domenica 21 novembre 2010

Non bella e senz'anima la politica di oggi

Nonostante l'appello del presidente Napolitano a non distaccarsi dalla politica credo che questo sia inevitabile. La politica dei giorni nostri è spenta, senz'anima, priva di generosità e di slanci ideali, che la contraddistinsero in passato. Nel centrodestra assistiamo ogni giorno allo scannamento continuo tra berlusconiani e finiani e questo denota un punto di vista alquanto miope, visti i gravi problemi che affliggono l'Italia. Tutto diventa un caso per le prime pagine dei giornali, ora siamo al "caso Carfagna". Temo l'ennesima bolla di sapone, che vedrà il quadro generale immutato come prima.

Nel campo avversario, nel centrosinistra, le cose non vanno meglio; il povero Bersani, che i giovani rampanti vogliono rottamare, è diventato il segretario di se stesso e di pochi fedelissimi. L'unico collante a tenere attaccate tra loro le diverse anime del PD è l'antiberlusconismo. E da lì, visti i risultati, non si va troppo lontano. Vendola invece, leader di Sinistra Ecologia Libertà una formazione che un tempo si sarebbe definita di sinistra radicale o estrema, aspira a prendere il posto di Bersani come N. 1 del centrosinistra. Come a dire che tra sinistra e centrosinistra le differenze non sono poi così di rilievo, ovvero è tutta una melassa informe.
La politica italiana ha subito una regressione spaventosa: tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 eravamo in molti a pensare che le categorie politiche di Destra e Sinistra non fossero più adeguate ai tempi. Marco Tarchi e la Nuova Destra in questo senso si mossero intelligentemente, furono prodotte interessanti iniziative culturali, che videro la partecipazione attiva di uomini della sinistra, come Massimo Cacciari. Ma poi le analisi e le elaborazioni prodotte in quel contesto furono messe nel cassetto degli studi di storia della politica; infatti siamo tornati a parlare di centrodestra e centrosinistra, come nell'Italia degli anni '60.
Ho nostalgia, perdonatemi una piccola provocazione, di quando Giancarlo Paietta si scontrava in parlamento con Giorgio Almirante. Allora chi faceva politica voleva cambiare l'Italia, l'Europa, se non il mondo intero; si parlava di Usa, di Urss, di Patto Atlantico, di socializzazione, di giustizia sociale, di Europa Nazione, di Trieste libera. Temi che infiammavano gli animi dei giovani e dei meno giovani. Era bello fare politica e interessarsi ad essa.
Oggi invece troviamo un quadro penosissimo. Bunga-bunga, escort, cognati pasticcioni, liste di proscrizione contro uno scrittore "reo" di lesa maestà nei confronti della Lega: sono questi gli argomenti politici per cui dovrebbero spendersi i ventenni del 2010?
Non ci illuda poi che il ritorno alle urne, espropriati anche del voto di preferenza, possa cambiare questo stato di cose disastroso. E' necessaria, come nel 1946, una nuova fase costituente con alcuni obiettivi principali: eliminazione del bicameralismo perfetto, attraverso la differenziazione dei due rami del parlamento nei loro compiti e nella rappresentativa elettorale, riduzione drastica del numero dei parlamentari eletti e non più nominati dall'alto. La Costituzione italiana, come quella di ogni altra nazione, non è stata dettata da Dio sul monte Sinai: dove risente il segno dei tempi si può riscrivere. Essa non è il fine, ma soltanto un mezzo, uno strumento per il fine ultimo, rappresentato dal bene della nostra Nazione Italia.
Giovanni Fonghini

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