sabato 12 giugno 2010

Il mondiale del Sudafrica aiuterà l'Africa (a salvare i suoi bambini da una vita "nonvita")?

E' questa la domanda, drammatica, che da "ateo" del calcio mi pongo.
Qui non parlerò di pronostici, di classifiche, di nazionali blasonate o meno, di premi-partita destinati a questa o quella causa benefica: no, io non amo il calcio, non l'ho mai saputo giocare e per me è sempre stato di una noia mortale.
Gli strani giochi della sorte mi hanno però fatto frequentare, tra gli amici più cari, dirigenti e giornalisti sportivi; inoltre nella seconda metà degli anni '80, durante una magica stagione professionale della mia precedente vita di comunicatore, ho fatto parte dello staff organizzativo del Torneo Giovanile calcistico "Grossi-Morera".
Ma torniamo alla domanda di prima, una domanda che esige risposte concrete e in tempi accettabili:
i soldi, tantissimi, spesi per organizzare i mondiali di calcio del Sudafrica potranno contribuire in qualche modo a strappare i troppi bambini africani dalla fame - circa 26000 ne muoiono ogni giorno a causa di questa - , dalla povertà, dall'ignoranza e dalle violenze di troppe guerre?
Quegli occhi scuri e quelle pancine gonfie per la denutrizione questo chiedono a tutti gli uomini di buona volonta, sia africani che di altri continenti.
Il calcio, nelle società odierne, ha perso il suo originario connotato di semplice gioco; il business più bieco lo ha bruttamente trasformato in un enorme Moloch, che invade e pervade praticamente ogni sfera delle umane cose. Ha il dovere etico perciò di restituire qualcosa ai meno fortunati ed in particolare ai bambini africani, che hanno gli stessi identici diritti dei nostri, che si fanno comprare l'ovetto di cioccolata dalle loro "sciocche" mamme, solo per prendere la sorpresina e subito dopo l'ovetto non sarà mangiato, ma spesso gettato via, talvolta per strada.
Io appartengo alla generazione dei bambini poveri degli anni '60 e quando non mangiavo o peggio ancora sprecavo qualcosa, i miei mi rimproveravano: " non lo sprecare, altrimenti Gesù Bambino piange".
Forse il Santo Bambino non piangeva, però quell'insegnamento saggio e solidale non mi ha abbandonato mai.
E'inutile, quasi squallido, parlare di civiltà  del 21° secolo, quando ogni giorno muore per fame un'enormità di bambini, che riempirebbero troppi cimiteri.
Signori della FIFA, allenatori, calciatori, dirigenti, appassionati, tifosi e semplici cultori del pianeta calcio, fatemi ricredere, almeno per una volta, sul vostro amato gioco...
Sarebbe bello se il continente africano traesse qualche risultato concreto nella lotta alla fame dal primo mondiale di calcio qui disputato. E passerebbe alla storia non solo dello sport, ma delle cose migliori dell'Uomo
Viterbo, 12 Giugno '10
Giovanni Fonghini

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