giovedì 26 novembre 2009

La morte di Stefano Cucchi

La morte di Stefano Cucchi, massacrato di botte nelle celle del tribunale di Roma (il luogo "sacro" della Dea Giustizia) mi riporta alla mente i tanti giovani del mondo della destra uccisi e "suicidati" da uomini delle forze dell'ordine, che non hanno mai pagato (alcuni in lieve misura) per queste morti ignorate da tanti. D'altronde in quegli anni si diceva:"Uccidere un fascista non è reato".



  1. Pian del Rascino, Rieti, 30 maggio 1974, durante un'irruzione dei carabinieri e del corpo forestale al campo paramilitare, composto da 3 giovani sciagurati, viene giustiziato da un maresciallo dell'Arma, tiratore scelto, Giancarlo Esposti, esponente della destra extraparlamentare milanese (leggete il bellissimo numero dell'Europeo di marzo 2009 sulla destra significativamente intitolato "Da Salò a Fiuggi"). Nessuno pagherà mai per quell'omicidio.

  2. Roma, 7 gennaio 1978 Stefano Recchioni, giovane missino, viene ferito da un capitano dei carabinieri, dopo gli scontri seguiti all'assalto terroristico della sezione missina di Acca Larenzia, che costerà la vita a Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Stefano Recchioni morirà pochi giorni dopo in ospedale (bellissimo il ricordo di Francesca Mambro, che lo tiene tra le braccia dopo che è stato colpito, ricordo descritto in uno dei libri della "celtica" di Nicola Rao). Nessuno pagherà mai per quell'omicidio.

  3. Roma, 10 gennaio 1979, anniversario fatale e fatidico della strage di Acca Larenzia. Dopo un lancio di molotov alla sezione democristiana di Centocelle scontri con la polizia: il giovane missino Alberto Giaquinto viene freddato alle spalle da un poliziotto, che sconterà, se male non ricordo, una breve pena.

  4. Roma, 5 ottobre 1980, Nanni De Angelis, esponente di Terza Posizione, viene catturato da agenti di polizia, massacrato di botte per strada sotto gli occhi esterrefatti di alcuni testimoni: riporta gravissimi traumi di varia natura. Invece che in ospedale viene condotto a Rebibbia, dove nella cella n. 23 si "suicida" impiccandosi. Anche in questo caso nessuno pagherà per questa strana morte.

  5. Roma, 5 maggio 1982, Giorgio Vale, esponente dei Nar, si "suicida" in casa dopo un'irruzione degli agenti di polizia: mentre sono in corso delle trattative per convincerlo alla resa avviene una furiosa sparatoria e Giorgio Vale muore. Anche la sua strana morte non troverà risposte e spiegazioni.

Chi vuole saperne di più si legga i libri di Nicola Rao della "trilogia della celtica" (LA FIAMMA E LA CELTICA, IL SANGUE E LA CELTICA, IL PIOMBO E LA CELTICA), il libro di Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato "Anni di Piombo", "Fascisteria" di Ugo Maria Tassinari.


Pensiamoci la prossima volta che definiamo lo stato italiano uno "stato di diritto".

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