giovedì 17 dicembre 2009

Troppi parlano, quasi sempre a sproposito

Il ferimento del presidente Berlusconi, ad opera di un povero squilibrato, ha scatenato una ridda di chiacchiere inutili, fuori luogo e soprattutto senza la memoria storica del nostro passato prossimo.
Qualche socialista mi dice che questa è violenza politica, come fu violenza, dicono loro, il lancio di monetine nei confronti di Craxi nei pressi dell'Hotel Raphael di Roma (non voglio però parlare di persone scomparse, preferisco commentare l'odierno). A questi signori ho ricordato che non fu quella violenza, bensì quella ricevuta dal mio compagno di partito Sergio Ramelli, sprangato a morte e in agonia per oltre 40 giorni.
L'annuncio della morte di Sergio fu accolta con un applauso della maggioranza dei consiglieri comunali di Milano del sindaco Aniasi, eroe della Resistenza e con le vivaci proteste della pattuglia dei consiglieri missini (ricordi qualcosa ministro La Russa? Tu fosti il difensore della Famiglia Ramelli nel processo che portò alla condanna dei suoi aggressori, attivisti di Avanguardia Operaia).
Quella era violenza politica, non il gesto di una persona in cura dei servizi psichiatrici da circa 10 anni.
Dirà qualcuno: ma i toni di Di Pietro, Santoro e Travaglio, troppo spesso fuori misura?
Sì forse possono aver armato la mente ottenebrata dell'aggressore di Berlusconi, ma di qui a paventare l'odio e la violenza politica e quant'altro ce ne corre.
Ma tutte queste anime belle, che ora dicono di smorzare i toni e rispettare l'avversario, dove erano negli anni in cui per difendere le proprie idee politiche si moriva soprattutto a destra e a sinistra? Erano forse su Marte? Dove erano negli anni in cui troppi giovani si scannarono tra loro, favorendo, poveri sprovveduti, i giochi e gli "opposti estremismi" dei soliti Burattinai noti a chi abbia voglia di documentarsi seriamente e senza preconcetti di parte (suggerisco i libri di Nicola Rao, di Sandro Provvissionato, di Adalberto Baldoni, il canale Rai Storia ed in primis lo splendido programma del direttore Minoli La Storia Siamo Noi).
Il ministro Maroni per un attimo ha suggerito leggi speciali: ascolti con attenzione i consigli del presidente Fini, è sufficiente applicare le leggi già esistenti.
Purtroppo come ricorda Costanzo,la mamma degli imbecilli è sempre gravida e molti tra questi fanno a gara per dare il peggio di loro nei social network e nelle communities.
E a proposito di popolarità voglio dare un suggerimento umilissimo al presidente Berlusconi.
Quando, Le auguro prestissimo, tornerà a casa si faccia trovare la registrazione di una recente puntata de La Storia Siamo Noi, che ricorda un episodio di 65 anni fa, il 18 dicembre per la precisione.
In una Milano affamata, impaurita e stanca di una lunghissima guerra, ormai praticamente persa, in macchina arriva il Duce per tenere il suo ultimo discorso pubblico al Teatro Lirico.
Non solo nessuno fa niente di violento contro di lui, ma durante il percorso lo accoglie una folla festante, con molti che sbirciano dentro la vettura per salutarlo e guardarlo (si vede benissimo nella registrazione di questa puntata).
Quella era popolarità presidente Berlusconi: la sua è soltanto una pallida imitazione, il più delle volte è solo la piaggeria dei troppi, che vogliono ingraziarsi il potente di turno.
E purtroppo tra questi si distinguono "egregiamente" troppi ex aennini, un tempo missini, come me, che lo sono rimasto nel cuore.
Giovanni Fonghini

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