mercoledì 22 dicembre 2010

Auguri "ad personas"

BUONE FESTE 
alle persone, poche, veramente importanti della mia vita
agli amici della vita reale, del web e della blogosfera
ai bambini che sono il futuro di tutti noi
ai giovani volenterosi e capaci che non hanno "santi in paradiso"
ai nonni, ai genitori e agli zii che badano con amore a figli e nipoti
alle persone che amano con la forza del sentimento, senza badare agli ostacoli
ai cittadini, agli amministratori pubblici e ai politici onesti
a quelli che non cambiano bandiera con la stessa frequenza con cui si cambia la biancheria intima
a quelli che tengono fede alla parola data
ai generosi che sanno regalarti quando serve anche una parola buona
agli ironici, meglio se anche autoironici
a quelli bravi che non si danno le arie da padreterno
a quelli che rispettano le file, anche dei semafori
a quelli che fanno il loro lavoro con serietà e competenza
a quelli che si documentano prima di parlare e scrivere a vanvera
alle persone gentili che ti regalano un sorriso sincero
a quelli che rispettano anche le opinioni degli altri
a quelli che non dimenticano i loro cari che non ci sono più
a quelli che non dimenticano di essere stati poveri
ai poveri che tengono cara la loro dignità
agli innamorati, anche se "a senso unico"
ai malati
alle persone sole
ai disoccupati
a quelli che rispettano l'ambiente
a quelli che non fanno del male ad alcun essere vivente
a quelli che ascoltano e sanno farsi ascoltare
a quelli che non hanno perso mai la capacità di indignarsi
a quelli che odiano e combattono le ingiustizie sociali
ai medici e agli infermieri che non dimenticano che i malati sono prima di tutto persone da rispettare 
a quelli, eterni Peter Pan, che ancora volano alto con i sogni del cuore e vogliono cambiare il mondo
alle voci fuori dal coro
a quelli che, magari a fatica, sanno chiedere scusa
a quelli che amano la terra dei padri
a quelli che amano la verità e non badano alle omissioni e alle rimozioni "interessate"
a quelli che amano l'Europa dei popoli e delle nazioni
a quelli che credono, ancora, nell'autodeterminazione dei popoli e sanno che non è una moneta a fondare uno stato, perchè è sempre stato vero l'esatto contrario.

Giovanni Fonghini



venerdì 10 dicembre 2010

Tuscia datti una smossa!

In questi giorni sui media viterbesi si parla tanto dei sindacati locali preoccupati per i mancati finanziamenti necessari al completamento della trasversale Civitavecchia-Viterbo-Orte. Ho letto alcune dichiarazioni in cui si afferma che la provincia di Viterbo sta diventando una colonia romana. Sono ottimisti, secondo me, questi sindacalisti. Viterbo è già da decenni una colonia del potere (e sottopotere) romano a tutti gli effetti.

martedì 30 novembre 2010

Quaranta anni fa

40 anni fa il 30 novembre del 1970 mio padre Ferrero lasciava quarantanovenne il percorso della sua vita, ucciso dalla sua malattia renale e dall'inefficienza della sanita romana e viterbese.
Questo mio blog un anno fa circa nacque anche per onorare la memoria dei tanti come lui, che nel dopoguerra si ritrovarono "stranieri in patria", perchè avevano combattuto sotto le insegne della RSI.
Per lui quel dopoguerra con una moglie giovane e una bimba piccolissima non fu certamente facile: le botte dei liberatori con il fazzoletto rosso, una pistolettata alle spalle fortunosamente andata a vuoto, povertà per il lavoro negato e discriminazioni di ogni genere, che perdurarono anche nei decenni successivi su tutta la nostra famiglia.
Le difficoltà non piegarono l'orgoglio e la dignità di mio padre, che seppe rialzarsi sempre dalle "cadute".
Caro babbo eri e rimani per me un grande esempio di vita e di stile.
La tua onestà e la coerenza delle tue idee missine non ti avrebbero fatto trovare molto a tuo agio nel mondo di oggi, affollato da uomini finti, intenti solo ai loro traffici di voti, di poltrone e tutto il resto.
Giovanni Fonghini

domenica 21 novembre 2010

Non bella e senz'anima la politica di oggi

Nonostante l'appello del presidente Napolitano a non distaccarsi dalla politica credo che questo sia inevitabile. La politica dei giorni nostri è spenta, senz'anima, priva di generosità e di slanci ideali, che la contraddistinsero in passato. Nel centrodestra assistiamo ogni giorno allo scannamento continuo tra berlusconiani e finiani e questo denota un punto di vista alquanto miope, visti i gravi problemi che affliggono l'Italia. Tutto diventa un caso per le prime pagine dei giornali, ora siamo al "caso Carfagna". Temo l'ennesima bolla di sapone, che vedrà il quadro generale immutato come prima.

domenica 14 novembre 2010

Il G20 serve a qualcosa?

Il G20 svoltosi a Seul nella Corea del Sud in questi giorni è la classica montagna che partorisce un topolino.
Buoni propositi e dichiarazioni d'intenti, utili tutt'al più agli inviati dei media per scrivere il loro pezzo.
Gli squilibri macroscopici tra le diverse aree del pianeta, aggravati dalla crisi economica iniziata nel 2008, sono ancora lì inossidabili a qualunque cambiamento di segno positivo.

giovedì 4 novembre 2010

Non sempre è la natura a fare vittime

Le vittime dei giorni scorsi in provincia di Massa-Carrara e nel Veneto a causa delle frane e delle piogge mi inducono a una riflessione circa il pessimo stato del territorio italiano.
Riflessione che, ci tengo a precisarlo, è d'ordine generale, non riferita a quei casi specifici: al di là della partecipazione emotiva al dolore dei loro familiari non ho cognizioni specifiche per approfondire le loro dinamiche. Il ripetersi, spesso in zone già colpite da calamità naturali, di vicende luttuose va affrontato con lucidità, così che possano prendersi delle contromisure efficaci per il futuro. C'è un dato recente allarmante che parla da solo e che riguarda anche esso lo stato del territorio: in Italia sono 2 milioni le costruzioni abusive. 2 milioni, non 20000 o 200000, che sarebbero, secondo me, già numeri spropositati. Lo Stato attraverso gli enti locali - comuni, province, regioni - dove era mentre si costruiva in barba ad autorizzazioni e controlli preventivi?

martedì 26 ottobre 2010

Il ministero c'è, ma la semplificazione non si vede

Ebbene anche l'Italia ha, credo da qualche anno, un ministero che si occupa della semplificazione amministrativa e normativa. Un proposito degno di merito, senza dubbio. Soltanto che i cittadini non riescono a vedere concretamente i suoi benefici effetti. Cominciamo con il linguaggio usato dalla pubblica amministrazione in genere: parole così antiquate da risultare astruse, se non sconosciute, per molti. Codesto, obliterare, emolumenti, accuso ricevuta...ma chi parla più così? Si pretende di colmare la distanza tra il cittadino e la pubblica amministrazione e poi ci esprime con dei termini che trasformano il dialogo in un monologo.

venerdì 15 ottobre 2010

10 Righe dai libri, un sito imperdibile per gli amanti della lettura

Questa volta il titolo del post me lo trovo già pronto senza dovermi arrovellare il cervello sforzandomi di essere creativo.  10 Righe dai libri è un nuovo servizio per gli amanti dei libri e della lettura, un esercito sconfinato del quale faccio parte sin dall'infanzia. Diversi editori hanno stretto un accordo che offre ai lettori del sito anticipazioni in 10 righe di moltissimi libri. Registrandosi, io l'ho già fatto, si possono anche scrivere 10 righe di libri che abbiamo letto e amato. Nel mio caso ho inserito il finale di Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, ma appena possibile scriverò altre 10 righe di altre letture che mi hanno tenuto ottima compagnia. Sono poi tante altre le iniziative che propone il sito e che scoprirete da soli.
Buona lettura!
Giovanni Fonghini

mercoledì 13 ottobre 2010

Quel desiderio grande di sentirsi Nazione

E' così da sempre, dai tempi delle scuole elementari: Nazione io la scrivo con l'iniziale maiuscola.
E' una parola che amo tanto quanto al contrario destesto l'abusato "paese". Il termine Nazione rappresenta per me un valore fondamentale e insostituibile, prepolitico se si vuole.

sabato 2 ottobre 2010

Il Politically Correct non vale per i soldati della RSI?

L'annuncio dell'uscita del nuovo libro di Giampaolo Pansa "I vinti non dimenticano" ha risuscitato l'interesse sui temi della guerra civile e sulle vendette partigiane dopo la fine della stessa con moltissimi omicidi e vendette a scapito di soldati, uomini e donne, della RSI e dei loro familiari. Parlando dello stesso libro il blog La nostra storia ci dà la notizia di un fratello di Prodi soldato repubblichino.

mercoledì 22 settembre 2010

L'influenza, gli affari d'oro e l'allarmismo dei media

Ricordate la vicenda dello scorso inverno con il diluvio di vaccini preparati per fronteggiare l'influenza da virus AH1N1? Milioni di dosi acquistati dallo stato per milioni di euro con un contratto a trattativa privata, e un'indagine aperta dalla Corte dei  Conti. Nel web se ne era parlato molto e anche io come altri ne avevo scritto .

lunedì 13 settembre 2010

La Storia e i romanzi storici

Erano interessanti o noiosi i vostri libri di storia quando eravate studenti? I miei al liceo, nonostante che la storia mi piacesse molto, non li ricordo con particolare entusiasmo. Li studiavo, certo, anche per fare una buona interrogazione. Alzi la mano chi di voi non l'abbia fatto una o più volte. Però in generale quei testi non brillavano per l'interesse suscitato. Alcuni professori poi concepivano l'interrogazione di storia come una sequela di date da ripetere come pappagalli ammaestrati - uno dei motivi per cui molti odiano la storia come materia scolastica - ; quelli più illuminati invece, pochi per la verità, stimolavano gli studenti a cercare agganci con le altre materie, che bene si inserissero nel contesto storico volta per volta esaminato.

domenica 5 settembre 2010

Nel web evitiamo il Far West

Io appartengo alla generazione "cartacaea": non avevo in casa il computer, le ricerche scolastiche le facevo in biblioteca sfogliando enciclopedie e prendendo appunti con la penna ed i libri ancora oggi amo leggerli sulla carta, pagina dopo pagina, non su un tablet ultratecnologico. Seppure l'idea mi affascini, magari un giorno finirò per acquistarlo.

domenica 29 agosto 2010

Il congedo parentale di David Cameron, un esempio da seguire

Io, se mai avrò la gioia di diventare padre, seguirò l'esempio del premier inglese David Cameron, che ha preso il congedo parentale per stare vicino alla sua piccola nata ed aiutare la moglie.
Da noi troppi leader non fanno altro che parlare - spesso a sproposito - , questo invece è un gesto concreto, indice di un comportamento positivo.
Un fatto di tale natura vale più di milioni di chiacchiere sulle tiritere delle politiche a sostegno della famiglia. Rispetto ad alcune sue colleghe ministre, che, quasi sentissero la maternità come un intralcio alla loro carriera pubblica, si sono affrettate a tornare ai loro incarichi, l'uomo Cameron , che ha sulle spalle la responsabilità di un importante paese, non trova affatto sconveniente dichiarare alla stampa che per un pò si dedicherà alla famiglia per seguire da vicino i primi giorni di vita della sua bambina. In questo modo dà quasi un nuovo significato al modo di vivere la paternità ai giorni nostri.
Io non ci vedo nulla di male, anzi ammiro il suo comportamento e ai miei occhi questo non lo rende un cattivo politico, piuttosto ne rafforza l'immagine positiva. Uno dei potenti della terra, credo possiamo ancora considerare tale il premier di Downing Street, vive una vita normale, come qualunque altro cittadino.
D'altra parte i ruoli che un tempo dettavano la gestione della vita familiare sono mutati totalmente ed è sicuramente meglio gestire i cambiamenti con le azioni piuttosto che esserne sopraffatti con uno spirito passivo e volto al refrain "un tempo queste cose non succedevano".
Bravo Cameron, per me che la politica non è se non è sociale, il tuo gesto familiare, e perciò stesso sociale, mi piace moltissimo, lo ripeto. Mi auguro che da questo potrà seguirne una tua buona politica di sostegno alle famiglie, che devono rimanere uno dei fondamenti di una società veramente civile. E che lo stesso accada anche da noi in Italia, dove pure la Famiglia è malconcia.
Si potrà così invertire la rotta rispetto ad una visione della vita egoistica, non solidale, volta soltanto al successo materiale, costi quel che costi.
Giovanni Fonghini

domenica 22 agosto 2010

Viterbo, 3 settembre ore 21: quell'emozione unica del Trasporto della Macchina di S. Rosa

