteria" di Ugo Maria Tassinari.


Pensiamoci la prossima volta che definiamo lo stato italiano uno "stato di diritto".

mercoledì 25 novembre 2009

Inizia un lungo cammino, almeno spero

Sicuramente qualcuno che potrà leggermi penserà: l'ennesimo blog, creato dal solito artistoide o intellettualoide. Ebbene io non sono nè l'una nè l'altra cosa. Come tanti ho delle cose da dire e ho scelto adeguandomi ai tempi , ma non allo Zeitgeist (lo Spirito del Tempo) di questo mondo, la platea di Internet. Le mie idee forti e radicate possono, ovviamente, anche non piacere e non essere condivise, ma sono, sono state e saranno sempre idee originali, non banali. La mia storia umana (personale e familiare), politica e culturale è stata sempre originale, non conforme e spesso eretica. Amo dire infatti che, sebbene io sia nato nel 1959, la mia storia inizia quindici anni prima, nel gennaio 1944.
Sulla spiaggia di Anzio mio padre, scomparso a 49 anni nel 1970 per la stessa malattia che 31 anni dopo mi avrebbe portato in dialisi , si batteva, purtroppo invano, con i suoi compagni della RSI contro lo sbarco degli americani. Ancora oggi io sono fiero di lui e non mi vergogno delle idee che mi trasmise: a soli 11 anni lo persi, ma raccolsi il suo Testimone, quando a settembre di quel 1970 mi donò l'iscrizione all'ASAN/GIOVANE ITALIA. QUELLA FU LA MIA PRIMA TESSERA, che avrei conservata come un ricordo caro, se mia madre non l'avesse distrutta negli anni a venire, per paura di ritorsioni nei miei confronti. D'altra parte in quegli anni essere missini non era comodo, nè salutare. Certamente ognuno di noi ha commesso degli errori: io il mio percorso di riflessione ed analisi l'ho concluso tanto tempo fa. Rispetto le idee degli altri, ma pretendo altrettanto il rispetto delle mie. Non accetto prediche da nessuno: sono stato sempre coerente e non ho mai agito per opportunità, ho sempre fatto quel che ritenevo giusto, senza badare al tornaconto. Questo fa di me un UOMO LIBERO, una Voce fuori dal coro per l'appunto. Giovanni Fonghini