venerdì 21 maggio 2010

La Damnatio Memoriae nei confronti di Almerigo Grilz

La recente uccisione in questi giorni del reporter di guerra Fabio Polenghi mi ha riportato il ricordo lontano della morte di Almerigo Grilz.
Un nome verso il quale la maggior parte dei media ha attuato una sorta di Damnatio Memoriae.
Almerigo Grilz, giornalista freelance inviato di guerra, muore colpito a morte da una pallottola a circa 34 anni di età il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre con la sua cinepresa riprende una battaglia fra i miliziani del Renamo e i loro avversari del governo in carica.
Ampi ricordi e citazioni di Almerigo Grilz li troviamo nel recente libro dell'inverno scorso di Adalberto Baldoni "Storia della Destra".
Prima di abbracciare a tempo pieno la professione giornalistica di inviato di guerra, una delle grandi passioni di Almerigo è la politica, nella quale si cimenta con ottimi risultati.
Dirigente del FdG, consigliere comunale nella sua Trieste nel gruppo consiliare del MSI-Destra Nazionale, fino ad arrivare alla carica di vicesegretario nazionale del FdG, insieme al segretario di allora Gianfranco Fini.
Insomma un politico a tutti gli effetti.
Ma nella professione giornalistica non è da meno: collabora da indipendente con tv e netwok internazionali.
Fonda poi, insieme a Fausto Biloslavo, ancora oggi collaboratore di Panorama e altre importanti testate, e a Gian Micalessin, l'agenzia Albatross Press Agency, che produrrà servizi di guerra da ogni più sperduto angolo della terra.
Ma puntualmente ogni volta che i tg e gli altri media ricordano i numerosi giornalisti italiani caduti in guerre e battaglie successive alla 2a guerra mondiale sul nome di Almerigo cade una spessa cortina nebbiosa.
Mi piace citare tra le poche testimonianze dei suoi colleghi che lo onorarono - la fonte in questo caso è Wikipedia - Toni Capuozzo che gli dedicò una intera puntate del settimanale televisivo di Canale 5 Terra!
Signori Giornalisti posso permettermi un umile suggerimento?
E' molto bello e confortante quando intervenite in difesa della libertà di stampa e ancor più, aggiungo io, della libertà di opinione, però, ricordando i vostri colleghi caduti nell'esercizio della loro professione, lasciate da parte gli "esami del sangue" sul loro passato politico.
Non è questo che dimostra la bravura e la capacità di un giornalista.
Viterbo, 21 Maggio '10
Giovanni Fonghini

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