Oggi da Viterbese doc voglio promuovere l'evento principale della mia città: evento plurisecolare che si tiene, da oltre 7 secoli, la sera del 3 settembre, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa.
E' una emozione grandissima, che difficilmente si può descrivere con le parole, ma voglio provarci, anche per ricordare a me stesso quella felice parentesi professionale della mia vita, quando mi occupavo di comunicazione del territorio insieme ad un fraterno amico scomparso, Carlo Maria Cardoni.
Insieme nella seconda metà degli anni '90 ci occupammo per conto dell'amministrazione comunale della promozione istituzionale nei confronti dei media e di altri pubblici del suddetto Trasporto della Macchina di Santa Rosa.
Il grande giornalista Orio Vergani, dopo avervi assistito, coniò il termine "il Campanile che cammina".

domenica 15 agosto 2010

E' giusto spendere 28 milioni di euro per un calciatore?

Ditemi pure che sono all'antica, ma notizie come quella sull'ingaggio di Mario Balotelli da parte del Manchester City per 3,5 milioni di euro l'anno con un contratto quinquennale di 28 milioni mi fanno veramente indignare.
Si continua a parlare di crisi, tanti lavoratori di fronte alla perdita del loro lavoro si sono tolti la vita, moltissimi giovani attendono un impiego dignitoso per anni e il mondo dorato del calcio cosa fa? Tira un pochino la sua cinghia dorata? Nemmeno per sogno, anzi. Insiste a spendere cifre stratosferiche, che offendono la giustizia sociale e i miseri compensi di molti lavoratori. Per non parlare di chi, disoccupato, il compenso non lo vede proprio.

venerdì 6 agosto 2010

Siamo vincoli o sparpagliati?

Così diceva negli anni '60 Pappagone, fortunato personaggio televisivo interpretato da Peppino De Filippo e stava a significare "Siamo uniti o divisi?", una frase che molto si addice agli ex missini, dei quali l'attuale situazione è evidenziata dall'articolo di Paolo Ruotolo. Articolo che, a malincuore, mi vedo costretto a condividere.
"Il correntismo ideale del Movimento Sociale Italiano si è rapidamente trasformato in un correntismo di potere e di gestione, di incarichi e prebende." così scrive: si può oggettivamente dargli torto?

mercoledì 28 luglio 2010

Una vecchia questione...morale

Dunque si ritorna a discutere di questione morale, di onestà, di rispetto delle leggi.
Il quadro della nostra Italia è penoso, desolante: i media ci parlano di tempeste mediatiche, rese dei conti, probiviri, espulsioni, guerre tra bande, conventicole criminali-affaristiche di ogni specie.
Alle figure politiche del passato di adamantina onestà come ad esempio Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer, Giorgio La Pira, troviamo narrate le vicende di personaggi, le cui dichiarazioni, frequentazioni e spesso le colossali fortune economiche personali, ci fanno quantomeno sorgere dubbi e perplessità.
All'inizio di Tangentopoli io fui tra i più entusiasti dell'opera di quei magistrati, salvo poi successivamente dovermi ricredere clamorosamente. Il sogno politico e civile di vedere defunta la Prima Repubblica con tutto il suo carico di ruberie, ingiustizie, malcostume e malaffare svanì: la prima repubblica non era morta, si era solo fatta qualche ritocco e un pò di maquillage.

lunedì 19 luglio 2010

In ricordo di Paolo

Domenica 19 luglio 1992: a casa infastidito dal caldo facevo zapping tra un canale tv e l'altro, quando l'edizione straordinaria di non ricordo quale tg dette la notizia di uno spaventoso attentato in una via di Palermo, via D'Amelio. In quell'attentato perdevano la vita il giudice Paolo Borsellino e i componenti della sua scorta, tra i quali c'era una giovane agente di polizia, Emanuela Loi.
Piansi, piansi molto quel giorno maledetto, di dolore e di rabbia contro uno stato inerte di fronte allo strapotere della mafia.
Conoscevo bene, stimavo e ammiravo molto l'opera straordinaria e instancabile di Paolo Borsellino, che con Giovanni Falcone - ucciso a Capaci con la moglie e la sua scorta meno di 2 mesi prima - aveva istruito il famoso maxiprocesso, che portò alle condanne definitive di numerosi esponenti di Cosa Nostra.

venerdì 9 luglio 2010

Al ministero della Brambilla sono a corto di idee...e di fondi

Ieri l'altro molti tg ci hanno presentato il nuovo spot del ministero del turismo per promuovere le bellezze della nostra Italia da noi e all'estero, attraverso Rai International (così leggo dal Corriere della Sera di giovedì 8 luglio). Senonchè la voce fuori campo mi suonava familiare senza essere quella di un attore, uno sportivo o un altro testimonial scelto per l'occasione.
Entusiasta al settimo cielo il ministro Michela Vittoria Brambilla ci spiega che la voce è addirittura quello di Silvio Berlusconi in persona, il quale "non ha voluto alcun compenso" (la fonte è sempre il Corrierone).
Cesarismo, emulazione del Re Sole, protagonismo smodato o che altro? Quale nome vogliamo dare a questo comportamento del presidente del consiglio?

venerdì 2 luglio 2010

Che bello quel cinema dell'Italia povera del dopoguerra

Stamani in tv ho visto un vecchio film italiano del 1948 per la regia di Mario Camerini interpretato da Anna Magnani e Massimo Girotti "Molti sogni per le strade".
Un film definito drammatico che in alcuni momenti mi ha fatto commuovere.
L'Italia descritta è quella del dopoguerra: il protagonista, Girotti, è alle prese con la ricerca di un lavoro e non ha di che sfamare se stesso e la sua famiglia, con la moglie, Anna Magnani e un piccolo figlio di pochi anni dai capelli chiari. Malsuggerito da un altro poveraccio, dopo aver ricevuto l'ennesimo rifiuto alla sua richiesta disperata di un posto di lavoro, tenta maldestramente un colpo e sottrae dal garage del suo più caro amico - compagno d'armi in Africa dove ha perso l'uso di una gamba - la lussuosa auto di un industrialotto, con l'intento di rivenderla e sistemare così i guai economici della propria famiglia.

giovedì 1 luglio 2010

Luglio 1960: cade il governo Tambroni (ma il congresso del MSI è solo un utile pretesto)

Torniamo indietro di cinquant'anni, al 1960: sul soglio di Pietro c'è il Papa Buono Giovanni XXIII, nei bar fa la sua apparizione un gelato nuovo il Cornetto, Fred Buscaglione impazza alla radio con la canzone di Leo Chiosso Eri Piccola così, Totò ci fa divertire con numerosi film - tra cui Chi si ferma è perduto - , la futura moglie del Molleggiato Claudia Mori è tra le protagoniste del film Cerasella di Raffaello Matarazzo, Albertone e la regia di Luigi Zampa ci regalano Il Vigile - girato perlopiù a Viterbo e nelle sue vicinanze, mia madre mi porta in carrozzina a vedere le riprese - , il MSI è guidato da Arturo Michelini, l'uomo che vuole legittimare il partito dei postfascisti nei confronti della DC, così da farlo entrare nella stanza dei bottoni.
Nel mese di maggio il MSI convoca per luglio, dal 2 al 4, il suo sesto congresso nazionale a Genova, città decorata con la medaglia d'oro della Resistenza. Il 29 aprile, dopo le dimissioni di tre suoi ministri, Fernando Tambroni uomo della sinistra DC, amico del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e vicino alle tesi fanfaniane, al Senato ottiene la fiducia per il suo governo, grazie ai preziosi voti del MSI. "Tambroni prende coraggio e il suo governo si spinge al di là dell'ordinaria amministrazione. Riduce il prezzo delle carni, della benzina, dello zucchero e di altri generi di prima necessità. Inoltre sostiene le rivendicazioni salariali di numerose categorie sociali, promette incentivi e finanziamenti alle industrie, progetta investimenti nel Meridione." (dal libro Storia della Destra di Adalberto Baldoni). Per le misure prese il governo Tambroni si presenta come autenticamente popolare. Certo...per le sinistre e larga parte della DC c'è quella macchia, quel peccato originale dei voti fascisti del MSI. Insomma la cosa non depone a favore. Infatti dopo un primo silenzio le sinistre iniziano a lavorare per impedire lo svolgimento di quel congresso e attraverso di esso porre fine all'esperimento Tambroni, costretto per la legge dei numeri ad  accettare i voti degli eredi del fascismo. Diversi sono gli scontri con la polizia nel mese di giugno, si convoca per il 2 luglio - data di inizio del congresso missino - un comizio con la presenza di Ferruccio Parri, presidente del consiglio dei ministri subito dopo la Liberazione. Il 30 giugno viene indetto dalla Camera del Lavoro di Genova uno sciopero generale e violentissimi sono gli scontri con la polizia, soprattutto in piazza De Ferrari, al termine dei quali si conteranno novanta poliziotti feriti, contusi centoventotto - ufficiali, sottufficiali e guardie di PS - , diciotto automezzi della Celere distrutti o danneggiati, feriti lievi due ufficiali e tre militari dei CC, nove dimostranti costretti al ricovero in ospedale (dal Libro DUE VOLTE GENOVA di Adalberto Baldoni). La miccia innescata per impedire il congresso missino ha preso fuoco oramai. Subdolamente qualche giorno prima è stata fatta circolare una notizia falsa: il congresso sarà presieduto da Carlo Emanuele Basile, prefetto di Genova durante la RSI. Il 1 luglio, dopo i disordini di piazza De Ferrari, viene fatta muovere alla volta di Genova la colonna militare Albenga. Le autorità genovesi cercano di convincere i vertici missini a trasferire il congresso lì vicino, a Nervi, secco è il no di Michelini. Il 2 luglio l'esecutivo missino dirama un comunicato di denuncia e si decide di tornare a Roma. A questo punto non resta che una conseguenza, ovvia: ritirare la fiducia al governo Tambroni. E' fatta: la strada al disegno di Moro e Fanfani verso il centrosinistra si è liberata da quell'ingombrante ostacolo. Il 19 luglio Tambroni si dimette. Diversi fattori determinarono perciò queste dimissioni, ma c'è dell'altro. Il povero Tambroni, un galantuomo attorniato da colleghi di partito calcolatori e scaltri, non sospettava minimamente di essere tenuto sotto controllo dal Sifar e verosimilmente scontò anche gli oscuri disegni dei servizi segreti italiani e americani (pagg. 87 e 88 del libro citato Storia della Destra).
Torniamo così una volta ancora pure per questa vicenda alla questione tanto dibattuta, e mai del tutto risolta, dell'Italia repubblica a "sovranità limitata".
Viterbo, 1 Luglio 2010
Giovanni Fonghini

sabato 26 giugno 2010

Da vecchio missino di sinistra a nuovo libertario?

