giovedì 31 dicembre 2009

Roma Palazzo Grazioli livello massimo di sicurezza, Palermo via D'Amelio parcheggio "autorizzato" per le autobomba

Purtroppo io ho un carattere abbastanza passionale e allora quando leggo, sento o vedo alla tv delle notizie non in linea con il mio modo di vedere e sentire, qualche volta lascio che tali notizie si raffreddino, così da commentarle con maggiore lucidità e non con il sangue che mi ribolle.
Ma veniamo a noi: da qualche giorno davanti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier, è stata eliminata la fermata dell'autobus, credo per garantire maggiormente l'incolumità dello stesso.
E allora a proposito dell'incolumità di personaggi pubblici da salvaguardare, il mio pensiero è subito andato alla lettura di un libro (illuminante per gli ignari delle cose non belle di questa repubblica); questo libro è L'AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Chiarelettere Editore.
A pagina 75 dello stesso Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso insieme alla sua scorta da un'autobomba imbottita al tritolo, ricorda: "Nonostante tutti sapessero che il prossimo sarebbe stato Paolo, nonostante lui stesso avesse confidato a un paio di persone che a Palermo era arrivato l'esplosivo per lui, qui, in via D'Amelio non era stata presa nessuna misura precauzionale".
Che dire: il mio post potrebbe chiudersi qui, senza altri commenti, tale è la forza devastante delle parole di Rita Borsellino, l'ennesimo atto accusa nei confronti di questo Stato Italiano o per meglio dire di questa Repubblica.
L'uomo che, insieme a Giovanni Falcone - ucciso con un'altra strage di mafia appena due mesi prima -, aveva fatto condannare nel famoso "maxiprocesso" importanti uomini ai vertici della mafia, così era difeso dallo stato, che serviva e rappresentava con quotidiano coraggio e nella quasi totale solitudine.
Morire fa paura, fa paura a tutti, anche a Paolo (permettetemi la familiarità dell'uso del nome di battesimo: Lui per me era e rimane un grande Uomo da ricordare, rispettare e ammirare sempre e inoltre ci legavano le stesse idee politiche).
L'uomo che, all'occhio attento degli osservatori delle cose di mafia, aveva raccolto l'eredità di Giovanni Falcone e quindi era destinato nella tragica successione di morte, decretata dalla Cupola Mafiosa, a fare la sua stessa fine , così era salvaguardato e protetto: in via D'amelio era l'abitazione della vecchia madre di Paolo, che lui stesso andava a visitare con una certa regolarità.
Le autorità competenti, nonostante le numerose preoccupate segnalazioni di pericolo pervenute da più parti, non erano nemmeno riuscite a vietare il parcheggio nella via.
Certo Paolo non era un premier, era solo un semplice magistrato, perdipiù missino (nelle elezioni del 1992 che portarono Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale, l'MSI lo propose come suo candidato di bandiera, come a dire: l'onestà di un uomo retto e degno contro il malaffare della Prima Repubblica, ormai prossima a subire i colpi mortali di Tangentopoli).
Peraltro Paolo accolse con un certo disappunto quella votazione, non dimentico del fatto che lui era prima di tutto un magistrato e quindi fedele un Servitore di quello stesso Stato, che lo abbandonò a sè, non difendendolo adeguatamente, come avrebbe dovuto e potuto.
Era così Paolo: un eroe civile, come lo fu, ad esempio, Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona (indicato da alcuni politici italiani dell'allora maggioranza come "il salvatore della Lira"), che lo fece, grazie alle sue molteplici amicizie mafiose - risalenti all'epoca dello sbarco dei Liberatori pilotato dai mafiosi d'oltreoceano, che allertarono in Sicilia i loro "fratelli" per agevolare lo sbarco stesso -, uccidere da un killer.
Non mi piace quest'Italia ossequiosa con i potenti e con le troppe lobbies di ogni specie.
Non mi piace quest'Italia spesso forte solo con gli umili e con i deboli.
Ma proprio per questo, fino a che avrò un solo filo di fiato, lotterò per farla risorgere ad un nuovo giorno di Pulizia, Onestà e Solidarietà, così da lasciare ai nostri giovani un'Italia di cui andare fieri e a testa alta in Europa e ovunque nel mondo.
Giovanni Fonghini, 31 Dicembre 2009 (in attesa di una nuova Alba)

Nessun commento:

Posta un commento