giovedì 1 aprile 2010

Lettera aperta alla professoressa Roberta De Monticelli

Gentile professoressa De Monticelli ho letto nell'edizione odierna di giovedì 1 aprile '10 del Corriere della Sera a pagina 27 il suo intervento titolato "Quel professore di Salò siamo noi".
Il suo intervento autorevole di filosofa commentava il triste squallido fatto di cronaca di una ragazzina violentata in classe sotto gli occhi indifferenti della classe e del suo professore.
Fatti come questi a me danno semplicemente il voltastomaco e non trovo parole "politically correct" per definire quest'adulto; i coetanei della ragazza più che schifo mi fanno pena e credo, senza avere ulteriori elementi di giudizio sull'operato di ognuno di loro, mi fanno pena i loro genitori, che probabilmente hanno fallito in toto nel loro ruolo genitoriale.
Ma il punto del mio commento è piuttosto un altro.
Lei ad un certo punto scrive "il fascismo attaccato alla nostra lingua dice invece così bene: me ne frego, ti frego e ne godo, sono fregato. E non ce ne frega niente.".
Non ho parole a questo punto: una testata autorevole come il Corriere fa commentare un triste, tragico fatto di cronaca ad una autorevole filosofa.
Certo un fatto così grave deve far riflettere ognuno di noi, nessuno escluso, soprattutto quelli più adulti.
Ma il fascismo e il leitmotiv scontatissimo, trito e ritrito del "me ne frego", forse contrapposto al veltroniano "I care", cosa diavolo c'entra?
Ancora una volta un filosofo dei nostri giorni vuole tornare a raccontarci il mito del "Fascismo come Male Assoluto". Basta! Non se ne può veramente più di questa storia, che ignora il reale significato delle parole nella lingua italiana ed ignora la storia di altre dittature di opposto colore e di tante democrazie, che si sono macchiate di crimini orribili, che non sfigurano di certo nel confronto con quelli del fascismo e del nazismo. Che, ricordiamocelo, furono storicamente, politicamente, culturalmente e socialmente due fenomeni diversi, semmai ascrivibili al fenomeno più generale dei Fascismi europei ed extraeuropei.
Mio padre fu un soldato della RSI ed io ancora oggi ne sono fiero: era un uomo buono, giusto, onesto e non si macchiò di alcun crimine.
Certamente nel gennaio '44 ad Anzio insieme ai suoi camerati cercò invano di contrastare l'avanzata dei "liberatori" americani. Oggi in molti mi dicono che stava dalla parte sbagliata, ma da che mondo è mondo in una guerra ci sono due parti che si contrappongono.
Il fascismo, nessuno vuole negarlo, fu una dittatura, ci fu violenza, ci furono pagine orribili di cui vergognarsi: le purghe, il delitto Matteotti, le leggi razziali e tanto altro.
Ma non fu solo questo: fu anche la creazione dello Stato Sociale, un grande fermento culturale, Cinecittà, Marconi e l'invenzione della radio, la splendida architettura razionalista dell'Eur, l'Iri, l'Enciclopedia Treccani del grande filosofo Giovanni Gentile e moltissimo altro, tra cui numerosissime città e opere pubbliche , che ancora oggi sono lì a ricordare i molti meriti di quel regime.
Quindi una preghiera agli intellettuali: smettetela di tirare in ballo il fascismo e il corollario conseguente del "male assoluto" ogni volta che accade un fatto riprovevole, che inquieta le nostre coscienze di uomini civili (alcuni tra i nostri simili, a mio avviso, non sono nè uomini e tantomeno sono civili).
Altrimenti dovrete spiegarmi come definire l'atomica americana su Hiroshima e Nagasaki, gli italiani gettati nelle foibe spesso dopo atroci e ripetute torture e violenze dai partigiani jugoslavi e dai loro compari italiani con il fazzoletto rosso, i circa 25000 cittadini tedeschi di Dresda uccisi dal bombardamento alleato degli inglesi, le nostre nonne e i nostri piccoli violentati dalle orde coloniali marocchine del generale francese Juin, le stragi emiliane del triangolo rosso di fascisti civili e militari e dei loro familiari che proseguirono fino al '47-'48 e tanto altro che non mi va di ricordare.
Anzi un'ultimo fatto voglio ricordare: le proteste dell'Anpi il giorno del Ricordo, il 10 febbraio e le loro proteste nei riguardi di chi va a posare un fiore sulle tombe dei caduti della RSI. Questi signori ignorano anche la Pietas di altre epoche antiche.
Abbiamo il diritto - dico abbiamo, interpretando il sentire di una comunità di destra che continua a rifiutare la Memoria Storica a Senso Unico - anche noi di definire queste vicende storiche sanguinose Mali Assoluti? Perchè se così non è il vostro senso della Democrazia è quantomeno traballante.
Viterbo, 1 Aprile '10
Giovanni Fonghini

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