La lettura dell'articolo di Luciano Lanna sulla destra radicale mi ha "destabilizzato" in quanto alla mia definizione all'interno di una precisa area politica.
Il mio carattere, non consono ai tempi dell'oggi, mi ha sempre portato a privilegiare e a dare grande importanza all'essere più che all'avere, al donare più che al ricevere, al Sentimento più che alla Convenienza.
Mary, moglie di un caro amico che non c'è più, in giorno in un ospedale romano, mentre ero in visita al di lei marito, prossimo a morire, mi disse: "Tu sei ancora un idealista". Lei forse non lo intuì, affranta come era dal suo dolore, ma mi fece un complimento enorme.
Che volete farci? Sono fatto cosi - un fesso direbbero in tanti - e una vita quasi tutta in salita non mi ha cambiato molto sotto questo aspetto.
La politica ad esempio: la frequento da quando ero bambino nelle sedi del MSI, tenendo la mano di mio padre, poi ancora adolescente l'ho presa in moglie. Una moglie infedele, spesso una squallida prostituta, che mi ha tradito, fatto patire e piangere, per lei ho sopportato ingiustizie e privazioni pesanti, eppure non ho mai smesso di amarla. Un pò, se volete, come Catullo nei confronti della sua Lesbia.
Tutto questo per introdurre il tema dell'argomento: dobbiamo veramente dire addio alla destra radicale a favore del nuovo che avanza?
Le etichette in genere non dicono molto, esemplificano eccessivamente e non tengono conto delle sfumature che connotano la Politica e le collocazioni, all'interno delle quali ci poniamo (spesso veramente sono gli altri a volerci collocare e definire, non sempre nella maniera più adeguata).
A me "destra radicale" non sembra una terminologia così scaduta e datata: può anzi identificare un modo di fare politica vissuta e intesa quasi come missione. L'amore per il sociale, la comunità, la solidarietà, uno spirito talvolta anche guascone, ma estremamente generoso e lontanissimo da certi moderatismi, dietro ai quali troppo spesso c'erano soltanto interessi di bottega, di piccolo e grande cabotaggio o per dirla diversamente "l'assalto alla diligenza rappresentata dalla Res Publica".
Poi d'accordo: ognuno nella propria casa faccia Mea Culpa.
La destra, anche quella radicale, non è stata immune da giochetti, intrighi, personalismi, avventatezza, pagate perlopiù da militanti generosi fino all'inverosimile.
Anni fa in suo saggio Marcello Veneziani tracciava le differenze tra destra e sinistra: la destra, diceva, ama l'et et , la sinistra è al contrario orientata all'aut aut.
Io preferisco di gran lunga l'et et al secco, esclusivo, ultimativo e illiberale aut aut.
E se vogliamo ritornare alla storia patria, già il fascismo cercò di fare proprio questo, nel superamento della dicotomia di destra e sinistra. Lo fece avendo come riferimento valori di destra - la nazione, l'amore per l'Italia principalmente - coniugati e non contrapposti ad una politica sociale di sinistra.
In conclusione tornando al dibattito attuale, temo che anch'io adeguarmi al linguaggio presente, così che il vecchio irriducibile missino di sinistra debba cedere, non senza rimpianti, il passo ad un nuovo libertario.
Viterbo, 26 Giugno '10
Giovanni Fonghini

domenica 20 giugno 2010

L'emozionante mistero dei sentimenti

Quando ero ragazzo mio cognato Francesco mi regalò un libro "Per le antiche scale" di Mario Tobino, psichiatra e romanziere. Le vicende del libro infatti narranno le storie dei malati di un manicomio: lo divorai - si era in estate durante le vacanze scolastiche e gli impegni di scuola non interferivano con la mia grande passione, la lettura - e ne rimasi particolarmente colpito.
Così colpito che pochi mesi fa nella mia biblioteca personale di Google libri mi divertii a recensirlo insieme a pochi altri titoli. Sapete, è divertente ogni tanto lo scambio dei ruoli e trasformarsi da lettore in recensore.
Ebbene pochi giorni fa ho iniziato la lettura di un altro romanzo di Mario Tobino "Le libere donne di Magliano", precedente all'altro libro citato e considerato da molti uno dei maggiori capolavori della letteratura italiana del '900. Anch'esso tratta le storie di un manicomio situato nelle campagne lucchesi.
A pagina 92 sono rimasto "folgorato" da un capoverso che parla di sentimenti e che riporto per intero, tanta e tale è la sua profonda bellezza:
"Non si vuol considerare che i sentimenti sono il più grande ed emozionante mistero, quelli che ci uniscono per un golfo sotterraneo con qualcosa di divino, con un Dio che non abbiamo mai visto ma sappiamo esistere e ci fa paura.".
Io non voglio e non sono in grado di aggiungere altro; penso solo che chi ha intelligenza emotiva può trarre da queste parole motivo di riflessione grande. Leggetelo!
Viterbo, 20 Giugno '10
Giovanni Fonghini

sabato 12 giugno 2010

Il mondiale del Sudafrica aiuterà l'Africa (a salvare i suoi bambini da una vita "nonvita")?

E' questa la domanda, drammatica, che da "ateo" del calcio mi pongo.
Qui non parlerò di pronostici, di classifiche, di nazionali blasonate o meno, di premi-partita destinati a questa o quella causa benefica: no, io non amo il calcio, non l'ho mai saputo giocare e per me è sempre stato di una noia mortale.
Gli strani giochi della sorte mi hanno però fatto frequentare, tra gli amici più cari, dirigenti e giornalisti sportivi; inoltre nella seconda metà degli anni '80, durante una magica stagione professionale della mia precedente vita di comunicatore, ho fatto parte dello staff organizzativo del Torneo Giovanile calcistico "Grossi-Morera".
Ma torniamo alla domanda di prima, una domanda che esige risposte concrete e in tempi accettabili:
i soldi, tantissimi, spesi per organizzare i mondiali di calcio del Sudafrica potranno contribuire in qualche modo a strappare i troppi bambini africani dalla fame - circa 26000 ne muoiono ogni giorno a causa di questa - , dalla povertà, dall'ignoranza e dalle violenze di troppe guerre?
Quegli occhi scuri e quelle pancine gonfie per la denutrizione questo chiedono a tutti gli uomini di buona volonta, sia africani che di altri continenti.
Il calcio, nelle società odierne, ha perso il suo originario connotato di semplice gioco; il business più bieco lo ha bruttamente trasformato in un enorme Moloch, che invade e pervade praticamente ogni sfera delle umane cose. Ha il dovere etico perciò di restituire qualcosa ai meno fortunati ed in particolare ai bambini africani, che hanno gli stessi identici diritti dei nostri, che si fanno comprare l'ovetto di cioccolata dalle loro "sciocche" mamme, solo per prendere la sorpresina e subito dopo l'ovetto non sarà mangiato, ma spesso gettato via, talvolta per strada.
Io appartengo alla generazione dei bambini poveri degli anni '60 e quando non mangiavo o peggio ancora sprecavo qualcosa, i miei mi rimproveravano: " non lo sprecare, altrimenti Gesù Bambino piange".
Forse il Santo Bambino non piangeva, però quell'insegnamento saggio e solidale non mi ha abbandonato mai.
E'inutile, quasi squallido, parlare di civiltà  del 21° secolo, quando ogni giorno muore per fame un'enormità di bambini, che riempirebbero troppi cimiteri.
Signori della FIFA, allenatori, calciatori, dirigenti, appassionati, tifosi e semplici cultori del pianeta calcio, fatemi ricredere, almeno per una volta, sul vostro amato gioco...
Sarebbe bello se il continente africano traesse qualche risultato concreto nella lotta alla fame dal primo mondiale di calcio qui disputato. E passerebbe alla storia non solo dello sport, ma delle cose migliori dell'Uomo
Viterbo, 12 Giugno '10
Giovanni Fonghini

martedì 8 giugno 2010

Ugo Spirito e la mia maturità dell'estate 1978

La lettura di un recente post del blog di Roberto Alfatti Appetiti Ugo Spirito capì il '68 quarant'anni prima ha riaperto, come dice il bravo e simpatico Gerry Scotti, un cassettino della memoria - in qualche caso per me sono, più che cassettini, ingombranti bauli - .
Era caldo 32 anni fa, nel 1978, anno della mia fatidica maturità classica.
E proprio preparandomi agli esami, avvenne il mio incontro con il grande filosofo Ugo Spirito, già allievo di Giovanni Gentile su posizioni definite, credo da altri studiosi, di "gentiliano di sinistra".
Quello che determinò l'incontro fu il libro, ricco di suggestioni sociali, politiche e culturali, CRITICA DELLA DEMOCRAZIA.
Uno dei tantissimi volumi presi in prestito dalle biblioteche della mia città di Viterbo, la Comunale degli Ardenti e la Provinciale Anselmi.
Tanti furono i pomeriggi lì trascorsi da studente, che quando anni dopo fui assunto per brevi contratti a tempo determinato come distributore, in pratica colui che in sala di lettura porta i libri che gli avete richiesto, gli impiegati e neocolleghi avevano ancora memoria di me, ma questo è un altro discorso...non divaghiamo sulle memorie personali.
Posso, anzi voglio affermare, con piena convinzione che Critica della Democrazia di Ugo Spirito è uno dei libri più belli ed interessanti di tutte le letture della mia vita.
Ne consiglio la lettura o la rilettura a chiunque: ai tanti che come me spesso si sono interrogati sui concetti di democrazia, di maggioranza e sugli esiti, talvolta veramente illiberali e liberticidi, dell'una e dell'altra, questo libro fornisce le motivazioni e gli strumenti per affrontare il tema in maniera documentata.
Quello che lui scriveva, portando avanti la sua critica al vecchio mondo ottocentesco, diviso tra i modelli - anche per me ugualmente fallimentari del liberalismo capitalista e del collettivismo marxista - può benissimo applicarsi al primo decennio del 21° secolo, dominato dal turbocapitalismo, ormai perseguito anche dalla Cina, ostinata a definirsi ancora comunista.
Troppe volte mi sono trovato a pensare che il numero, inteso come maggioranza, che decide questo o quello a suo piacimento, non sempre porta con sè il fare ciò che è giusto: il più delle volte decide su quello che è più opportuno. E la differenza non è sottile, ma fondamentale.
Quante volte ho sognato, forse da folle, il ritorno ad un modello di democrazia diretta come nell'antica Atene.
E quante volte quel segno tracciato su un simbolo in occasione di consultazioni elettorali - che icasticamente Mussolini definiva "ludi cartacei" - ha perso poi il suo senso e significato di rappresentanza popolare.
Quante le occasioni in cui i rappresentanti del popolo, democraticamente e liberamente eletti, decidono iniziative e misure, avvertite come punitive dal cittadino comune, senza minimamente intaccare i troppi privilegi della casta politica, dei furbi, dei vip e dei potentati di ogni risma e genere?
Queste sono alcune delle domande che mi ponevo oltre 30 anni nella corrotta e ingiusta Italia democristiana e che ancora oggi, nell'Italia dei gossip, delle veline, della tv spazzatura e dei ministri "pentiti" del loro passato missino - che invece rivendico e ricordo con affetto - ancora non hanno trovato risposta.
Certo i libri o un solo libro non fanno miracoli, però magari cominciando con spirito libero a mettere in discussione qualche tabù, si potrà finalmente arrivare un giorno ad una democrazia veramente partecipativa e non meramente rappresentativa.
Viterbo, 8 Giugno '10
Giovanni Fonghini

