lunedì 29 marzo 2010

Difendiamo meglio i tesori della Tuscia

Ieri, domenica 28, durante i miei giri domenicali con una mia carissima amica ci siamo recati a Cellere in provincia di Viterbo per rivedere (lei per la prima volta) un gioiello rinascimentale del grande architetto pontificio Antonio da Sangallo il Giovane: la chiesa di S. Egidio.
La domenica spesso in buona compagnia vado a scoprire o a rivedere luoghi antichi e "memorabili" lontani dalle mete affollate del turismo di massa.
Questa chiesa infatti l'avevo vista oltre 20 anni fa in compagnia di un amico, che aveva un genitore nato in quelle zone.
Il ricordo lontano dei nostri giri domenicali me l'aveva rinfrescato un sito web nato da poco, che promuove il mio bellissimo e ricchissimo territorio, la Tuscia; il sito infatti si chiamaTusciagenda http://www.tusciagenda.it/ .
In questo sito si può anche scaricare il quindicinale MeltingPot, nel cui ultimo numero in distribuzione c'è un articolo che tra i tesori da scoprire cita proprio a Cellere la chiesa di S. Egidio.
Io dalla nascita vivo in questa zona e la conosco abbastanza bene, eppure, nonostante la mia conoscenza, arrivati in questo comune ho subito trovato difficoltà a trovare la chiesa.
Troppo spesso dalle mie parti le emergenze architettoniche, i luoghi naturali e tutto quello che di bello cè da ammirare - e credetemi è veramente tanto - non hanno una adeguata segnaletica che orienti il turista, italiano o straniero che sia.
Usciamo infatti dall'abitato e dopo una lunga ripida discesa inizia tra i campi una strada, naturalisticamente interessante (non lontano da qui nella Selva del Lamone operava il famogerato brigante Domenico Tiburzi), ma di S. Egidio nemmeno l'ombra.
C'erano altri segnali che indicavano altri luoghi; arrivo ad un bivio e armato di "tigna",ovvero testardaggine alla massima espressione come si dice dalle mie parti, torno indietro alla ricerca ostinata della chiesa.
Infatti poco dopo ritornati nei pressi dell'abitato sulla sinistra lungo la discesa vediamo un cartello stinto e non molto leggibile che indica la nostra meta, la chiesa di S. Egidio.
Miracolo: mi addentro con l'auto e la strada praticamente non esiste: legname abbandonato, poco sotto della terra accastata, materiale di risulta, uno Sconcio!
Però a pochi metri il gioiellino rinascimentale è lì triste e abbandonato. Dopo tanto girovagare parcheggio in qualche modo e facciamo qualche passo a piedi per ammirarlo.
Da anni per naturale passione promuovo in ogni modo la mia terra, consapevole delle sue tante bellezze e della totale idiozia e cecità di noi Viterbesi (intendo gli abitanti della provincia, non solo quelli del comune capoluogo dove sono nato e vivo) nel non saper mantenere e promuovere le nostre enormi ricchezze.
Per anni da comunicatore ho fatto questo anche professionalmente insieme al mio grande amico Carlo Maria Cardoni, che ci ha lasciato troppo presto circa due anni fa.
Una delle sue ultime manifestazioni si intitolava "Viterbesi nel Mondo", per promuovere i nostri conterranei che si sono distinti nei diversi campi delle attività e dello scibile umano.
Ma torniamo a noi: prendete qualsiasi libro di storia dell'arte o consultate Wikipedia, Antonio da Sangallo il Giovane è uno degli architetti rinascimentali più grandi, tanto è vero che operò per lunghi anni al servizio di tanti papi e al servizio della famigli Farnese, che annovera tra i suoi membri più illustri papa Paolo III nato nel Viterbese.
Ovviamente tante opere del Sangallo Giovane si trovano anche a Roma città papale per antonomasia.
Questo disinteresse ed incuria nei confronti delle bellezze della mia Tuscia mi fanno veramente rabbia: dopo la notizia del 25 marzo pubblicata su Libero News che riportava il commento entusiastico di un giornalista del Financial Times in seguito alla sua visita a Viterbo viaggi.libero.it/news/viterbo-che-sogno-financial-times-ne2084.phtml, questa doccia fredda me la sarei veramente evitata.
Cari signori amministratori della Tuscia (tra pochi giorni avremo peraltro un nuovo presidente di provincia ed un nuovo governatore della regione Lazio), egregio sindaco di Cellere, signor presidente dell'APT di Viterbo e provincia pensate di provvedere in merito e darci/darmi delle risposte convicenti?
Pensate davvero che un gioiello rinascimentale di un grandissimo architetto meriti questa incuria?
E' così che promuoviamo la domanda turistica nella nostra Tuscia?
Come dicono a Striscia La Notizia io il mio nodo al fazzoletto l'ho fatto, spero che lo facciano insieme a me tanti altri cittadini viterbesi e non, amanti dei nostri numerosissimi tesori d'Italia.
Viterbo, 29 marzo '10
Giovanni Fonghini

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