domenica 21 febbraio 2010

Gli "impresentabili" e la libertà di opinione in Italia

Il presidente Berlusconi dai principali media ci ricorda ogni giorno che il suo ddl anticorruzione procede a passo spedito.
Bene, bravo il nostro presidente in questa sua ansia di moralizzare la politica e la macchina pubblica italiana: un intento buono da condividere.
Senonchè...qualunque osservatore, più o meno esperto delle italiche cose, può senza tema di smentita affermare che alle parole onorevoli non seguono purtroppo i fatti, per niente onorevoli.
Consiglieri di enti locali, amministratori di pubbliche società, sottosegretari, viceministri ed altri personaggi di rango e non (gli uomini si sa sono avidi: solo che alcuni si accontentano delle briciole, altri si pappano tutto il filone di pane) sono continuamente coinvolti in chiacchiere, indagini e gossip non certo commendevoli per le questioni inerenti: appalti, forniture di pubblici servizi - auto pubbliche per andare con le gli/le escort, un tempo si usava il termine "puttane" ma anche la lingua si evolve: i "servizi" forniti rimangono però gli stessi - , costruzioni di edifici pubblici eseguiti con materiale scadente, cementificazione selvaggia dell'ambiente e tanto altro.
In una parola una gestione della cosa pubblica con criteri personali - familiari (in qualche caso di clan), totalmente dimenticando o forse peggio ignorando il significato di Res Publica, che dovrebbe contraddistinguere l'operato dell'attività politico-amministrativa di tutti.
Purtroppo non è affatto così, anche se molti si comportano onestamente.
Si sente da parte di tante persone parlare della politica come di una opportunità per sistemarsi tutta la vita, arraffando durante il proprio mandato quanto più denaro - pubblico: non dimentichiamolo MAI - possibile.
In questo modo fare politica, per molti, equivale ad una vincita milionaria al Win For Life.
Io da pazzo ostinato idealista voglio invece ancora credere, come diceva papa Paolo VI, che "la politica è una delle più alte forme di carità praticate dall'uomo" (pardon per la citazione non del tutto letterale: la fonte è l'enciclopedico libro dell'amico Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Sperling & Kupfer Editori).
Se vogliamo per un pò parlare di etica e di moralità politica, anche in termini di coerenza alle proprie idee, allora veramente le braccia mi cadono.
Un esempio paradigmatico per tutti gli altri, l'on. Antonio Di Pietro.
Ai tempi di Tangentopoli molti conoscevano Di Pietro come uomo di destra; molte delle sue indagini di allora prendevano lo spunto dalle denunce accorate del consigliere missino, allora all'opposizione, Riccardo De Corato.
Molti italiani, ed io tra loro, sperarono che finalmente la vita della politica italiana tornasse pulita con comportamenti il cui unico fine fosse il bene della Comunità anteposto agli interessi personali.
Dopo pochi mesi le nostre speranze però andarono deluse: il grintoso pm Di Pietro ad un certo punto abbandona la magistratura, senza spiegare il vero motivo all'Italia intera, che grazie al tamtam mediatico di Tangentopoli, lo aveva eletto a suo paladino.
Poi poco tempo dopo il Tonino nazionale pensa di darsi alla politica e che cosa fa?
Pur di farsi eleggere senza tema di scivoloni, lui, uomo di destra - molti dicevano anche elettore del MSI in diverse occasioni - si fa candidare da D'Alema & company nelle liste del PDS, pretendendo per sè il collegio senatoriale del Mugello, ritenuto blindatissimo dal punto di vista della elezione per lo scranno di Palazzo Madama.
Voi cosa dite: beh...lo schifo mi assale, perchè un tal comportamento non ha nulla a che vedere con l'etica e la moralità, che dovrebbero essere delle stelle polari per chi ha ha incarici pubblici (dal consigliere di circoscrizione al Presidente della Repubblica).
Non contenti di tutto ciò, questi personaggi hanno invece la faccia tosta di sbraitare ogni giorno, in un italiano sgrammaticato e alquanto discutibile, dai nostri schermi e sulle copertine dei giornali chiedendo a gran voce una nuova moralità.
Come dicono i vecchi dalle mie parti "Fai quello che il prete dice, non fare quello che fa" o ancora "Predicano bene, ma razzolano male".
Insomma troppi uomini pubblici rubano o hanno rubano e non sentono il dovere morale di dimettersi, anzi sono incollati alla loro poltrona.
Quando invece nell'agone politico chiedono il loro legittimo spazio persone con idee scomode e forti - ma in una vera democrazia le idee non dovrebbero far paura a nessuno - come Adriano Tilgher , che opera alla luce del sole legalmente, torna prepontemente ad affacciarsi il problema dell'impresentabilità.
I concessionari politici del patentino di democraticità antifascista - il PD, l'ANPI ed altri - strepitano a gran voce, perchè tutti possono fare politica, ma il Tilgher proprio no.
Si rispolverano i suoi trascorsi govanili in Avanguardia Nazionale, accontentandosi delle superficiali banali ricostruzioni dei media di alcuni misteri dell'Italia repubblicana, senza prendersi la briga di qualche lettura un pò più approfondita o di qualche puntata interessantissima di Rai Storia.
Inizia invece, dopo oltre 60 anni di democrazia repubblicana. la "conta dei globuli neri" (si legga l'articolo di Guido Virzì del 22 gennaio scorso sul blog Atuttadestra http://www.atuttadestra.net/?p=3457 contenente tra gli altri anche un mio commento).
In pratica la politica italiana ed il suo elettore standard sopportano meglio le ruberie sistematiche che le idee non conformiste.
In questo l'Italia è simile a tante altre democrazie occidentali, che ti danno la libertà d'opinione fino a che non tocchi argomenti tabu da non trattare: il modello di sviluppo liberalcapitalista, lo strapotere delle lobbies industriali, affaristiche e bancarie, la politica estera dello stato di Israele (che non può come tutti gli altri stati del mondo essere criticato per il suo operato, pena il bollino infamante di antisemitismo).
Vogliamo dirla tutta: una libertà d'opinione con la "condizionale". Mi viene a tal proposito in mente un bellissimo libro che lessi anni fa: Processo alle idee del giornalista Sandro Forte.
D'altra parte la mia opinione, direbbero i santoni dell'antifascismo democratico, è quella di un vecchio militante missino, perdipiù figlio di un reduce della RSI.
Giovanni Fonghini
Viterbo, 21 Febbraio '10

Nessun commento:

Posta un commento