martedì 1 giugno 2010

Regaliamo una bussola grande ai nostri uomini politici

Sì, amici cari del web, penso che noi gente comune - impiegati, giovani disoccupati, agricoltori, operai, piccoli imprenditori, famiglie monoreddito, pensionati, artigiani, etc., etc., - proprio questo dobbiamo fare, regalare una enorme ed efficiente bussola ai nostri governanti e alla stragrande maggioranza dei nostri uomini politici, della maggioranza e della opposizione.
Le notizie che ogni giorno leggo ed ascolto mi portano ad una sola categorica conclusione: "Questi hanno proprio perso la bussola!" (i nostri giovani, più sarcasticamente, direbbero invece loro: "Fumano roba cattiva...").
Da ragazzo, quando frequentavo il FdG e il MSI, sui nostri giornali si leggeva spesso: "Il paese legale è distante dal paese reale...". Magari cosi fosse, sarebbe il male minore!
Questi signori, baciati dalla dea fortuna per i loro lauti emolumenti pubblici, non sono distanti da noi gente comune dei 1000 o 1200 euro al mese, abitano proprio altrove.
Qualche spunto di riflessione:
1) il DL della manovra finanziaria correttiva per il 2010 blocca per 3 anni, dal 2010 al 2012, gli scatti di anzianità degli stipendi pubblici, accomunando con una fantasia inverosimile i generosi stipendi dei magistrati a quellli degli altri dipendenti pubblici.
La distanza economica tra le due categorie però è abissale.
Molti di noi, dopo anni di carriera, ogni tot anni di anzianità ci troviamo in busta paga, quando c'è uno scatto di anzianità, pochissime risibili decine di euro in più, ma, credetemi, gli stipendi dei magistrati viaggiano su altri ed alti livelli;
2) il ddl sulle intercettazioni prevede in un suo punto "quando l'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l'informazione è inviata all'autorità ecclesiastica..." da Il Blog di Roberta Lerici da Rignano Flaminio .
Siamo impazziti o che altro? E' tornato il Papa Re e non ci hanno detto niente?
Fino a prova contraria siamo in uno stato laico e gli uomini di chiesa, come chiunque altro, sono cittadini dello stato italiano e soltanto a questo debbono rispondere in caso di reato, accertato o presunto;
3) troppe sono le multe che i vigili di Alemanno fanno ai nostri parlamentari: questo si leggeva nella pagina romana del Corriere della Sera di qualche settimana fa.
Un parlamentare infatti si lamentava del malevole comportamento dei "pizzardoni" romani, che non chiudono un occhio sulle loro auto poste fuori dei luoghi consentiti, ignorando che loro tutti insieme, per 2 o 3 giorni alla settimana, lavorano per noi, per il nostro bene comune.
Chissà se lo stesso occhio di riguardo lo possono chiedere i miei amici pendolari, che ogni giorno a loro spese si spostano con la loro auto, qualora gli venga in mente, magari per essere puntuali con la timbratura del badge, di parcheggiare il loro mezzo di trasporto fuori dalle strisce regolamentari?
Sarebbe, paradossalmente, una prova di vera democrazia;
4) la mia cara Renata Polverini con la sanità laziale ha iniziato malissimo: il decreto 48 sulla rete ospedaliera prevede la chiusura dei posti letto degli ospedali di Ronciglione e Montefiascone e addirittura l'accorpamento della ASL di Viterbo con quella di Rieti e con una parte di quella della provincia romana.
Il mio appoggio motivatissimo dato alla Polverini per il lavoro splendido fatto nel sindacato dell'UGL sta subendo, spero però di ricredermi, un contaccolpo fortissimo.
Per anni insieme a tanti altri ho lamentato la visione "romanocentrica" dell'ente Regione e tu cosa fai per razionalizzare le voci di costo che gravano sul malridotto bilancio regionale?
Mi proponi, non solo, una diminuzione sostanziosa dei posti letto, ma anche vuoi accorpare i servizi della Asl Viterbese con quelli di Rieti, che geograficamente e territorialmente è una realta distante e diversa e con quelli di Roma, che è bene rimangano separati.
Quanti come me per motivi di salute sono costretti a frequentare gli uffici della ASL cosa dovrebbero fare, recarsi a Rieti o in provincia di Roma?
E' questa la la tua considerazione della mia provincia, quella di Viterbo, che vuole i suoi servizi efficienti sul suo territorio e non altrove (giustamente gelosa della sua autonomia)?
Insomma amici cari, ho voluto fornirvi solo qualche umile spunto di riflessione per dimostrarvi che i nostri politici sono dei marziani e non riescono efficacemente a dialogare con noi terrestri comuni, che non abbiamo yacht da farci sequestrare e amici misteriosi, che a nostra insaputa ci paghino le rate mensili dei nostri faticosi mutui.
Viterbo, 1 giugno '10
Giovanni Fonghini

P.S. permettemi un ricordo personale in memoria di un amico scomparso 2 anni fa circa a soli 52 anni,Carlo Maria Cardoni.
A lui debbo molto sul piano umano, prima che professionale e oltre 20 anni di sodalizio nell'ambito della Comunicazione e delle PR sono lì a dimostrarlo.
Carlo eri per me un fratello, mi manchi sempre e in fondo anche questo mio blog non sarebbe nato senza la frequentazione di Te e i Tuoi preziosi insegnamenti. Ciao, un abbraccio.

venerdì 21 maggio 2010

La Damnatio Memoriae nei confronti di Almerigo Grilz

La recente uccisione in questi giorni del reporter di guerra Fabio Polenghi mi ha riportato il ricordo lontano della morte di Almerigo Grilz.
Un nome verso il quale la maggior parte dei media ha attuato una sorta di Damnatio Memoriae.
Almerigo Grilz, giornalista freelance inviato di guerra, muore colpito a morte da una pallottola a circa 34 anni di età il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre con la sua cinepresa riprende una battaglia fra i miliziani del Renamo e i loro avversari del governo in carica.
Ampi ricordi e citazioni di Almerigo Grilz li troviamo nel recente libro dell'inverno scorso di Adalberto Baldoni "Storia della Destra".
Prima di abbracciare a tempo pieno la professione giornalistica di inviato di guerra, una delle grandi passioni di Almerigo è la politica, nella quale si cimenta con ottimi risultati.
Dirigente del FdG, consigliere comunale nella sua Trieste nel gruppo consiliare del MSI-Destra Nazionale, fino ad arrivare alla carica di vicesegretario nazionale del FdG, insieme al segretario di allora Gianfranco Fini.
Insomma un politico a tutti gli effetti.
Ma nella professione giornalistica non è da meno: collabora da indipendente con tv e netwok internazionali.
Fonda poi, insieme a Fausto Biloslavo, ancora oggi collaboratore di Panorama e altre importanti testate, e a Gian Micalessin, l'agenzia Albatross Press Agency, che produrrà servizi di guerra da ogni più sperduto angolo della terra.
Ma puntualmente ogni volta che i tg e gli altri media ricordano i numerosi giornalisti italiani caduti in guerre e battaglie successive alla 2a guerra mondiale sul nome di Almerigo cade una spessa cortina nebbiosa.
Mi piace citare tra le poche testimonianze dei suoi colleghi che lo onorarono - la fonte in questo caso è Wikipedia - Toni Capuozzo che gli dedicò una intera puntate del settimanale televisivo di Canale 5 Terra!
Signori Giornalisti posso permettermi un umile suggerimento?
E' molto bello e confortante quando intervenite in difesa della libertà di stampa e ancor più, aggiungo io, della libertà di opinione, però, ricordando i vostri colleghi caduti nell'esercizio della loro professione, lasciate da parte gli "esami del sangue" sul loro passato politico.
Non è questo che dimostra la bravura e la capacità di un giornalista.
Viterbo, 21 Maggio '10
Giovanni Fonghini

giovedì 13 maggio 2010

Giochi di blogger su Facebook

Cari amici della blogosfera per una volta tanto smorziamo i toni delle tante polemiche che animano il web e giochiamo un pò.
D'altra parte anche il gioco serve per rilassarsi e ricaricare le energie per spararare nuove bordate verso che le cose che non ci piacciono (per me veramente troppe, in Italia, in Europa e nel mondo intero).
Un gruppo, al quale sono iscritto nei principali social network, Blogger Italiani sta promuovendo un gioco, io lo chiamo così, per cui attraverso una applicazione video si invia un vero e proprio film personalizzato con diversi temi da scegliere ad un amico, una persona cara o nella peggiore delle ipotesi anche ad un nemico.
Io l'ho già provato e i risultati sono divertentissimi.
Provatelo anche voi e farete un regalo creativo ai vostri amici o nemici, nel caso in cui vogliate vendicarvi o prendervi gioco di questi ultimi.
Questo è il link , così per un giorno nella nostra vita ci saremo anche divertiti a fare il regista o director per dirla alla maniera inglese.
Viterbo, 13 Maggio '10
Giovanni Fonghini

lunedì 3 maggio 2010

Pensieri sparsi politicamente scorretti

PENSIERO N.1
SE CAMILLERI MI FA MORIRE BERTO RICCI A MOSCA...
Ieri sera la puntata domenicale di CHE TEMPO CHE FA del Fabiofazio nazionale, profeta televisivo del "politically correct" nostrano, era dedicata ad Andrea Camilleri.
Premetto, per onestà intellettuale, che adoro i romanzi di Camilleri, sia quelli con Montalbano che gli altri storici e non, compresi quelli di atmosfera magica e misteriosa come MARUZZA MUSUMECI e IL CASELLANTE.
L'intervista a conti fatti è stata anche un grande promo per la Sellerio Editore, ma non di questo voglio  parlare.
Come saprete Camilleri è un grande affabulatore, un narratore di storie talvolta inverosimili, che lui prende dalla vita reale soprattutto delle sue campagne di Sicilia di altri tempi.
Quindi puntata godibilissima, penserete voi.
Ad un certo punto però il Fabiofazio nazionale , vista l'età del Camilleri nato nel Ventennio, fa la domanda che tutti i professorini di sinistra si aspettano, ovvero il giudizio del nostro amato scrittore sul fascismo.
Camilleri in sintesi parla di quegli anni in maniera impietosa, affermando più o meno - non riporto le sue testuali parole, cerco di coglierne il succo - che in quel regime la dimensione tragica si univa spesso a quella farsesca.
Ricorda le sue letture giovanili delle riviste dei GUF e tra i nomi citati vien fuori quello di Berto Ricci, uno dei principali esponenti del "fascismo di sinistra", da molti considerato così di sinistra da essere paragonato al comunismo.
Camilleri infatti parla dei giovani fascisti inquadrati nei GUF - per chi non lo sapesse Gruppi Universitari Fascisti - , della rivista Architrave, di Berto Ricci e delle loro idee.
Poi a proposito del Ricci dice che va a farsi sparare in Russia.
Trasecolo: è lo stesso Ricci che conosco io?
Quel Ricci il cui pensiero fu largamente accolto da tanti giovani della RSI, nel dopoguerra da Ernesto Massi leader della sinistra missina e in tempi più recenti da Beppe Niccolai e dalla fondazione che porta il suo nome?
A me risulta che Berto Ricci partì volontario per la guerra d'Africa e lì morì il 2 febbraio 1941 a Bir Gandula nella Cirenaica.
Caro Andrea Camilleri io ti voglio molto bene, i tuoi romanzi mi hanno spesso fatto compagnia - in questi giorni sto terminando LA RIZZAGLIATA - ; inoltre sei il papà televisivo del Maigret magistralmente interpretato da Gino Cervi. 
La domenica sera con mio padre se lo "scialavamo", per dirla alla tua maniera e ricordo ancora commosso una sigla di chiusura dell'indimenticabile Luigi Tenco.
Però lascia la storia agli storici di professione: riguardo il fascismo di sinistra molto meglio ad esempio la lettura di Paolo Buchignani ed i suoi LA RIVOLUZIONE IN CAMICIA NERA e FASCISTI ROSSI.
Non farti più irretire, quando tornerai a Che Tempo Che Fa, dal Fabiofazio nazionale.
Narraci ancora le tue storie sensazionali, parlaci di Montalbano e Zingaretti: va benissimo così.
Ma la Storia lasciala quelli che vi si dedicano da una vita, ore e ore passate sulle "sudate carte".
PENSIERO N. 2
QUELLO SCHIAFFO DATO A PASOLINI AL CAFFE' SCHENARDI
Pasolini amava molto le mie parti della Tuscia: in uno dei miei post più recenti c'è un video di un episodio di UCCELLACCI E UCCELLINI con Totò e Ninetto Davoli girato nei pressi della bellissima basilica romanica di S. Pietro in Tuscania.
Negli ultimi anni della sua vita a Chia, frazione di Soriano nel Cimino, Pasolini acquistò un' antica torre circondata da boschi e verde a non finire intorno.
Alcune scene del VANGELO SECONDO MATTEO furono girate nelle vicinanze.
Il film, ricordiamolo, riportò apprezzamenti molto positivi anche da parte di ambienti ecclesiastici.
Fino a non molti anni fa Pasolini non era visto di buon occhio dalla comunità della destra.
Nel libro, per me ormai un cult, IL FASCIOCOMUNISTA dell'amato ANTONIO PENNACCHI c'è un episodio in cui Accio Benassi, il fascista più simpatico della letteratura dei nostri giorni, fa l'autostop con un suo folle amico.
Una macchina di lusso li carica, credo di ricordare alla volta di Roma e Accio intavola una accalorata discussione con il proprietario dell'auto. Accio difende le sue idee, la sua visione del mondo di giovane missino "fascista" degli anni '60.
Accio è un generoso: quando deve difendere le sue idee non guarda in faccia a nessuno, non si fa intimorire dal proprietario dell'auto di lusso.
Arrivati alla fine del viaggio l'amico quasi lo rimprovera per essersi esposto troppo, ma il giorno successivo una sorpresa li attende.
Il misterioso proprietario dell'auto è proprio Pasolini, che riporta il loro dibattito in un quotidiano nazionale.
Ma arrivo alla mia Tuscia e soprattutto ad un episodio che amici maggiori di me - sodali nel MSI - mi raccontarono un giorno lontano, protagonista il nostro Pasolini.
Al Caffè Schenardi - allora rinomato caffè storico di Viterbo - o nelle sue immediate vicinanze nacque una discussione tra i miei amici e Pasolini.
Uno degli interlocutori era il mio vecchio amico Franco (taccio il cognome perchè non sono autorizzato a farlo), partito giovanissimo volontario nelle fila della RSI.
Franco non era troppo incline alle discussioni: tanto è vero che ad un certo punto molla un ceffone a Pasolini dicendogli all'incirca: "Statte zitto brutto fr...io".
Va bene ammettiamolo pure: molti allora nel mio ambiente era un pò intemperanti, ma quasi sempre "ingenuamente" generosi nel difendere le loro idee.
Non possedevano la calma "very british" di Gianfranco Fini.
Generosi fino in fondo nella difesa della loro visione del mondo,come lo è il personaggio letterario Accio Benassi e come talvolta, ostinatamente, mi ritrovo ad essere anche io.

