lunedì 3 maggio 2010

Pensieri sparsi politicamente scorretti

PENSIERO N.1
SE CAMILLERI MI FA MORIRE BERTO RICCI A MOSCA...
Ieri sera la puntata domenicale di CHE TEMPO CHE FA del Fabiofazio nazionale, profeta televisivo del "politically correct" nostrano, era dedicata ad Andrea Camilleri.
Premetto, per onestà intellettuale, che adoro i romanzi di Camilleri, sia quelli con Montalbano che gli altri storici e non, compresi quelli di atmosfera magica e misteriosa come MARUZZA MUSUMECI e IL CASELLANTE.
L'intervista a conti fatti è stata anche un grande promo per la Sellerio Editore, ma non di questo voglio  parlare.
Come saprete Camilleri è un grande affabulatore, un narratore di storie talvolta inverosimili, che lui prende dalla vita reale soprattutto delle sue campagne di Sicilia di altri tempi.
Quindi puntata godibilissima, penserete voi.
Ad un certo punto però il Fabiofazio nazionale , vista l'età del Camilleri nato nel Ventennio, fa la domanda che tutti i professorini di sinistra si aspettano, ovvero il giudizio del nostro amato scrittore sul fascismo.
Camilleri in sintesi parla di quegli anni in maniera impietosa, affermando più o meno - non riporto le sue testuali parole, cerco di coglierne il succo - che in quel regime la dimensione tragica si univa spesso a quella farsesca.
Ricorda le sue letture giovanili delle riviste dei GUF e tra i nomi citati vien fuori quello di Berto Ricci, uno dei principali esponenti del "fascismo di sinistra", da molti considerato così di sinistra da essere paragonato al comunismo.
Camilleri infatti parla dei giovani fascisti inquadrati nei GUF - per chi non lo sapesse Gruppi Universitari Fascisti - , della rivista Architrave, di Berto Ricci e delle loro idee.
Poi a proposito del Ricci dice che va a farsi sparare in Russia.
Trasecolo: è lo stesso Ricci che conosco io?
Quel Ricci il cui pensiero fu largamente accolto da tanti giovani della RSI, nel dopoguerra da Ernesto Massi leader della sinistra missina e in tempi più recenti da Beppe Niccolai e dalla fondazione che porta il suo nome?
A me risulta che Berto Ricci partì volontario per la guerra d'Africa e lì morì il 2 febbraio 1941 a Bir Gandula nella Cirenaica.
Caro Andrea Camilleri io ti voglio molto bene, i tuoi romanzi mi hanno spesso fatto compagnia - in questi giorni sto terminando LA RIZZAGLIATA - ; inoltre sei il papà televisivo del Maigret magistralmente interpretato da Gino Cervi. 
La domenica sera con mio padre se lo "scialavamo", per dirla alla tua maniera e ricordo ancora commosso una sigla di chiusura dell'indimenticabile Luigi Tenco.
Però lascia la storia agli storici di professione: riguardo il fascismo di sinistra molto meglio ad esempio la lettura di Paolo Buchignani ed i suoi LA RIVOLUZIONE IN CAMICIA NERA e FASCISTI ROSSI.
Non farti più irretire, quando tornerai a Che Tempo Che Fa, dal Fabiofazio nazionale.
Narraci ancora le tue storie sensazionali, parlaci di Montalbano e Zingaretti: va benissimo così.
Ma la Storia lasciala quelli che vi si dedicano da una vita, ore e ore passate sulle "sudate carte".
PENSIERO N. 2
QUELLO SCHIAFFO DATO A PASOLINI AL CAFFE' SCHENARDI
Pasolini amava molto le mie parti della Tuscia: in uno dei miei post più recenti c'è un video di un episodio di UCCELLACCI E UCCELLINI con Totò e Ninetto Davoli girato nei pressi della bellissima basilica romanica di S. Pietro in Tuscania.
Negli ultimi anni della sua vita a Chia, frazione di Soriano nel Cimino, Pasolini acquistò un' antica torre circondata da boschi e verde a non finire intorno.
Alcune scene del VANGELO SECONDO MATTEO furono girate nelle vicinanze.
Il film, ricordiamolo, riportò apprezzamenti molto positivi anche da parte di ambienti ecclesiastici.
Fino a non molti anni fa Pasolini non era visto di buon occhio dalla comunità della destra.
Nel libro, per me ormai un cult, IL FASCIOCOMUNISTA dell'amato ANTONIO PENNACCHI c'è un episodio in cui Accio Benassi, il fascista più simpatico della letteratura dei nostri giorni, fa l'autostop con un suo folle amico.
Una macchina di lusso li carica, credo di ricordare alla volta di Roma e Accio intavola una accalorata discussione con il proprietario dell'auto. Accio difende le sue idee, la sua visione del mondo di giovane missino "fascista" degli anni '60.
Accio è un generoso: quando deve difendere le sue idee non guarda in faccia a nessuno, non si fa intimorire dal proprietario dell'auto di lusso.
Arrivati alla fine del viaggio l'amico quasi lo rimprovera per essersi esposto troppo, ma il giorno successivo una sorpresa li attende.
Il misterioso proprietario dell'auto è proprio Pasolini, che riporta il loro dibattito in un quotidiano nazionale.
Ma arrivo alla mia Tuscia e soprattutto ad un episodio che amici maggiori di me - sodali nel MSI - mi raccontarono un giorno lontano, protagonista il nostro Pasolini.
Al Caffè Schenardi - allora rinomato caffè storico di Viterbo - o nelle sue immediate vicinanze nacque una discussione tra i miei amici e Pasolini.
Uno degli interlocutori era il mio vecchio amico Franco (taccio il cognome perchè non sono autorizzato a farlo), partito giovanissimo volontario nelle fila della RSI.
Franco non era troppo incline alle discussioni: tanto è vero che ad un certo punto molla un ceffone a Pasolini dicendogli all'incirca: "Statte zitto brutto fr...io".
Va bene ammettiamolo pure: molti allora nel mio ambiente era un pò intemperanti, ma quasi sempre "ingenuamente" generosi nel difendere le loro idee.
Non possedevano la calma "very british" di Gianfranco Fini.
Generosi fino in fondo nella difesa della loro visione del mondo,come lo è il personaggio letterario Accio Benassi e come talvolta, ostinatamente, mi ritrovo ad essere anche io.

Viterbo, 3 Maggio '10
Giovanni Fonghini

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