giovedì 4 novembre 2010

Non sempre è la natura a fare vittime

Le vittime dei giorni scorsi in provincia di Massa-Carrara e nel Veneto a causa delle frane e delle piogge mi inducono a una riflessione circa il pessimo stato del territorio italiano.
Riflessione che, ci tengo a precisarlo, è d'ordine generale, non riferita a quei casi specifici: al di là della partecipazione emotiva al dolore dei loro familiari non ho cognizioni specifiche per approfondire le loro dinamiche. Il ripetersi, spesso in zone già colpite da calamità naturali, di vicende luttuose va affrontato con lucidità, così che possano prendersi delle contromisure efficaci per il futuro. C'è un dato recente allarmante che parla da solo e che riguarda anche esso lo stato del territorio: in Italia sono 2 milioni le costruzioni abusive. 2 milioni, non 20000 o 200000, che sarebbero, secondo me, già numeri spropositati. Lo Stato attraverso gli enti locali - comuni, province, regioni - dove era mentre si costruiva in barba ad autorizzazioni e controlli preventivi?
Io penso che si possa condonare l'immobile di chi si è costruito per necessità il tetto per vivere, mentre tutti gli altri immobili - in primis quelli delle organizzazioni criminali - debbono essere demoliti con un "diluvio" di picconi e di ruspe.
Il tetto, quando è quello sotto il quale si vive, è una necessità primaria: perciò lo Stato dovrebbe essere clemente con quei cittadini. Con gli altri no: chi ha costruito dimore faraoniche e megacomplessi disboscando selvaggiamente, stravolgendo gli argini dei fiumi, le spiagge, addirittura le aree golenali e anche in zone d'interesse archeologico e naturalistico ha distrutto l'ambiente, il territorio, che è un bene comune, di tutti noi.
La punizione e la sanzione debbono essere massime. Mussolini prima e Fanfani poi si preoccupavano di costruire case popolari, poi la costruzione si è ridotta al lumicino. Le liste d'attesa per una casa sono interminabili e troppe famiglie sono oberate da affitti o mutui che le impoveriscono. Tanti altri vivono sotto l'incubo dello sfratto. Una delle principali cause del proliferare dei piccoli immobile abusivi è dovuto a questo. Temo che tutto si risolverà nell'ennesimo condono all'italiana, ma che almeno i proventi ricavati dalle tasse siano investiti nella costruzione di case popolari e nella cura del territorio.
Lo sfacelo e il dissesto idrogeologico vanno combattuti con energia, non a corrente alternata, un mese sì e gli altri 11 no. L'impegno e lo sforzo enormi del Corpo Forestale dello Stato purtroppo non sono sufficienti: il controllo, dal punto di vista geologico, deve essere stringente e continuo.Sotto questo punto di vista i contadini di un tempo, ad esempio quelli liguri con i loro famosi terrazzamenti, ci hanno insegnato molto e il messaggio è ancora oggi validissimo, ancor più se supportato dalle moderne tecnologie di monitoraggio del territorio.
Giovanni Fonghini

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