sabato 26 giugno 2010

Da vecchio missino di sinistra a nuovo libertario?

La lettura dell'articolo di Luciano Lanna sulla destra radicale mi ha "destabilizzato" in quanto alla mia definizione all'interno di una precisa area politica.
Il mio carattere, non consono ai tempi dell'oggi, mi ha sempre portato a privilegiare e a dare grande importanza all'essere più che all'avere, al donare più che al ricevere, al Sentimento più che alla Convenienza.
Mary, moglie di un caro amico che non c'è più, in giorno in un ospedale romano, mentre ero in visita al di lei marito, prossimo a morire, mi disse: "Tu sei ancora un idealista". Lei forse non lo intuì, affranta come era dal suo dolore, ma mi fece un complimento enorme.
Che volete farci? Sono fatto cosi - un fesso direbbero in tanti - e una vita quasi tutta in salita non mi ha cambiato molto sotto questo aspetto.
La politica ad esempio: la frequento da quando ero bambino nelle sedi del MSI, tenendo la mano di mio padre, poi ancora adolescente l'ho presa in moglie. Una moglie infedele, spesso una squallida prostituta, che mi ha tradito, fatto patire e piangere, per lei ho sopportato ingiustizie e privazioni pesanti, eppure non ho mai smesso di amarla. Un pò, se volete, come Catullo nei confronti della sua Lesbia.
Tutto questo per introdurre il tema dell'argomento: dobbiamo veramente dire addio alla destra radicale a favore del nuovo che avanza?
Le etichette in genere non dicono molto, esemplificano eccessivamente e non tengono conto delle sfumature che connotano la Politica e le collocazioni, all'interno delle quali ci poniamo (spesso veramente sono gli altri a volerci collocare e definire, non sempre nella maniera più adeguata).
A me "destra radicale" non sembra una terminologia così scaduta e datata: può anzi identificare un modo di fare politica vissuta e intesa quasi come missione. L'amore per il sociale, la comunità, la solidarietà, uno spirito talvolta anche guascone, ma estremamente generoso e lontanissimo da certi moderatismi, dietro ai quali troppo spesso c'erano soltanto interessi di bottega, di piccolo e grande cabotaggio o per dirla diversamente "l'assalto alla diligenza rappresentata dalla Res Publica".
Poi d'accordo: ognuno nella propria casa faccia Mea Culpa.
La destra, anche quella radicale, non è stata immune da giochetti, intrighi, personalismi, avventatezza, pagate perlopiù da militanti generosi fino all'inverosimile.
Anni fa in suo saggio Marcello Veneziani tracciava le differenze tra destra e sinistra: la destra, diceva, ama l'et et , la sinistra è al contrario orientata all'aut aut.
Io preferisco di gran lunga l'et et al secco, esclusivo, ultimativo e illiberale aut aut.
E se vogliamo ritornare alla storia patria, già il fascismo cercò di fare proprio questo, nel superamento della dicotomia di destra e sinistra. Lo fece avendo come riferimento valori di destra - la nazione, l'amore per l'Italia principalmente - coniugati e non contrapposti ad una politica sociale di sinistra.
In conclusione tornando al dibattito attuale, temo che anch'io adeguarmi al linguaggio presente, così che il vecchio irriducibile missino di sinistra debba cedere, non senza rimpianti, il passo ad un nuovo libertario.
Viterbo, 26 Giugno '10
Giovanni Fonghini

domenica 20 giugno 2010

L'emozionante mistero dei sentimenti

Quando ero ragazzo mio cognato Francesco mi regalò un libro "Per le antiche scale" di Mario Tobino, psichiatra e romanziere. Le vicende del libro infatti narranno le storie dei malati di un manicomio: lo divorai - si era in estate durante le vacanze scolastiche e gli impegni di scuola non interferivano con la mia grande passione, la lettura - e ne rimasi particolarmente colpito.
Così colpito che pochi mesi fa nella mia biblioteca personale di Google libri mi divertii a recensirlo insieme a pochi altri titoli. Sapete, è divertente ogni tanto lo scambio dei ruoli e trasformarsi da lettore in recensore.
Ebbene pochi giorni fa ho iniziato la lettura di un altro romanzo di Mario Tobino "Le libere donne di Magliano", precedente all'altro libro citato e considerato da molti uno dei maggiori capolavori della letteratura italiana del '900. Anch'esso tratta le storie di un manicomio situato nelle campagne lucchesi.
A pagina 92 sono rimasto "folgorato" da un capoverso che parla di sentimenti e che riporto per intero, tanta e tale è la sua profonda bellezza:
"Non si vuol considerare che i sentimenti sono il più grande ed emozionante mistero, quelli che ci uniscono per un golfo sotterraneo con qualcosa di divino, con un Dio che non abbiamo mai visto ma sappiamo esistere e ci fa paura.".
Io non voglio e non sono in grado di aggiungere altro; penso solo che chi ha intelligenza emotiva può trarre da queste parole motivo di riflessione grande. Leggetelo!
Viterbo, 20 Giugno '10
Giovanni Fonghini

