lunedì 24 gennaio 2011

Privatizzazioni "all'italiana"

Ero preoccupato perché da un po' non ricevevo la corrispondenza, poi una mattina ho trovato la cassetta postale stracolma. Tra l'altro una bolletta dell'energia elettrica era già scaduta (fortuna che ho l'addebito bancario delle utenze), una fattura indispensabile per la detrazione delle spese mediche, spedita nella stessa città oltre un mese prima, temevo di non riceverla più e di un mensile al quale sono abbonato ho ricevuto due numeri consecutivi. Insomma un vero disservizio. Anche nella mia città, Viterbo, la distribuzione della corrispondenza funziona malissimo in quanto è molto irregolare. La lamentela è generale tra i familiari, gli amici e i colleghi.

Gli uffici postali sono divenuti dei bazar, tra un po' magari si metteranno a  fare concorrenza anche alle farmacie vendendo dentifrici e cerotti. I precari, poveretti, adibiti alla distribuzione della corrispondenza non fanno in tempo a conoscere le vie della zona assegnata che terminano il contratto. Per far vedere a noi utenti che Poste italiane è al passo con i tempi con le tecnologie più avanzate, hanno dotato di palmari gli addetti al recapito delle raccomandate, mentre sacchi delle nostre lettere giacciono a lungo in attesa che queste siano smistate e distribuite. Quando ero bambino e poi adolescente nella mia via del quartiere San Faustino il postino il mitico signor Alberto lo vedevi regolarmente tutti i giorni con la sua grande borsa a tracolla e, anche quando le indicazioni erano carenti riguardo il destinatario, non sbagliava un nome nella consegna. Massimo Sarmi amministratore delegato delle Poste Italiane, quando viene intervistato, usa toni ottimistici fuori luogo, ma il mio parere di cittadino e utente è che questa privatizzazione ha peggiorato enormemente la qualità di molti dei servizi offerti. Insomma l'ennesima brutta privatizzazione "all'italiana", forse peggiore c'è soltanto quella della Telecom. Sì è vero che la vecchia Sip, progenitrice della Telecom, era un assunzionificio dei politici dell'arco costituzionale, ma ogni capoluogo aveva almeno un ufficio provinciale e per ogni richiesta qualcuno sapeva darti una risposta mediamente soddisfacente. Oggi la Telecom, come altre aziende, fa uso di call-center sparsi in ogni dove della nostra penisola e credo sia capitato anche a voi di parlare con un operatore, attendere un tempo interminabile fatto di stressanti indicazioni registrate "digiti 1 oppure 2...", e avere difficoltà per fargli capire da dove chiamate, magari solo per spostare una presa telefonica da una via all'altra della stessa città. Vuoi per un motivo vuoi per un altro l'Italia è uno strano paese che non è riuscito a fare bene neanche le privatizzazioni di servizi pubblici essenziali, tra cui quello postale. Forse sarebbe stato preferibile non abbandonare la "mission" originaria, come credo la chiamino gli studiosi di management, e offrire servizi postali di qualità elevata, se non addirittura d'eccellenza. Il che significa, secondo me, recapitare la corrispondenza celermente, abbattere i tempi d'attesa negli uffici postali, migliorare le connessioni utili anche per i pagamenti con moneta elettronica dei bollettini di versamento et similia. Chiedo troppo da semplice cittadino e utente?
Giovanni Fonghini

Nessun commento:

Posta un commento