lunedì 13 settembre 2010

La Storia e i romanzi storici

Erano interessanti o noiosi i vostri libri di storia quando eravate studenti? I miei al liceo, nonostante che la storia mi piacesse molto, non li ricordo con particolare entusiasmo. Li studiavo, certo, anche per fare una buona interrogazione. Alzi la mano chi di voi non l'abbia fatto una o più volte. Però in generale quei testi non brillavano per l'interesse suscitato. Alcuni professori poi concepivano l'interrogazione di storia come una sequela di date da ripetere come pappagalli ammaestrati - uno dei motivi per cui molti odiano la storia come materia scolastica - ; quelli più illuminati invece, pochi per la verità, stimolavano gli studenti a cercare agganci con le altre materie, che bene si inserissero nel contesto storico volta per volta esaminato.

Facciamo però un passo indietro: cos'è la Storia se non una narrazione di grandi fatti che si incrociano con le vite e le storie piccole della gente comune? E tra gli uomini comuni ci sono anche i nostri nonni e i nostri genitori. Io ad esempio da bambino ascoltavo affascinato le storie di guerra di mio padre, prima soldato nei Granatieri di Sardegna nel Regio Esercito, poi più tardi soldato di Mussolini nella Repubblica Sociale Italiana. Crescendo quei suoi fatti personali e familiari li ho ritrovati, che si incontravano con quello che leggevo nei saggi dedicati alla storia del fascismo, della RSI, del MSI. In anni più recenti molte di quelle storie soprattutto della RSI e del dopoguerra drammatico dei suoi reduci, che erano riusciti a salvare la pellaccia, incontreranno il favore del grande pubblico con Giampaolo Pansa, uno dei primi a sinistra nel riconoscere che a guerra finita c'era stata una mattanza di molti fascisti e dei loro familiari, a prescindere dal fatto che si fossero macchiati o meno di crimini. Molti anni prima di Pansa lunghi anni di studio, come storico e come giornalista di Gente chiamato da Edilio Rusconi dopo la collaborazione con OGGI, li aveva dedicati alla materia il coraggioso senatore missino Giorgio Pisanò con il suo monumentale Storia della guerra civile in Italia. A questo punto credo sia chiaro a chiunque che leggere la storia è una mia grande passione, che si sposa magnificamente con la visione dei documentari storici. Tanto è vero che il canale Rai Storia è uno dei pochi che salvo dalla bruttura che domina la tv attuale. Però una lancia voglio spezzarla a favore dei romanzi storici spesso disprezzati dagli intellettuali snob con la puzza sotto il naso. In alcuni casi ho imparato e conosciuto più storia dalla lettura di avvincenti romanzi che dalla lettura di quei pallosissimi testi di scuola degli anni del liceo. Prendiamo il mondo classico: Atene, Sparta, le guerre tra loro e contro i Persiani, le Termopili, Leonida e suoi 300, Roma, la sua conquista dell'allora mondo conosciuto, poi il declino dell'aquila imperiale - la ritroviamo nell'affresco generazionale dei coloni dell'Agro Pontino in Canale Mussolini del mio amato Antonio Pennacchi - ed infine l'avanzata dei popoli barbari, che in conclusione visto il diverso tenore di vita dei romani non ambiscono altro che a romanizzarsi. Due nomi principalmente: Valerio Massimo Manfredi, un vero archeologo che ti affascina con i suoi racconti - imperdibili anche le sue trasmissioni tv soprattutto a LA7 -  e Guido Cervo, un docente bergamasco di diritto che scrive mirabilmente di storia, in primis la Roma Antica, con i barbari che premono alle porte dei suoi confini. E giù giù attraverso i secoli non posso dimenticare i romanzi di Andrea Camilleri, con le sue narrazioni siculo-vigatesi dei primi anni dell'Unità d'Italia dei Savoia e il popolo che impreca contro la leva obbligatoria, per loro sconosciuta fino a che c'erano stati i Borbone del Regno delle Due Sicilie. E, last but not least,arriviamo agli anni Trenta con  Giorgio Ballario e i suoi noir coloniali protagonista il maggiore Aldo Morosini. D'altra parte, coloniale o no, sempre di storia e di romanzi storici si tratta. Soltanto spero per questi ultimi che il giovane Allen, mio libraio di fiducia, me li faccia avere quanto prima.
Giovanni Fonghini

Nessun commento:

Posta un commento