sabato 12 giugno 2010

Il mondiale del Sudafrica aiuterà l'Africa (a salvare i suoi bambini da una vita "nonvita")?

E' questa la domanda, drammatica, che da "ateo" del calcio mi pongo.
Qui non parlerò di pronostici, di classifiche, di nazionali blasonate o meno, di premi-partita destinati a questa o quella causa benefica: no, io non amo il calcio, non l'ho mai saputo giocare e per me è sempre stato di una noia mortale.
Gli strani giochi della sorte mi hanno però fatto frequentare, tra gli amici più cari, dirigenti e giornalisti sportivi; inoltre nella seconda metà degli anni '80, durante una magica stagione professionale della mia precedente vita di comunicatore, ho fatto parte dello staff organizzativo del Torneo Giovanile calcistico "Grossi-Morera".
Ma torniamo alla domanda di prima, una domanda che esige risposte concrete e in tempi accettabili:
i soldi, tantissimi, spesi per organizzare i mondiali di calcio del Sudafrica potranno contribuire in qualche modo a strappare i troppi bambini africani dalla fame - circa 26000 ne muoiono ogni giorno a causa di questa - , dalla povertà, dall'ignoranza e dalle violenze di troppe guerre?
Quegli occhi scuri e quelle pancine gonfie per la denutrizione questo chiedono a tutti gli uomini di buona volonta, sia africani che di altri continenti.
Il calcio, nelle società odierne, ha perso il suo originario connotato di semplice gioco; il business più bieco lo ha bruttamente trasformato in un enorme Moloch, che invade e pervade praticamente ogni sfera delle umane cose. Ha il dovere etico perciò di restituire qualcosa ai meno fortunati ed in particolare ai bambini africani, che hanno gli stessi identici diritti dei nostri, che si fanno comprare l'ovetto di cioccolata dalle loro "sciocche" mamme, solo per prendere la sorpresina e subito dopo l'ovetto non sarà mangiato, ma spesso gettato via, talvolta per strada.
Io appartengo alla generazione dei bambini poveri degli anni '60 e quando non mangiavo o peggio ancora sprecavo qualcosa, i miei mi rimproveravano: " non lo sprecare, altrimenti Gesù Bambino piange".
Forse il Santo Bambino non piangeva, però quell'insegnamento saggio e solidale non mi ha abbandonato mai.
E'inutile, quasi squallido, parlare di civiltà  del 21° secolo, quando ogni giorno muore per fame un'enormità di bambini, che riempirebbero troppi cimiteri.
Signori della FIFA, allenatori, calciatori, dirigenti, appassionati, tifosi e semplici cultori del pianeta calcio, fatemi ricredere, almeno per una volta, sul vostro amato gioco...
Sarebbe bello se il continente africano traesse qualche risultato concreto nella lotta alla fame dal primo mondiale di calcio qui disputato. E passerebbe alla storia non solo dello sport, ma delle cose migliori dell'Uomo
Viterbo, 12 Giugno '10
Giovanni Fonghini

