martedì 8 giugno 2010

Ugo Spirito e la mia maturità dell'estate 1978

La lettura di un recente post del blog di Roberto Alfatti Appetiti Ugo Spirito capì il '68 quarant'anni prima ha riaperto, come dice il bravo e simpatico Gerry Scotti, un cassettino della memoria - in qualche caso per me sono, più che cassettini, ingombranti bauli - .
Era caldo 32 anni fa, nel 1978, anno della mia fatidica maturità classica.
E proprio preparandomi agli esami, avvenne il mio incontro con il grande filosofo Ugo Spirito, già allievo di Giovanni Gentile su posizioni definite, credo da altri studiosi, di "gentiliano di sinistra".
Quello che determinò l'incontro fu il libro, ricco di suggestioni sociali, politiche e culturali, CRITICA DELLA DEMOCRAZIA.
Uno dei tantissimi volumi presi in prestito dalle biblioteche della mia città di Viterbo, la Comunale degli Ardenti e la Provinciale Anselmi.
Tanti furono i pomeriggi lì trascorsi da studente, che quando anni dopo fui assunto per brevi contratti a tempo determinato come distributore, in pratica colui che in sala di lettura porta i libri che gli avete richiesto, gli impiegati e neocolleghi avevano ancora memoria di me, ma questo è un altro discorso...non divaghiamo sulle memorie personali.
Posso, anzi voglio affermare, con piena convinzione che Critica della Democrazia di Ugo Spirito è uno dei libri più belli ed interessanti di tutte le letture della mia vita.
Ne consiglio la lettura o la rilettura a chiunque: ai tanti che come me spesso si sono interrogati sui concetti di democrazia, di maggioranza e sugli esiti, talvolta veramente illiberali e liberticidi, dell'una e dell'altra, questo libro fornisce le motivazioni e gli strumenti per affrontare il tema in maniera documentata.
Quello che lui scriveva, portando avanti la sua critica al vecchio mondo ottocentesco, diviso tra i modelli - anche per me ugualmente fallimentari del liberalismo capitalista e del collettivismo marxista - può benissimo applicarsi al primo decennio del 21° secolo, dominato dal turbocapitalismo, ormai perseguito anche dalla Cina, ostinata a definirsi ancora comunista.
Troppe volte mi sono trovato a pensare che il numero, inteso come maggioranza, che decide questo o quello a suo piacimento, non sempre porta con sè il fare ciò che è giusto: il più delle volte decide su quello che è più opportuno. E la differenza non è sottile, ma fondamentale.
Quante volte ho sognato, forse da folle, il ritorno ad un modello di democrazia diretta come nell'antica Atene.
E quante volte quel segno tracciato su un simbolo in occasione di consultazioni elettorali - che icasticamente Mussolini definiva "ludi cartacei" - ha perso poi il suo senso e significato di rappresentanza popolare.
Quante le occasioni in cui i rappresentanti del popolo, democraticamente e liberamente eletti, decidono iniziative e misure, avvertite come punitive dal cittadino comune, senza minimamente intaccare i troppi privilegi della casta politica, dei furbi, dei vip e dei potentati di ogni risma e genere?
Queste sono alcune delle domande che mi ponevo oltre 30 anni nella corrotta e ingiusta Italia democristiana e che ancora oggi, nell'Italia dei gossip, delle veline, della tv spazzatura e dei ministri "pentiti" del loro passato missino - che invece rivendico e ricordo con affetto - ancora non hanno trovato risposta.
Certo i libri o un solo libro non fanno miracoli, però magari cominciando con spirito libero a mettere in discussione qualche tabù, si potrà finalmente arrivare un giorno ad una democrazia veramente partecipativa e non meramente rappresentativa.
Viterbo, 8 Giugno '10
Giovanni Fonghini

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