lunedì 19 luglio 2010

In ricordo di Paolo

Domenica 19 luglio 1992: a casa infastidito dal caldo facevo zapping tra un canale tv e l'altro, quando l'edizione straordinaria di non ricordo quale tg dette la notizia di uno spaventoso attentato in una via di Palermo, via D'Amelio. In quell'attentato perdevano la vita il giudice Paolo Borsellino e i componenti della sua scorta, tra i quali c'era una giovane agente di polizia, Emanuela Loi.
Piansi, piansi molto quel giorno maledetto, di dolore e di rabbia contro uno stato inerte di fronte allo strapotere della mafia.
Conoscevo bene, stimavo e ammiravo molto l'opera straordinaria e instancabile di Paolo Borsellino, che con Giovanni Falcone - ucciso a Capaci con la moglie e la sua scorta meno di 2 mesi prima - aveva istruito il famoso maxiprocesso, che portò alle condanne definitive di numerosi esponenti di Cosa Nostra.

Borsellino, come Falcone, il generale Dalla Chiesa e troppi altri ricordati o dimenticati, fu lasciato solo, abbandonato al verdetto mafioso di morte dallo Stato, che servì fedelmente fino alla fine, compiendo il suo dovere un giorno dopo l'altro.
Uno stato serio, forte, autorevole e credibile non abbandona i suoi cittadini e i suoi servitori nelle mani insanguinate delle cricche criminali e mafiose, contigue e colluse con il mondo degli affari, della politica e di importanti pezzi della macchina statale; uno stato serio, forte, autorevole e credibile sa farsi rispettare, se necessario incute anche timore e difende gli onesti dalla violenza arrogante della criminalità.
Alcuni dicono che le fiction sulla mafia danneggiano l'immmagine della Sicilia e dei tanti siciliani onesti; secondo me è vero l'esatto contrario.
All'indifferenza, alla girata di spalle, alla paura che ti smorza giorno dopo giorno, va contrapposta l'attenzione vigile e continua di ognuno di noi: non si combatte il cancro della mafia ignorandola.
La mafia non riguarda solo la Sicilia, riguarda tutti gli italiani: alla logica nefasta del favore, della raccomandazione, della scorciatoia, del "consiglio-intimidazione amichevole" dobbiamo contraporre il ripristino della legalità e dello stato di diritto, che debbono valere per chiunque, nessuno escluso.
In questi giorni alcuni parteciperanno magari alle tante manifestazioni in memoria di Paolo Borsellino, tutto questo è certamente importante; ma ancora più utile e importante è tenere sempre vivo nel cuore il il ricordo di quelli come lui, che per la bellezza dell'onestà e della pulizia morale furono costretti a sacrificare la propria vita. La speranza attiva di un'Italia migliore, pulita e onesta non ci deve abbandonare mai; anche così potremo "rifiutare il puzzo del compromesso morale".
Giovanni Fonghini

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