martedì 8 giugno 2010

Ugo Spirito e la mia maturità dell'estate 1978

La lettura di un recente post del blog di Roberto Alfatti Appetiti Ugo Spirito capì il '68 quarant'anni prima ha riaperto, come dice il bravo e simpatico Gerry Scotti, un cassettino della memoria - in qualche caso per me sono, più che cassettini, ingombranti bauli - .
Era caldo 32 anni fa, nel 1978, anno della mia fatidica maturità classica.
E proprio preparandomi agli esami, avvenne il mio incontro con il grande filosofo Ugo Spirito, già allievo di Giovanni Gentile su posizioni definite, credo da altri studiosi, di "gentiliano di sinistra".
Quello che determinò l'incontro fu il libro, ricco di suggestioni sociali, politiche e culturali, CRITICA DELLA DEMOCRAZIA.
Uno dei tantissimi volumi presi in prestito dalle biblioteche della mia città di Viterbo, la Comunale degli Ardenti e la Provinciale Anselmi.
Tanti furono i pomeriggi lì trascorsi da studente, che quando anni dopo fui assunto per brevi contratti a tempo determinato come distributore, in pratica colui che in sala di lettura porta i libri che gli avete richiesto, gli impiegati e neocolleghi avevano ancora memoria di me, ma questo è un altro discorso...non divaghiamo sulle memorie personali.
Posso, anzi voglio affermare, con piena convinzione che Critica della Democrazia di Ugo Spirito è uno dei libri più belli ed interessanti di tutte le letture della mia vita.
Ne consiglio la lettura o la rilettura a chiunque: ai tanti che come me spesso si sono interrogati sui concetti di democrazia, di maggioranza e sugli esiti, talvolta veramente illiberali e liberticidi, dell'una e dell'altra, questo libro fornisce le motivazioni e gli strumenti per affrontare il tema in maniera documentata.
Quello che lui scriveva, portando avanti la sua critica al vecchio mondo ottocentesco, diviso tra i modelli - anche per me ugualmente fallimentari del liberalismo capitalista e del collettivismo marxista - può benissimo applicarsi al primo decennio del 21° secolo, dominato dal turbocapitalismo, ormai perseguito anche dalla Cina, ostinata a definirsi ancora comunista.
Troppe volte mi sono trovato a pensare che il numero, inteso come maggioranza, che decide questo o quello a suo piacimento, non sempre porta con sè il fare ciò che è giusto: il più delle volte decide su quello che è più opportuno. E la differenza non è sottile, ma fondamentale.
Quante volte ho sognato, forse da folle, il ritorno ad un modello di democrazia diretta come nell'antica Atene.
E quante volte quel segno tracciato su un simbolo in occasione di consultazioni elettorali - che icasticamente Mussolini definiva "ludi cartacei" - ha perso poi il suo senso e significato di rappresentanza popolare.
Quante le occasioni in cui i rappresentanti del popolo, democraticamente e liberamente eletti, decidono iniziative e misure, avvertite come punitive dal cittadino comune, senza minimamente intaccare i troppi privilegi della casta politica, dei furbi, dei vip e dei potentati di ogni risma e genere?
Queste sono alcune delle domande che mi ponevo oltre 30 anni nella corrotta e ingiusta Italia democristiana e che ancora oggi, nell'Italia dei gossip, delle veline, della tv spazzatura e dei ministri "pentiti" del loro passato missino - che invece rivendico e ricordo con affetto - ancora non hanno trovato risposta.
Certo i libri o un solo libro non fanno miracoli, però magari cominciando con spirito libero a mettere in discussione qualche tabù, si potrà finalmente arrivare un giorno ad una democrazia veramente partecipativa e non meramente rappresentativa.
Viterbo, 8 Giugno '10
Giovanni Fonghini