Viterbo, 3 Maggio '10
Giovanni Fonghini

lunedì 26 aprile 2010

65 anni non bastano per avere una memoria condivisa

Regolarmente ogni anno  concludo la giornata del 25 aprile con un grande senso di disagio addosso.
Tutti i tg e la stampa in genere - con eccezioni soprattutto nel web - continuano a raccontarci ipocritamente  la favola bella del 25 aprile, festa della Liberazione, che dovrebbe essere condivisa da tutti gli Italiani.
Sappiamo però che la realta dei fatti è totalmente diversa: nei mesi scorsi anch'io ribadii la mia diversa opinione nel post Anno 2071, in Italia può iniziare la "memoria condivisa" .
Ieri ne ho avuto l'ennesima riprova. In giro per la mia città cercavo tra gli avvisi funebri quello relativo alla messa in suffragio ai caduti della RSI per verificarne l'ora e il giorno precisi; l'avevo visto poco prima senza prendere nota puntuale.
Arrivato alla fine del Corso Italia, nei pressi di via Mazzini, rintraccio la plancia degli avvisi e con la coda dell'occhio veda la banda trasversale tricolore di poco prima, ma l'annuncio era strato strappato da mani ignote.
Io da sempre, caratterialmente, sono un passionale, quando ci sono da difendere le mie idee e il culto dei miei cari, ta i quali annovero i tanti caduti della RSI, nella quale militò il mio defunto padre.
Anche lui rischiò di morire e lasciare mia madre vedova a soli 19 anni con una bimba in grembo, la mia sorella maggiore.
Ma gesti come questi non li ho mai commessi e hanno sempre da parte mia avuto la massima disapprovazione.
Purtroppo debbo constatare che a 65 anni dalla fine ufficiale della guerra, che fu anche guerra civile e non solo di Liberazione, troppi ancora offendono la memoria dei morti, ai quali tutti dobbiamo rispetto, non solo cristianamente, ma di più e soprattuto laicamente, memori della Pietas Romana, precedente alle parole del nostro Gesù.
Lo sdegno che provo quando ascolto notizie di oltraggi a tombe ebraiche me lo aspetterei dai soloni delle associazioni partigiane anche quando accadono fatti come questo.
Questi signori, però padroni del verbo resistenziale, non vogliono fare i conti con i troppi orrori che connotarono, come in ogni guerra civile, l'una e l'altra parte contrapposte.
Prima ancora che Pansa, grande firma del giornalismo nostrano, raccontasse al grande pubblico la mattanza a guerra finita di tanti fascisti e dei loro familiari, spesso colpevoli solo di aver indossato la camicia nera, la comunità dei figli dei soldati e dei caduti della RSI reclamava da anni inascoltata e sbeffeggiata il diritto di coltivare le proprie memorie.
Molti addirittura ancora oggi sono alla ricerca dei luogi dove si trovano i resti dei loro cari, per dare loro cristiana sepoltura.
Io rispetto e ho sempre rispettato i morti, quale che sia stato il loro colore politico, ma pretendo ed esigo che lo stesso rispetto sia tributato ai giovani, uomini e donne, che aderirono, moltissimi in buona fede e nel culto della patria, alla repubblica di Mussolini, la RSI.
Molto meglio di me descrivono gli stati d'animo di quelle generazioni i libri di Carlo Mazzantini, quello di Roberto Vivarelli "LA FINE DI UNA STAGIONE: MEMORIA 1943-1945" e tanti altri.
Roberto Vivarelli, valente docente universitario, è fratello minore di Piero, famoso paroliere, regista e sceneggiatore, anche lui giovane volontario della X Flottiglia Mas.
Roberto infatti aderì alla RSI per seguire il fratello maggiore Piero.
Essi andarono volontari con l'intento nobile di tenere fede ad un patto, seppure sottoscritto da altri e onorare la memoria del padre, ufficiale ucciso nella guerra dei Balcani.
Entrambi, dopo la guerra, approdarono a posizioni politiche di segno opposto, ma mai negarono il loro passato.
Altri invece, tra cui tanti nomi illustri, fecero di tutto per rimuovere i loro trascorsi in camicia nera e rifarsi così una verginità resistenziale, che li annoverasse tra i combattenti della libertà.
Ma questo è un altro discorso, che meriterebbe una trattazione più ampia.
Resta il fatto che il 25 aprile non è ancora una ricorrenza di tutti gli Italiani, bensì viene vissuta come la vittoria di alcuni italiani contro altri.
Gli appelli, anch'essi nobili, del presidente Napolitano, di Luciano Violante anni fa ed altri non sono serviti a nulla.
Quando qualcuno in nome della Liberazione si sente autorizzato ad offendere la memoria dei morti, io non posso, non voglio e non debbo riconoscermi in questa ricorrenza.
E questo non significa affatto disconoscere i valori della libertà e della democrazia, ai quali mi piace aggiungere quello dell'indipendenza da qualsivoglia padrone, compreso quello a stelle e strisce.
Viterbo, 26 Aprile '10
Giovanni Fonghini

lunedì 19 aprile 2010

La Settimana della Cultura, una opportunità in più per visitare la Tuscia e i suoi musei

Ieri, approfittando della  Settimana della Cultura , ho visitato gratuitamente in compagnia di una mia amica il Museo Archeologico di Tarquinia situato nel rinascimentale Palazzo Vitelleschi.
Brevemente ricordo soltanto che Tarquinia fu anche una tra le più importanti città etrusche e diede i natali alla dinastia dei Tarquini.
La visita al museo, la prima della mia vita anche per me Viterbese doc e di questo faccio pubblica ammenda, è stata a dir poco suggestiva: Palazzo Vitelleschi è un vero gioiello rinascimentale, poi le molteplici testimonianze dei miei progenitori Etruschi hanno reso la visita sensazionale e posto la giornata tra quelle da ricordare per sempre.
Peraltro fino al 25 aprile anche le famosissime tombe di Tarquinia con i suoi dipinti sono visitabili gratuitamente.
Di ritorno a casa ci siamo fermati a Tuscania per visitare la basilica romanica di S. Pietro, resa memorabile anche nella storia del cinema con il film UCCELLACCI E UCCELLINI per la regia di Pierpaolo Pasolini e l'interpretazione, purtroppo una delle ultime, di Totò e un giovanissimo Ninetto Davoli.
Poco distante ci siamo poi goduti la bellezza di un'altra basilica romanica, S. Maria Maggiore. Onore e merito ai volontari delle associazioni locali, che ne permettono l'apertura e la visita di ambedue.
Nel giro di pochi chilometri emozioni a non finire.Questa è in due parole la mia terra, la Tuscia.
Gli etruschi, i romani, i papi, il Medioevo, i Monti Cimini e la faggeta, il mare con Tarquinia e Montalto di Castro, il sulfureo Bulicame ricordato da Dante nella Divina Commedia, Viterbo, il Palazzo dei Papi, il quartiere medievale di S. Pellegrino, il lago di Bolsena, il lago di Vico, borghi e centri storici medievali in ogni dove, il Museo Etrusco di Piazza della Rocca a Viterbo nell'antica Rocca degli Albornoz, Palazzo Farnese a Caprarola già residenza di alcuni presidenti della Repubblica, Forte Sangallo a Civitacastellana, a Nepi la Rocca dei Borgia...senza dimenticare, per la gioia dei palati, la cucina nostrana degli antichi sapori.
Non me ne abbiano i miei conterranei, l'elenco non può che essere manchevole e parziale.
Per le notizie più dettagliate, anche riguardo l'ospitalità alberghiera, rimando al sito della APT della provincia di Viterbo .
Io da sempre vivo in questo territorio, lo amo profondamente, consapevole delle sue enormi ricchezze naturali, paesaggistiche, storiche, artistiche ed architettoniche, che ancora oggi sono poco conosciute e frequentate.
Se nel mio piccolo - prima lo facevo anche professionalmente come comunicatore - posso contribuire alla conoscenza di questa terra ne sono felice.
Quindi nella vostra agenda segnatevi: visitare la Tuscia ed uno o più dei suoi musei entro il 25 aprile, data in cui termina la lodevole iniziativa "Settimana della Cultura"  del Ministero dei Beni Culturali.
Sembra brutto dirlo e ricordarlo, ma molto spesso tanti italiani, a differenza di altri popoli europei e non, nicchiano ad investire qualche euro nella cultura, maiuscola o minuscola fa lo stesso.
Viterbo, 19 Aprile '10
Giovanni Fonghini

