lunedì 7 dicembre 2009

Anno 2071, in Italia può iniziare la "memoria condivisa"

Non sono impazzito, sto solo provando a disegnare uno scenario per la nostra Italia. Molto spesso, da qualche anno a questa parte, opinionisti, storici, politologi e politici, di rango e non, hano auspicato una Memoria Condivisa, che finalmente ponesse fine alle divisioni tra "rossi" e "neri", a troppi anni dalla fine della guerra, terminata nel 1945, cioè la bellezza di 65 anni fa.
Mi sono divertito a fare qualche conto sulla generazione successiva alla mia, cioè i nati nel 1985, ovvero 25 anni dopo il 1960 (per la verità io sono nato nel 1959, ma è meglio prendere la cifra tonda).
Il calcolo dei 25 anni tra una generazione e l'altra me lo ha suggerito in un programma tv uno studioso di questi temi.
Arrivo al punto o meglio al titolo: anno 2071, può finalmente iniziare la "memoria condivisa", così che le parti depongano finalmente l'ascia di guerra e abbiano fine gli odii reciproci.
Perchè questa data così lontana,si domanderà qualcuno?
Vengo a spiegarmi, con qualche esempio di ricordi della mia generazione e di quella successiva.
Io che sono nato nel 1959, figlio di un soldato della Rsi,e che ho sempre sin da bambino condiviso la sua passione politica, militando nel caro vecchio MSI, ho una memoria storica, emozionale, personale, familiare, certamente molto diversa da quella di un mio coetaneo, che magari sul "fronte opposto" ha avuto il padre partigiano della Resistenza.
La generazione che ci segue, quella dei nati nel 1985, potrebbe ancora oggi avere in vita dei nonni o dei vecchi zii, che si sono contrapposti, i "repubblichini" (come spregiativamente prima di Giampaolo Pansa venivano chiamati) e i partigiani.
Ebbene, fate due semplici conti:con un'aspettativa media di vita, mediata tra uomini e donne, quella generazione del 1985 vivrà all'incirca fino al 2071.
Sono pessimista in questo caso, lo ammetto: fino a che vivremo noi,i nati nel 1960 e fino a che vivranno i nati dopo di noi, quelli del 1985 per intenderci, ognuno porterà nel suo cuore e nella sua memoria le narrazioni dei nostri vecchi e dei nostri adulti del clima atroce della guerra civile e del dopoguerra (nel Triangolo Rosso emiliano - romagnolo la mattanza continuerà fino al 1947/48).
I giovani di famiglie ebraiche porteranno sempre nei loro cuori i ricordi delle atrocità e delle mostruosità dei lager nazisti, da dove torneranno veramente in pochi, affamati, macilenti, impauriti,dubitosi dei loro simili "umani".
I figli e i nipoti dei partigiani porteranno sempre nei loro cuori il ricordo delle stragi naziste e fasciste, aventi spesso ad ogggeto inermi civili, senza riguardo per nessuno (madri, donne gravide, neonati, vecchi malati...).
Porteranno nei loro cuori il ricordo delle fucilazioni e delle torture di giovani e non, civili e partigiani ad opera di sadici pazzi, come la banda di Pietro Koch a Villa Triste nei pressi di Milano.
Ma altrettanto noi, figli e nipoti di fascisti,giovani e meno giovani, avremo il diritto di portare nei nostri cuori e nelle nostre menti il ricordo delle violenze subite dalle giovani Ausiliarie del SAF della RSI, ad opera di pazzi sadici con il fazzoletto rosso al collo (alcune stuprate, dopo indicibili violenze e torture, fino alla morte).
Avremo il ricordo dei commilitoni di mio padre bastonati a sangue, costretti ad inghioiare cocci di vetro e poi fucilati in massa e nascosti nel sottosuolo fino ai giorni nostri.
Così da impedire ai loro cari il culto e la memoria, che cristianamente si deve ai propri cari Defunti.
Avremo nei cuori il ricordo di un bambino di 10 anni, Carlo Zuccheretti, vittima civile dell'"eroico" attenntato di via Rasella a Roma il 23 marzo '44 ad opera dei GAP di Rosario Bentivegna: quella povera piccola vittima innocente è stata sempre ignorata e disconosciuta dalla storiografia ufficiale della Resistenza.