martedì 1 giugno 2010

Regaliamo una bussola grande ai nostri uomini politici

Sì, amici cari del web, penso che noi gente comune - impiegati, giovani disoccupati, agricoltori, operai, piccoli imprenditori, famiglie monoreddito, pensionati, artigiani, etc., etc., - proprio questo dobbiamo fare, regalare una enorme ed efficiente bussola ai nostri governanti e alla stragrande maggioranza dei nostri uomini politici, della maggioranza e della opposizione.
Le notizie che ogni giorno leggo ed ascolto mi portano ad una sola categorica conclusione: "Questi hanno proprio perso la bussola!" (i nostri giovani, più sarcasticamente, direbbero invece loro: "Fumano roba cattiva...").
Da ragazzo, quando frequentavo il FdG e il MSI, sui nostri giornali si leggeva spesso: "Il paese legale è distante dal paese reale...". Magari cosi fosse, sarebbe il male minore!
Questi signori, baciati dalla dea fortuna per i loro lauti emolumenti pubblici, non sono distanti da noi gente comune dei 1000 o 1200 euro al mese, abitano proprio altrove.
Qualche spunto di riflessione:
1) il DL della manovra finanziaria correttiva per il 2010 blocca per 3 anni, dal 2010 al 2012, gli scatti di anzianità degli stipendi pubblici, accomunando con una fantasia inverosimile i generosi stipendi dei magistrati a quellli degli altri dipendenti pubblici.
La distanza economica tra le due categorie però è abissale.
Molti di noi, dopo anni di carriera, ogni tot anni di anzianità ci troviamo in busta paga, quando c'è uno scatto di anzianità, pochissime risibili decine di euro in più, ma, credetemi, gli stipendi dei magistrati viaggiano su altri ed alti livelli;
2) il ddl sulle intercettazioni prevede in un suo punto "quando l'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l'informazione è inviata all'autorità ecclesiastica..." da Il Blog di Roberta Lerici da Rignano Flaminio .
Siamo impazziti o che altro? E' tornato il Papa Re e non ci hanno detto niente?
Fino a prova contraria siamo in uno stato laico e gli uomini di chiesa, come chiunque altro, sono cittadini dello stato italiano e soltanto a questo debbono rispondere in caso di reato, accertato o presunto;
3) troppe sono le multe che i vigili di Alemanno fanno ai nostri parlamentari: questo si leggeva nella pagina romana del Corriere della Sera di qualche settimana fa.
Un parlamentare infatti si lamentava del malevole comportamento dei "pizzardoni" romani, che non chiudono un occhio sulle loro auto poste fuori dei luoghi consentiti, ignorando che loro tutti insieme, per 2 o 3 giorni alla settimana, lavorano per noi, per il nostro bene comune.
Chissà se lo stesso occhio di riguardo lo possono chiedere i miei amici pendolari, che ogni giorno a loro spese si spostano con la loro auto, qualora gli venga in mente, magari per essere puntuali con la timbratura del badge, di parcheggiare il loro mezzo di trasporto fuori dalle strisce regolamentari?
Sarebbe, paradossalmente, una prova di vera democrazia;
4) la mia cara Renata Polverini con la sanità laziale ha iniziato malissimo: il decreto 48 sulla rete ospedaliera prevede la chiusura dei posti letto degli ospedali di Ronciglione e Montefiascone e addirittura l'accorpamento della ASL di Viterbo con quella di Rieti e con una parte di quella della provincia romana.
Il mio appoggio motivatissimo dato alla Polverini per il lavoro splendido fatto nel sindacato dell'UGL sta subendo, spero però di ricredermi, un contaccolpo fortissimo.
Per anni insieme a tanti altri ho lamentato la visione "romanocentrica" dell'ente Regione e tu cosa fai per razionalizzare le voci di costo che gravano sul malridotto bilancio regionale?
Mi proponi, non solo, una diminuzione sostanziosa dei posti letto, ma anche vuoi accorpare i servizi della Asl Viterbese con quelli di Rieti, che geograficamente e territorialmente è una realta distante e diversa e con quelli di Roma, che è bene rimangano separati.
Quanti come me per motivi di salute sono costretti a frequentare gli uffici della ASL cosa dovrebbero fare, recarsi a Rieti o in provincia di Roma?
E' questa la la tua considerazione della mia provincia, quella di Viterbo, che vuole i suoi servizi efficienti sul suo territorio e non altrove (giustamente gelosa della sua autonomia)?
Insomma amici cari, ho voluto fornirvi solo qualche umile spunto di riflessione per dimostrarvi che i nostri politici sono dei marziani e non riescono efficacemente a dialogare con noi terrestri comuni, che non abbiamo yacht da farci sequestrare e amici misteriosi, che a nostra insaputa ci paghino le rate mensili dei nostri faticosi mutui.
Viterbo, 1 giugno '10
Giovanni Fonghini

P.S. permettemi un ricordo personale in memoria di un amico scomparso 2 anni fa circa a soli 52 anni,Carlo Maria Cardoni.
A lui debbo molto sul piano umano, prima che professionale e oltre 20 anni di sodalizio nell'ambito della Comunicazione e delle PR sono lì a dimostrarlo.
Carlo eri per me un fratello, mi manchi sempre e in fondo anche questo mio blog non sarebbe nato senza la frequentazione di Te e i Tuoi preziosi insegnamenti. Ciao, un abbraccio.