venerdì 9 aprile 2010

Non facciamo pagare ai malati i dissesti finanziari della sanità nel Lazio

Ieri su un importante quotidiano nazionale c'era una pagina a pagamento a cura di due associazioni che operano nell'ambito della tutela della salute dei cittadini: CittadinanzAttiva Lazio http://www.lazio.cittadinanzattiva.it/ e Associazione Malati di Reni http://www.malatidireni.it/, dove si annunciava il ripristino dell'esenzione dal pagamento del ticket per l'acquisto dei prodotti aproteici da parte dei malati di insufficienza renale cronica nella regione Lazio.
In mezzo a tante brutte e squallide notizie finalmente ne leggo una positiva; nei mesi scorsi infatti il commissario governativo alla sanità  laziale aveva decretato che questi prodotti fossero acquistati di tasca loro da parte dei malati.
Come dire: signori cari il bilancio della sanità laziale è malmesso, quindi bisogna tagliare.
Notevole risalto era stato dato alla notizia dai media anche nel web con discussioni accalorate. Anch'io per la mia piccola parte avevo partecipato con commenti "caldi", in quanto quando c'è da tagliare nessuno pensa ad ottimizzare e risparmiare su cose poco necessarie, bensì si toglie a chi ne ha bisogno.
Personalmente detesto da sempre coloro i quali non hanno memoria del loro passato: io un anno e mezzo fa ho subito un trapianto renale, però non dimentico mai che per un anno e qualche mese - poi ho fatto 7 anni e oltre di dialisi - mi sono nutrito di prodotti aproteici.
Ricordo ancora il calvario nella primavera del 2000 per ottenere questa benedetta esenzione a "spasso" tra un ufficio e l'altro della ASL di Viterbo con una pressione arteriosa alle stelle e una anemia da far tremare i polsi a qualunque specialista.
Le forze magari mi mancavano, non però la rabbia e lo sdegno espressi apertamente di fronte agli operatori di questi servizi così male organizzati per le esigenze di persone malate.
Tutto questo per dire che, se oggi ho la fortuna di mangiare come una persona sana (con attenzione e limitazioni, certo), non dimentico la sventura di altri che sono costretti per tenersi in piedi a nutrirsi con i prodotti aproteici, necessari al loro sostentamento.
Quindi la meritoria opera di queste due associazioni (ricordo volentieri l'instancabile Roberto Costanzi, che ho avuto modo di conoscere personalmente) è una vittoria e una riconquista di tutti i cittadini sani e malati del Lazio.
I dissesti e i disastri finanziari dellle precedenti giunte regionali non dobbiamo pagarli noi cittadini e ancor meno quelli che, come me e tanti altri, sono gravi malati, cronici e non.
Un'ultima considerazione: secondo voi un malato renale del Lazio è diverso da uno della Basilicata o della Valle d'Aosta? Non credo: il mio sogno infatti è che queste prestazioni siano erogate nella stessa maniera in  ogni parte d'Italia, a prescindere dalla regione di residenza.
Va bene l'autonomia, ma la malattia è uguale a Viterbo come ad Aosta.
E speriamo che il ministro Calderoli non abbia da ridire in merito.
Viterbo, 9 Aprile '10
Giovanni Fonghini

giovedì 1 aprile 2010

Lettera aperta alla professoressa Roberta De Monticelli

Gentile professoressa De Monticelli ho letto nell'edizione odierna di giovedì 1 aprile '10 del Corriere della Sera a pagina 27 il suo intervento titolato "Quel professore di Salò siamo noi".
Il suo intervento autorevole di filosofa commentava il triste squallido fatto di cronaca di una ragazzina violentata in classe sotto gli occhi indifferenti della classe e del suo professore.
Fatti come questi a me danno semplicemente il voltastomaco e non trovo parole "politically correct" per definire quest'adulto; i coetanei della ragazza più che schifo mi fanno pena e credo, senza avere ulteriori elementi di giudizio sull'operato di ognuno di loro, mi fanno pena i loro genitori, che probabilmente hanno fallito in toto nel loro ruolo genitoriale.
Ma il punto del mio commento è piuttosto un altro.
Lei ad un certo punto scrive "il fascismo attaccato alla nostra lingua dice invece così bene: me ne frego, ti frego e ne godo, sono fregato. E non ce ne frega niente.".
Non ho parole a questo punto: una testata autorevole come il Corriere fa commentare un triste, tragico fatto di cronaca ad una autorevole filosofa.
Certo un fatto così grave deve far riflettere ognuno di noi, nessuno escluso, soprattutto quelli più adulti.
Ma il fascismo e il leitmotiv scontatissimo, trito e ritrito del "me ne frego", forse contrapposto al veltroniano "I care", cosa diavolo c'entra?
Ancora una volta un filosofo dei nostri giorni vuole tornare a raccontarci il mito del "Fascismo come Male Assoluto". Basta! Non se ne può veramente più di questa storia, che ignora il reale significato delle parole nella lingua italiana ed ignora la storia di altre dittature di opposto colore e di tante democrazie, che si sono macchiate di crimini orribili, che non sfigurano di certo nel confronto con quelli del fascismo e del nazismo. Che, ricordiamocelo, furono storicamente, politicamente, culturalmente e socialmente due fenomeni diversi, semmai ascrivibili al fenomeno più generale dei Fascismi europei ed extraeuropei.
Mio padre fu un soldato della RSI ed io ancora oggi ne sono fiero: era un uomo buono, giusto, onesto e non si macchiò di alcun crimine.
Certamente nel gennaio '44 ad Anzio insieme ai suoi camerati cercò invano di contrastare l'avanzata dei "liberatori" americani. Oggi in molti mi dicono che stava dalla parte sbagliata, ma da che mondo è mondo in una guerra ci sono due parti che si contrappongono.
Il fascismo, nessuno vuole negarlo, fu una dittatura, ci fu violenza, ci furono pagine orribili di cui vergognarsi: le purghe, il delitto Matteotti, le leggi razziali e tanto altro.
Ma non fu solo questo: fu anche la creazione dello Stato Sociale, un grande fermento culturale, Cinecittà, Marconi e l'invenzione della radio, la splendida architettura razionalista dell'Eur, l'Iri, l'Enciclopedia Treccani del grande filosofo Giovanni Gentile e moltissimo altro, tra cui numerosissime città e opere pubbliche , che ancora oggi sono lì a ricordare i molti meriti di quel regime.
Quindi una preghiera agli intellettuali: smettetela di tirare in ballo il fascismo e il corollario conseguente del "male assoluto" ogni volta che accade un fatto riprovevole, che inquieta le nostre coscienze di uomini civili (alcuni tra i nostri simili, a mio avviso, non sono nè uomini e tantomeno sono civili).
Altrimenti dovrete spiegarmi come definire l'atomica americana su Hiroshima e Nagasaki, gli italiani gettati nelle foibe spesso dopo atroci e ripetute torture e violenze dai partigiani jugoslavi e dai loro compari italiani con il fazzoletto rosso, i circa 25000 cittadini tedeschi di Dresda uccisi dal bombardamento alleato degli inglesi, le nostre nonne e i nostri piccoli violentati dalle orde coloniali marocchine del generale francese Juin, le stragi emiliane del triangolo rosso di fascisti civili e militari e dei loro familiari che proseguirono fino al '47-'48 e tanto altro che non mi va di ricordare.
Anzi un'ultimo fatto voglio ricordare: le proteste dell'Anpi il giorno del Ricordo, il 10 febbraio e le loro proteste nei riguardi di chi va a posare un fiore sulle tombe dei caduti della RSI. Questi signori ignorano anche la Pietas di altre epoche antiche.
Abbiamo il diritto - dico abbiamo, interpretando il sentire di una comunità di destra che continua a rifiutare la Memoria Storica a Senso Unico - anche noi di definire queste vicende storiche sanguinose Mali Assoluti? Perchè se così non è il vostro senso della Democrazia è quantomeno traballante.
Viterbo, 1 Aprile '10
Giovanni Fonghini

mercoledì 31 marzo 2010

Sanità viterbese: meglio evitare toni trionfali, ancora tanto c'è da fare

Da alcuni media locali apprendo la notizia estremamente positiva che finalmente il reparto di Emodinamica dell'ospedale Belcolle di Viterbo funzionerà regolarmente 24 ore su 24 tutti i giorni dell'anno.
Riepilogando la vicenda, per chi la ignorasse o l'avesse dimenticata: lo scorso mese di Dicembre ci fu il decesso di un paziente, i cui familiari, prima della sua morte, avevano invano chiesto l'apertura in un giorno festivo del reparto di Emodinamica.
I responsabili del reparto negarono l'autorizzazione all'apertura, in quanto i giorni festivi non c'era la disponibilità del personale medico ed infermieristico specialistico.
I media locali e nazionali diedero grande risalto alla triste vicenda e anche il senatore Ignazio Marino intervenne in merito.
Anch'io scrissi un post il 27 dicembre '09 dal titolo "Viterbo, Ospedale Belcolle, Emodinamica: CHIUSO PER RIPOSO FESTIVO" http://giovannifonghiniunavocefuoridalcoro.blogspot.com/2009/12/viterbo-ospedale-belcolle-emodinamica.html .
Quindi, tornando ai giorni nostri, finalmente la sanità Viterbese dispone di un servizio, credo di alto livello, che funziona con maggiore efficienza rispetto all'orario "ridotto" dei mesi scorsi.
In ogni caso un decesso è avvenuto e anche se, come dicono i vertici della Asl tutto il possibile è stato fatto a prescindere dalla mancata apertura del reparto di Emodinamica in un giorno festivo, una vita umana che viene meno, quale che sia l'età dell'individuo che la perde, merita maggiore Rispetto e toni meno trionfalistici.
Secondo il mio modesto parere di cittadino e di grave malato cronico Viterbo e la sua provincia hanno oggi quel che avrebbero già dovuto avere ieri.
E non mi consola di certo il fatto - anzi mi fa indignare maggiormente - sapere che la mia provincia è la prima nel Lazio a disporre di tale servizio con orario h24 ogni giorno dell'anno, al di fuori delle mura della capitale.
Viterbo, 31 Marzo '10
Giovanni Fonghini

