venerdì 6 agosto 2010

Siamo vincoli o sparpagliati?

Così diceva negli anni '60 Pappagone, fortunato personaggio televisivo interpretato da Peppino De Filippo e stava a significare "Siamo uniti o divisi?", una frase che molto si addice agli ex missini, dei quali l'attuale situazione è evidenziata dall'articolo di Paolo Ruotolo. Articolo che, a malincuore, mi vedo costretto a condividere.
"Il correntismo ideale del Movimento Sociale Italiano si è rapidamente trasformato in un correntismo di potere e di gestione, di incarichi e prebende." così scrive: si può oggettivamente dargli torto?

Il MSI, nonostante le accuse degli avversari che lo dipingevano come un organismo refrattario alla libera discussione ed espressione delle proprie idee, fu un partito contraddistinto da una effervescente, vivace discussione interna; le sue correnti difendevano a spada tratta le loro tesi, spesso molto distanti l'una dall'altra.
Cito, ad esempio, la netta contrarietà all'adesione alla Nato della corrente sinistra, che fu peraltro molto perplessa anche circa la decisione di collocarsi a destra nei banchi parlamentari. Ricordo poi le diatribe tra i "socializzatori", orgogliosi eredi dell'ultimo Fascismo-movimento della RSI e i "corporativisti", più orientati a valorizzare il Fascismo-regime.
Le idee avevano quindi un importante posto di rilievo nel MSI: si discuteva con grande passione, salvo poi ritrovarsi uniti e compatti di fronte agli avversari. E quelli più intellettualmente onesti riconoscevano questa dote all'MSI. Oggi invece quel nobile bagaglio ideale è diventato vecchio, superato, ingombrante, se non addirittura imbarazzante per alcuni.
Tatticismi, corsa alle poltrone, accuse reciproche di tradimenti fanno da sfondo inquietante al dibattito tra gli ex fratelli missini, trasformatisi oramai in fratelli-coltelli.
A questo si aggiunga un quadro generale della politica italiana in cui non tengono banco le questioni importanti per la vita dei cittadini, bensì vicende di altro contenuto con accuse di reciproca disonestà.
Un quadro desolante che non fa certo piacere a chi si ostina ad avere una concezione alta della politica e dei suoi rappresentanti.
A questo punto, dovendo provare a raddrizzare il timone della nave Italia, una piccola grande battaglia di democrazia vera la potrebbe fare il parlamento, approvando in tempi brevi una legge che ci restituisca il voto di preferenza. Potremo tornare in questo modo ad avere dei rappresentanti eletti e non nominati dall'alto.
E magari per una volta gli ex missini potrebbero essere di nuovo "vincoli", memori di quella unità e compattezza che fu del loro MSI.
Giovanni Fonghini

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