martedì 26 ottobre 2010

Il ministero c'è, ma la semplificazione non si vede

Ebbene anche l'Italia ha, credo da qualche anno, un ministero che si occupa della semplificazione amministrativa e normativa. Un proposito degno di merito, senza dubbio. Soltanto che i cittadini non riescono a vedere concretamente i suoi benefici effetti. Cominciamo con il linguaggio usato dalla pubblica amministrazione in genere: parole così antiquate da risultare astruse, se non sconosciute, per molti. Codesto, obliterare, emolumenti, accuso ricevuta...ma chi parla più così? Si pretende di colmare la distanza tra il cittadino e la pubblica amministrazione e poi ci esprime con dei termini che trasformano il dialogo in un monologo.

Per non parlare poi delle circolari ministeriali, dei bandi di concorso, delle gare d'appalto e simili. Per arrivare al sodo della questione dobbiamo prima sorbirci un elenco infinito di "Visto che" il cui unico risultato concreto è quello di farci perdere il filo del discorso. Il burocratese, il politichese e purtroppo talvolta anche il sindacalese sono linguaggi da marziani, per questo noi terrestri non possiamo capirli.
Il cittadino è veramente tale, e non suddito, se il suo stato dialoga con lui in maniera comprensibile, chiara e semplice. Il linguaggio colto d'altri tempi della pubblica amministrazione non è democratico proprio perchè non sa farsi capire dai suoi utenti, i cittadini. E poi ammettiamolo: l'esprimersi in maniera oscura finisce per alimentare gli intrighi e gli inghippi. Quando un discorso non è chiaro e limpido, nascono le "interpretazioni", che se sono oneste e disinteressate, va tutto bene, ma se, diversamente, sono "interessate", il cittadino onesto e timoroso della legge soccombe a favore della specie fiorentissima, mai in estinzione, del "furbo italico".
Giovanni Fonghini

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