lunedì 29 marzo 2010

Difendiamo meglio i tesori della Tuscia

Ieri, domenica 28, durante i miei giri domenicali con una mia carissima amica ci siamo recati a Cellere in provincia di Viterbo per rivedere (lei per la prima volta) un gioiello rinascimentale del grande architetto pontificio Antonio da Sangallo il Giovane: la chiesa di S. Egidio.
La domenica spesso in buona compagnia vado a scoprire o a rivedere luoghi antichi e "memorabili" lontani dalle mete affollate del turismo di massa.
Questa chiesa infatti l'avevo vista oltre 20 anni fa in compagnia di un amico, che aveva un genitore nato in quelle zone.
Il ricordo lontano dei nostri giri domenicali me l'aveva rinfrescato un sito web nato da poco, che promuove il mio bellissimo e ricchissimo territorio, la Tuscia; il sito infatti si chiamaTusciagenda http://www.tusciagenda.it/ .
In questo sito si può anche scaricare il quindicinale MeltingPot, nel cui ultimo numero in distribuzione c'è un articolo che tra i tesori da scoprire cita proprio a Cellere la chiesa di S. Egidio.
Io dalla nascita vivo in questa zona e la conosco abbastanza bene, eppure, nonostante la mia conoscenza, arrivati in questo comune ho subito trovato difficoltà a trovare la chiesa.
Troppo spesso dalle mie parti le emergenze architettoniche, i luoghi naturali e tutto quello che di bello cè da ammirare - e credetemi è veramente tanto - non hanno una adeguata segnaletica che orienti il turista, italiano o straniero che sia.
Usciamo infatti dall'abitato e dopo una lunga ripida discesa inizia tra i campi una strada, naturalisticamente interessante (non lontano da qui nella Selva del Lamone operava il famogerato brigante Domenico Tiburzi), ma di S. Egidio nemmeno l'ombra.
C'erano altri segnali che indicavano altri luoghi; arrivo ad un bivio e armato di "tigna",ovvero testardaggine alla massima espressione come si dice dalle mie parti, torno indietro alla ricerca ostinata della chiesa.
Infatti poco dopo ritornati nei pressi dell'abitato sulla sinistra lungo la discesa vediamo un cartello stinto e non molto leggibile che indica la nostra meta, la chiesa di S. Egidio.
Miracolo: mi addentro con l'auto e la strada praticamente non esiste: legname abbandonato, poco sotto della terra accastata, materiale di risulta, uno Sconcio!
Però a pochi metri il gioiellino rinascimentale è lì triste e abbandonato. Dopo tanto girovagare parcheggio in qualche modo e facciamo qualche passo a piedi per ammirarlo.
Da anni per naturale passione promuovo in ogni modo la mia terra, consapevole delle sue tante bellezze e della totale idiozia e cecità di noi Viterbesi (intendo gli abitanti della provincia, non solo quelli del comune capoluogo dove sono nato e vivo) nel non saper mantenere e promuovere le nostre enormi ricchezze.
Per anni da comunicatore ho fatto questo anche professionalmente insieme al mio grande amico Carlo Maria Cardoni, che ci ha lasciato troppo presto circa due anni fa.
Una delle sue ultime manifestazioni si intitolava "Viterbesi nel Mondo", per promuovere i nostri conterranei che si sono distinti nei diversi campi delle attività e dello scibile umano.
Ma torniamo a noi: prendete qualsiasi libro di storia dell'arte o consultate Wikipedia, Antonio da Sangallo il Giovane è uno degli architetti rinascimentali più grandi, tanto è vero che operò per lunghi anni al servizio di tanti papi e al servizio della famigli Farnese, che annovera tra i suoi membri più illustri papa Paolo III nato nel Viterbese.
Ovviamente tante opere del Sangallo Giovane si trovano anche a Roma città papale per antonomasia.
Questo disinteresse ed incuria nei confronti delle bellezze della mia Tuscia mi fanno veramente rabbia: dopo la notizia del 25 marzo pubblicata su Libero News che riportava il commento entusiastico di un giornalista del Financial Times in seguito alla sua visita a Viterbo viaggi.libero.it/news/viterbo-che-sogno-financial-times-ne2084.phtml, questa doccia fredda me la sarei veramente evitata.
Cari signori amministratori della Tuscia (tra pochi giorni avremo peraltro un nuovo presidente di provincia ed un nuovo governatore della regione Lazio), egregio sindaco di Cellere, signor presidente dell'APT di Viterbo e provincia pensate di provvedere in merito e darci/darmi delle risposte convicenti?
Pensate davvero che un gioiello rinascimentale di un grandissimo architetto meriti questa incuria?
E' così che promuoviamo la domanda turistica nella nostra Tuscia?
Come dicono a Striscia La Notizia io il mio nodo al fazzoletto l'ho fatto, spero che lo facciano insieme a me tanti altri cittadini viterbesi e non, amanti dei nostri numerosissimi tesori d'Italia.
Viterbo, 29 marzo '10
Giovanni Fonghini

lunedì 8 marzo 2010

Renata vieni a visitare l'ospedale di Viterbo con me

Cara Renata Polverini mi rivolgo a te, che ho scelto quale mio candidato alla presidenza della regione Lazio - nonostante le numerosissime perplessità che nutro anche verso il PdL - per sottoporti da cittadino viterbese e da grave malato cronico, in quanto trapiantatato renale, un problema concreto che merita di essere risolto dopo le chiacchiere dei politici di ogni colore di oltre 30 anni. Ovvero quello di un ospedale completato ed efficiente.
Questa mattina mi sono recato all'ospedale Belcolle della mia città di Viterbo (l'originario progetto risale agli anni '70 e la struttura, inaugurata nei primi anni '90, ha ancora dei settori da completare) per una serie di accertamenti cardiologici di controllo dopo un anno e qualche mese dal trapianto.
Ebbene cara Renata si presuppone che un paziente che deve fare l'ecg da sforzo qualche problema di salute lo tenga: questa mattina a Viterbo faceva un freddo polare e lì a Belcolle - sito scelto improvvidamente dal ras democristiano viterbese dell'epoca - era ancora più pungente.
Nonostante circa 10 anni di frequentazione di questo ospedale, che ha praticamente 3 ingressi, sbaglio per l'appunto l'ingresso: il mio, abbastanza lontano dal parcheggio, era il 2° dove a pianoterra c'è la camera mortuaria.
Un buon viatico tanto per iniziare: infreddolito, arrabbiato per l'errore circa l'entrata (fuori l'ennesima trincea stradale per i soliti lavori, un furgone delle onoranze funebri, un'autoambulanza, così all'ingresso come prima prova da sforzo ti fai una bella gimkana dopo una salutare "polare" passeggiata, una vera mano santa per chi soffre di ipertensione arteriosa) entro e faccio qualche minuto di fila per salire al 4° piano.
Gli ascensori sono solo due, abbastanza lenti e sottoposti a continui lavori di riparazione.
Insomma arrivo lì al mio piano e una signora, per fortuna abbastanza gentile, mi accoglie per fare il 1° accertamento, un'ecocardiogramma.
Il medico alla fine dell'accertamento mi consegna il referto e mi invita ad entrare nel corridoio per fare gli altri accertamenti.
Qui la prima sorpresa cara Renata: l'ambulatorio degli ecg si trova nel corridoio della degenza, davanti quindi ad una stanza con dei pazienti, che avrebbero il sacrosanto diritto di una maggiore riservatezza, senza degli estranei che aspettano in piedi - io all'incirca 1 ora - di fare i loro altrettanto sacrosanti accertamenti, magari seduti e in una sala d'attesa, come si converrebbe ad una nazione civile con dei servizi efficienti a misura di malato.
Questa lunga introduzione, che può apparire noiosa a chi ha la fortuna di non frequentare gli ospedali, era per dire che chi voglia fare politica a qualunque livello, consigliere in un municipio o presidente di regione, deve mettersi nei panni della gente semplice, che non ha i mezzi per andare a curarsi privatamente in Svizzera o altrove e che deve pretendere dallo Stato di essere accolto, trattato e curato nel miglio modor possibile, nel rispetto della propria privacy e delle proprie esigenze di individuo.
Troppo spesso anche molti operatori della sanità dimenticano che dietro al malato c'è appunto una persona, un individuo.
Insomma Renata, se prima di terminare il tour elettorale ritorni a Viterbo, fammi cercare dai miei amici, che provengono da AN (uno di loro in particolare avrà la mia preferenza e spero proprio che siederà nei banchi della Pisana) e fatti un bel giro con me all'ospedale di Belcolle.
Sarà illuminante, te lo assicuro e ti mostrerò molte delle inefficienze di questa struttura, che ho vissuto e ancora vivo sulla mia pelle da malato.
Un'ultima piccolissima considerazione sul decreto interpretativo dell'immaginifico Berlusconi.
Forse ha voluto imitare i giovani francesi del maggio '68: uno dei loro slogan era "fantasia al potere", Silvio invece ha creato la "fantasia legislativa al potere".
E mi chiedo: se negli anni '70, quando vigeva l'arco costituzionale, a presentare le liste in maniera superficiale e, credo, errata, fosse stato il mio caro vecchio indimenticabile MSI, sarebbe intervenuto anche allora un decreto legge a salvarne la partecipazione alle elezioni?
Con affetto,
il tuo elettore non aderente al PdL "irriducibile" missino di sinistra
Giovanni Fonghini

martedì 2 marzo 2010

Dilettanti allo sbaraglio

Sono letteralmente sbalordito per le notizie che leggo circa i numerosi problemi delle liste collegate a Renata Polverini (verso la quale, fino a prova contraria, rimane immutata la mia stima ed il mio sostegno elettorale). Addirittura si parla di esclusione del suo listino con la conseguenza nefasta della caduta della sua candidatura a governatore del Lazio. Roba da marziani.

 Non so perchè, ma mi sembra di vedere la trasmissione televisiva La Corrida applicata alla politica, ovvero "dilettanti allo sbaraglio". Come ricordava anche Guido Virzì su Facebook ai tempi del caro vecchio MSI queste cose sarebbero state inconcepibili; i militanti più agguerriti facevano la fila ore prima per aggiudicarsi le prime posizioni nelle liste e dall'altra parte, credetemi, i militanti ad esempio del PCI non erano da meno.

Non parlo dei berluscones, in quanto provengo da un'altra famiglia, ma il presidente Fini cofondatore del PdL sarà bene che riveda i quadri di molti dei suoi ex di AN (altrimenti quelli del PD, è ovvio, non possono esimersi dall'ironizzare).

Che dire? Auguro alla cara Renata che tutto si risolva per il meglio, ma a cose fatte almeno una riflessione è d'obbligo.

Viterbo, 02 Marzo'10

Giovanni Fonghini

 

 

domenica 28 febbraio 2010

L'ambiente una grande priorità

Da qualche giorno è nato un nuovo portale IL RESPIRO - ambientalismo, ambiente, natura, alberi, interamente dedicato alle tematiche ambientali.
Per anni siamo stati ostaggi di un luogo comune, per cui occuparsi di ambiente e quindi del nostro pianeta Terra voleva dire essere di sinistra.
Niente di più falso e idiota: la terra è di tutti gli esseri umani che la abitano, a nord e a sud, popoli ricchi e popoli poveri (anche se purtroppo i primi l'hanno fatta spesso da padroni assoluti).
Destra, sinistra e centro, in quanto collocazioni politiche, non c'entrano nulla con la difesa del nostro pianeta: questo è un dovere di ognuno di noi e non solo, egoisticamente per noi stessi, ma soprattutto per i nostri figli e nipoti.
Gli Indiani d'America, che avevano con la terra e con le sue risorse un rapporto più equilibrato e civile di noi uomini "moderni", dicevano infatti: "La terra non l'abbiamo avuta in eredità dai nostri genitori, ma ce l'abbiamo in prestito dai nostri nipoti".
Insomma i cosiddetti selvaggi erano più civili e intelligenti di noi.
In nome del business, totem sacro del mondo occidentale - e ora anche della Cina postcomunista - , abbiamo devastato il pianeta, reso quasi impossibile il vivere agli animali (che il buon Dio aveva creato prima di noi, non dimentichiamolo), distrutte tante specie vegetali e animali.
Il recente summit di Copenhagen ha mostrato al mondo intero la totale incapacità di porre rimedio in tempi brevi, e non biblici, a questa sistematica devastazione e spoliazione indiscriminata delle risorse naturali, che non sono affatto inesauribili. idem purtroppo per il protocollo di Kyoto di qualche anno fa, eluso o non applicato seriamente dalle grandi potenze, con gli Usa in prima fila.
L'ambiente va difeso e salvaguardato costantemente, così come facciamo per la vita di un essere umano, con una sostanziale differenza: una vita umana è cara per un ristretto numero di individui, mentre un danno all'ambiente - come ci insegna il recente fatto dello sversamento di petrolio nel fiume Lambro - danneggia una moltitudine di persone.
O ci affrettiamo a capirla questa dura lezione oppure i danni saranno sempre maggiori.
Viterbo, 28 Febbraio '10
Giovanni Fonghini