Il fratello per anni si è battuto nel chiedere giustizia, senza mai ottenerla (consiglio un libro interessantissimo, ma pressochè introvabile, Via Rasella di Pierangelo Maurizio, oggi inviato del TG5, comunque per provare a reperirlo potete visitare il sito web Europa Libreria Editrice).
Avremo nei cuori il ricordo della strage di Codevigo ad opera degli uomini del mitico comandante "Bulow",Arrigo Boldrini(parlamentare del PCI e presidente dell'ANPI),ricorderemo la strage alla Scuola Allievi Ufficiali della GNR di Oderzo, ricorderemo l'eccidio del carcere di Schio, ricorderemo il linciaggio feroce di Donato Carretta, ricorderemo gli italiani torturati e "infoibati" dai carnefici Jugoslavi del IX Corpus, con l'ausilio dei loro degni compari, partigiani comunisti Italiani (Italiani come la maggior parte delle loro vittime).
Ricorderemo Norma Cossetto (colpevole solo di appartenere a una famiglia italiana, che ebbe il triste primato di altri sette familiari infoibati), stuprata a morte e portata al patibolo, dopo giorni di inenarrabili torture e violenze, barcollante, sanguinante e agognante,povera vittima, solo di una cristiana morte, che ponesse fine alle sue enormi sofferenze(leggete Arrigo Petacco, L'Esodo).
Ricorderemo sette fratelli di una famiglia fascista, i Govoni, giustiziati a Pieve di Cento dai partigiani comunisti.Nessuno li ricorda, la storiografia ufficiale celebra e ricorda soltanto l'eccidio dei sette fratelli Cervi.
Ricorderemo il prefetto di Torino, Solaro, portato in giro, cadavere, impiccato su un camion, come orrido trofeo di guerra (la Resistenza torinese per fare le cose in regola redasse un certificato di morte falso,con una data successiva di un giorno a quella in cui era stato giustiziato).
Leggete LA RESA DEI CONTI di Gianni Oliva, un serio storico non certo sospettabile di simpatie destrorse.
Ricorderemo le troppe donne violentate in Ciociaria e in altre zone d'Italia (anche nel Viterbese a Grotte di Castro, paese natale di mia madre) dalle orde marocchine del generale francese Juin.
Nel dopoguerra alcune di quelle sventurate ottenero dallo stato italiano un piccolo indennizzo, una sorta di pensione di guerra: con un termine orribile nel chiuso delle case durante le narrazioni di quei feroci episodi venivano definite "smarocchinate".
Ricorderemo a Canepina (VT) l'uccisione del giovane Pesciaroli , appartenente ad una famiglia fascista, davanti agli occhi atterriti di sua madre ad opera di un partigiano, credo anche come lui comunista.
Se non fosse stato fermato dal coraggioso intervento di un suo concittadino, Orlando Bocchetti, avrebbe freddato anche l'ex podesta del paese. Coraggiosamente Orlando Bocchetti si interpose tra la vittima e l'arma di questo "liberatore"; così facendo impedì un altro omicidio.
Questo ricorderemo e vorremo ricordare e magari io, nel mio privato personale e familiare, penserò commosso e ancora pieno di sdegno a mio padre, reduce della Rsi, senza lavoro, una casa malconcia, una giovane spaurita sposa di soli 19 anni,con una bimba nel suo grembo materno, la mia sorella maggiore Elena.
A loro che andavano a chiedere un pò di aiuto, i liberatori rappresentanti della nuova Italia Democratica e Antifascista dicevano sprezzanti: "Fatevi aiutare da Mussolini".
E ancora, per finire, ricorderemo, i gerarchi giustiziati a Dongo dopo un processo farsa.
Ed ultimo lo scempio orribile "da macelleria messicana" (come fu definita da qualcuno ben più autorevole di me) di Piazzale Loreto, con Claretta colpevole solamente di aver voluto seguire fino alla fine il suo amato Ben.
Questo avrò il diritto di ricordare, perchè come titola il bellissimo libro di Gabriele Marconi "IO NON SCORDO".
Quindi fino a che vivrò e vivrà la generazione dei nati nel 1985 non potrà mai esserci MEMORIA CONDIVISA, ma solo reciproco RISPETTO DELLE MEMORIE ALTRUI.
Giovanni Fonghini

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