mercoledì 13 ottobre 2010

Quel desiderio grande di sentirsi Nazione

E' così da sempre, dai tempi delle scuole elementari: Nazione io la scrivo con l'iniziale maiuscola.
E' una parola che amo tanto quanto al contrario destesto l'abusato "paese". Il termine Nazione rappresenta per me un valore fondamentale e insostituibile, prepolitico se si vuole.

E' quell'elemento emotivo e spirituale che indica una comunità di uomini liberi, i quali si riconoscono nella loro bandiera, nella lingua comune, nella storia dei padri tutta intera senza salti e rimozioni di comodo, nella geografia dei luoghi cari, nella bellezza del patrimonio storico-artistico-architettonico.
E' l'emozione della parola Italia, gli occhi che si inumidiscono all'inno di Mameli e al ricordo dei bimbi degli anni '60 nelle colonie marine sull'attenti al momento dell'alzabandiera mattuttino.
Emozioni e ricordi quindi, che cozzano fragorosamente ogni giorno di più con una realtà disorientata, disinibita e cialtrona.
Io continuo ad amare l'Italia di Dante, di Machiavelli, di Leonardo, di Michelangelo, di Giovanni Gentile, quella stessa Italia amata fino alla fine dei suoi giorni dal grande poeta americano Ezra Pound, rinchiuso alla fine della guerra dai suoi connazionali nel Fascists' Criminal Camp di Coltano nei pressi di Pisa. Ma proprio a causa di questo grande amore stento a sentirmi parte della mia Nazione, così come è stata ridotta.
Se la parola Nazione per molti ha perso di significato, dobbiamo rintracciare una delle principali cause nella politica affollata da "poltronisti" faccendieri, che non perdono occasione per offrire di loro uno spettacolo indecente.
Al tempo stesso questo disagio fa a pugni con la mia identità, con una parte importante di me, che non può fare a meno di quel prepotente senso di appartenenza alla comunità degli Italiani.
Chi mi ha preceduto, mio padre durante la guerra e i tanti amici scomparsi negli anni di piombo, comunque sotto le insegne del Tricolore, non possono aver combattuto, lottato e spesso perso la vita invano.
Che cosa rimane da fare? A qualunque parte politica si guardi o si sia guardato, va ritrovato l'orgoglio di sentirsi Italiani e parte di una Nazione, si spera quanto prima libera da padroni, ovunque si trovino, a Wall Street o tra i lobbisti negli eurocorridoi di Strasburgo e Bruxelles.
Ed insieme a queell'orgoglio perso esercitiamo con un pizzico di coraggio la nostra libertà di giudizio, rifiutandoci di accettare per normale questo baraccone Italia, che tanto normale non è.
Giovanni Fonghini

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