domenica 21 febbraio 2010

Gli "impresentabili" e la libertà di opinione in Italia

Il presidente Berlusconi dai principali media ci ricorda ogni giorno che il suo ddl anticorruzione procede a passo spedito.
Bene, bravo il nostro presidente in questa sua ansia di moralizzare la politica e la macchina pubblica italiana: un intento buono da condividere.
Senonchè...qualunque osservatore, più o meno esperto delle italiche cose, può senza tema di smentita affermare che alle parole onorevoli non seguono purtroppo i fatti, per niente onorevoli.
Consiglieri di enti locali, amministratori di pubbliche società, sottosegretari, viceministri ed altri personaggi di rango e non (gli uomini si sa sono avidi: solo che alcuni si accontentano delle briciole, altri si pappano tutto il filone di pane) sono continuamente coinvolti in chiacchiere, indagini e gossip non certo commendevoli per le questioni inerenti: appalti, forniture di pubblici servizi - auto pubbliche per andare con le gli/le escort, un tempo si usava il termine "puttane" ma anche la lingua si evolve: i "servizi" forniti rimangono però gli stessi - , costruzioni di edifici pubblici eseguiti con materiale scadente, cementificazione selvaggia dell'ambiente e tanto altro.
In una parola una gestione della cosa pubblica con criteri personali - familiari (in qualche caso di clan), totalmente dimenticando o forse peggio ignorando il significato di Res Publica, che dovrebbe contraddistinguere l'operato dell'attività politico-amministrativa di tutti.
Purtroppo non è affatto così, anche se molti si comportano onestamente.
Si sente da parte di tante persone parlare della politica come di una opportunità per sistemarsi tutta la vita, arraffando durante il proprio mandato quanto più denaro - pubblico: non dimentichiamolo MAI - possibile.
In questo modo fare politica, per molti, equivale ad una vincita milionaria al Win For Life.
Io da pazzo ostinato idealista voglio invece ancora credere, come diceva papa Paolo VI, che "la politica è una delle più alte forme di carità praticate dall'uomo" (pardon per la citazione non del tutto letterale: la fonte è l'enciclopedico libro dell'amico Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Sperling & Kupfer Editori).
Se vogliamo per un pò parlare di etica e di moralità politica, anche in termini di coerenza alle proprie idee, allora veramente le braccia mi cadono.
Un esempio paradigmatico per tutti gli altri, l'on. Antonio Di Pietro.
Ai tempi di Tangentopoli molti conoscevano Di Pietro come uomo di destra; molte delle sue indagini di allora prendevano lo spunto dalle denunce accorate del consigliere missino, allora all'opposizione, Riccardo De Corato.
Molti italiani, ed io tra loro, sperarono che finalmente la vita della politica italiana tornasse pulita con comportamenti il cui unico fine fosse il bene della Comunità anteposto agli interessi personali.
Dopo pochi mesi le nostre speranze però andarono deluse: il grintoso pm Di Pietro ad un certo punto abbandona la magistratura, senza spiegare il vero motivo all'Italia intera, che grazie al tamtam mediatico di Tangentopoli, lo aveva eletto a suo paladino.
Poi poco tempo dopo il Tonino nazionale pensa di darsi alla politica e che cosa fa?
Pur di farsi eleggere senza tema di scivoloni, lui, uomo di destra - molti dicevano anche elettore del MSI in diverse occasioni - si fa candidare da D'Alema & company nelle liste del PDS, pretendendo per sè il collegio senatoriale del Mugello, ritenuto blindatissimo dal punto di vista della elezione per lo scranno di Palazzo Madama.
Voi cosa dite: beh...lo schifo mi assale, perchè un tal comportamento non ha nulla a che vedere con l'etica e la moralità, che dovrebbero essere delle stelle polari per chi ha ha incarici pubblici (dal consigliere di circoscrizione al Presidente della Repubblica).
Non contenti di tutto ciò, questi personaggi hanno invece la faccia tosta di sbraitare ogni giorno, in un italiano sgrammaticato e alquanto discutibile, dai nostri schermi e sulle copertine dei giornali chiedendo a gran voce una nuova moralità.
Come dicono i vecchi dalle mie parti "Fai quello che il prete dice, non fare quello che fa" o ancora "Predicano bene, ma razzolano male".
Insomma troppi uomini pubblici rubano o hanno rubano e non sentono il dovere morale di dimettersi, anzi sono incollati alla loro poltrona.
Quando invece nell'agone politico chiedono il loro legittimo spazio persone con idee scomode e forti - ma in una vera democrazia le idee non dovrebbero far paura a nessuno - come Adriano Tilgher , che opera alla luce del sole legalmente, torna prepontemente ad affacciarsi il problema dell'impresentabilità.
I concessionari politici del patentino di democraticità antifascista - il PD, l'ANPI ed altri - strepitano a gran voce, perchè tutti possono fare politica, ma il Tilgher proprio no.
Si rispolverano i suoi trascorsi govanili in Avanguardia Nazionale, accontentandosi delle superficiali banali ricostruzioni dei media di alcuni misteri dell'Italia repubblicana, senza prendersi la briga di qualche lettura un pò più approfondita o di qualche puntata interessantissima di Rai Storia.
Inizia invece, dopo oltre 60 anni di democrazia repubblicana. la "conta dei globuli neri" (si legga l'articolo di Guido Virzì del 22 gennaio scorso sul blog Atuttadestra http://www.atuttadestra.net/?p=3457 contenente tra gli altri anche un mio commento).
In pratica la politica italiana ed il suo elettore standard sopportano meglio le ruberie sistematiche che le idee non conformiste.
In questo l'Italia è simile a tante altre democrazie occidentali, che ti danno la libertà d'opinione fino a che non tocchi argomenti tabu da non trattare: il modello di sviluppo liberalcapitalista, lo strapotere delle lobbies industriali, affaristiche e bancarie, la politica estera dello stato di Israele (che non può come tutti gli altri stati del mondo essere criticato per il suo operato, pena il bollino infamante di antisemitismo).
Vogliamo dirla tutta: una libertà d'opinione con la "condizionale". Mi viene a tal proposito in mente un bellissimo libro che lessi anni fa: Processo alle idee del giornalista Sandro Forte.
D'altra parte la mia opinione, direbbero i santoni dell'antifascismo democratico, è quella di un vecchio militante missino, perdipiù figlio di un reduce della RSI.
Giovanni Fonghini
Viterbo, 21 Febbraio '10

domenica 7 febbraio 2010

Un giorno nell'Italia della gente semplice

Corriere della Sera SETTE: "E' uscito oggi il magazine del corriere, SETTE, con il progetto 'un giorno nella vita dell'Italia': è stato chiesto a 68 fotografi di fotografare in totale libertà ciò che loro pensavano fosse rappresentativo dell'Italia in un giorno preciso e uguale [...]"

Questo di Sette è un numero speciale da conservare.
Sessantotto scatti d'autore per descrivere meglio di tante parole, spesso inefficaci, l'Italia che ogni mattina si alza per andare a lavorare e mandare avanti la baracca, gestita male dai politicanti troppo retribuiti, che se ne fregano dei problemi delle gente comune (tasse troppo alte, mutui da pagare, lavoro che non c'è o si può facilmente perdere, la malasanita, le strade proprietà privata dei malviventi nostrani e stranieri, etc.), presi come sono dal legittimo impedimento e dalle ospitate di lusso nei troppi talk- show gonfi talvolta solo di chiacchiere inconcludenti.
Giovanni Fonghini

domenica 17 gennaio 2010

Un affare da 184 milioni di euro sulla pelle dei malati

Leggo su Poliblog il post di Marco Paganini sull'ennesimo scandalo all'italiana circa l'affare miliardario che ha fatto l'azienda l'azienda Novartis, vendendo allo stato italiano ben 24 milioni di dosi di vaccino per la modica cifra di 184 milioni di euro.
Non c'è un errore di battitura: avete letto bene e una cifra così colossale è stata stabilita in base ad un contratto a trattativa privata, che ha ovviamente -scandalo nello scandalo- messo l'azienda Novartis in condizioni di esclusivo vantaggio su tutte le altre aziende concorrenti.
Purtroppo non finisce qui: si parla addirittura di un accordo segreto, secondo il quale la Novartis non sarebbe stata responsabile di eventuali danni provocati dai suoi vaccini venduti a peso d'oro.
Nel settimanale Altreconomia potete trovare altri illuminanti dettagli; vista l'enormità della cosa la Corte dei Conti sta indagando in merito.
Che cosa posso dire a questo punto da cittadino, da contribuente e non ultimo da "grave malato cronico" (in quanto trapiantato renale)?
Lo schifo, la rabbia e il disprezzo nei confronti di questi mercanti della salute e di chi ha sottoscritto per il nostro Stato questo vergogno accordo mi sommergono.
Vorrei fare come fece Gesù nel Tempio con i mercanti di allora, che avevano invaso uno spazio sacro con le loro carabattole e mercanzie: Gesù li scaccio gettando a terra i loro averi.
Ditelo ai sacerdoti, che vi inducono con le loro prediche ad una "serena e cristiana rassegnazione".
Non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo lottare, anche se i nostri mezzi di cittadini e di uomini liberi sono poca cosa rispetto a quelli che possiedono le grandi lobbies farmaceutiche (media scientifici compiacenti, politicanti prezzolati, banchieri interessati alle loro laute commissioni).
Questo è il quadro desolante della nostra Italia.
Un'Italia in cui i malati cronici, come me, sono stati "sollecitati" a vaccinarsi sia per l'influenza stagionale che per l'influenza da virus AH1N1 (salvo poi verificare che larga parte della classe medica e paramedica si è furbamente ben guardata dal farlo; si è preferito che il vaccino per il virus AH1N1 lo sperimentassimo noi sulla nostra pelle).
E che dire poi dire dello sconfortante balletto di notizie dei mesi scorsi, il più delle volte contrastanti tra loro? Un giorno l'esperto A ci diceva nel TgB che era importante il vaccino per la stagionale, lo stesso giorno -magari alla stessa ora- un altro esperto in un altro Tg ci diceva invece: "Assolutamente no, è più importante vaccinarsi contro il virus AH1N1". Vi ricordate poi l'elenco delle categorie a rischio: prima i bambini, poi le donne in stato interessante, poi no retromarcia, prima gli operatori pubblici delle categorie a più stretto contatto con il pubblico e così via. Ogni giorni i commentatori televisivi ci vendevano la loro verità assoluta, salvo poi aggiornarla il giorno successivo o nell'edizione serale, rispetto a quella delle 13.
Poi due parole vogliamo spenderle anche su questi grandi esperti (ospiti di lusso in troppe trasmissioni tv) che avevano previsto una nuova pandemia come ai tempi della Spagnola negli anni della 1a Guerra Mondiale?
Non è anche grazie alle loro previsioni -sistematicamente smentite- che il nostro ineffabile governo si è affrettato ad acquistare ben 24 milioni di dosi di vaccino? Chi paga, oltre a tutti i contribuenti onesti, questo macroscopico errore? Voglio poi dire alla dirigenza Rai (l'altra è privata e quindi è affar loro): visto che questi esperti toppano così spesso, volete smetterla di invitarli a spese di noi contribuenti a dire colossali sciocchezze in tv? Se vogliono andare in tv a dire la loro che almeno  ci vadano gratis et amore Dei.
La nostra società italiana, se vuole risorgere, deve ritrovare un senso Etico Comune, secondo il quale chi si è macchiato di una colpa così enorme, come questo sciagurato accordo sulla vendita dei vaccini, quando va in giro deve sentire su di sè lo sdegno e la disapprovazione degli altri.
E in proposito mi piace ricordare l'episodio di un parlamentare del regno Sabaudo, che ingiustamente accusato del furto di un pennino, per l'onta di questa accusa si impiccò.
Altri tempi purtroppo, oggi per le ingiuste accuse non si impicca quasi più nessuno, salvo i giusti e i puri d'animo (che ancora ce ne sono in questo squallido e schifoso mondo moderno).
Giovanni Fonghini

lunedì 4 gennaio 2010

Idee regalo | Nuovoconsumo.it

Idee regalo Nuovoconsumo.it

L'eminente dignità del provvisorio: Quarant'anni con Alan Ford e il Gruppo TNT

L'eminente dignità del provvisorio: Quarant'anni con Alan Ford e il Gruppo TNT

L'eminente dignità del provvisorio: Gianni Pennacchi, il sessantottino venuto da Littoria (di Luciano Lanna)

L'eminente dignità del provvisorio: Gianni Pennacchi, il sessantottino venuto da Littoria (di Luciano Lanna)

Nicola Rao

Nicola Rao

A DESTRA PER IL SOCIALE: Sulla socializzazione/4 - da Il Fondo di Miro Renzaglia

A DESTRA PER IL SOCIALE: Sulla socializzazione/4 - da Il Fondo di Miro Renzaglia