venerdì 14 gennaio 2011

Umanità di plastica

Certe coincidenze, non infrequenti nella mia vita, mi lasciano sempre un po' perplesso. Giorni fa su Facebook, commentando l'uscita del libro "All'armi...siam fumetti" dell'amico Roberto Alfatti Appetiti, mi ero impadronito di una sua citazione bellissima di Tolkien fatta in una intervista e ne era nato un simpatico botta e risposta anche con altri amici; infatti scrivevo "viviamo in un mondo dominato dalla convenienza e dal business. Io invece mi ostino a vivere sentimenti ed emozioni...". Parole perciò dettate dalla mia visione emotiva della vita, che all'opportunità di scelte tiepide e comode ha sempre anteposto la forza, scomodissima, dei sentimenti e delle passioni in ogni ambito della vita stessa. Il giorno dopo poi leggo il post sulla figura di Curzio Malaparte e in quel momento la lampadina delle coincidenze mi si è accesa. Infatti i commenti degli amici su Facebook, supportati dalla lettura dell'articolo su Malaparte, avevano acceso la miccia e un'idea mi frullava insistente nella testa: questa umanità di plastica mi intristisce veramente tanto.

Parlando di Curzio Malaparte Mario Bernardi Guardi conclude così il suo articolo: "...i suoi fastosi incubi non sono adatti agli inappetenti e agli stitici, chiedono stomaci forti, ma costituiscono un dono, paradossale anche questo, per chi non si sottrae all'affronto del vero, in tutta la sua dismisura.".
Quanta forza e quale potenza si sprigionano dalle parole che ci narrano la vita di Curzio Malaparte, un uomo molto distante dalle scelte comode, opportune e furbesche, che contraddistinguono la maggioranza dell'umanità. Mi prendono e mi affascinano queste parole, ne sento la vicinanza. Vicinanza che al tempo stesso rafforza l'estraneità rispetto ad una umanità sciocca e vanesia, che si mette troppo spesso in posa plastica, perché di plastica è fatta dentro. E' finta, ha perso il dono della spontaneità, calcola sempre accuratamente cosa sia opportuno dire e quale sia il carro migliore a cui legarsi. Sentimenti, ideali e passioni non hanno peso alcuno, ci si accontenta di vivere senza slanci inseguendo il successo sopra ad ogni cosa, cambiando bandiera ed amori, in senso lato e non, con superficialità e facilità estreme.
Apparirò presuntuoso, ma una umanità così fatta non piace, non mi ci ritrovo, non mi ci riconosco, l'acqua della loro boccia di vetro di piccoli pesci rossi nutriti con il mamgine del consumismo per me è veleno.
Certo io sarò soggetto molto di più al rischio di dolori e sofferenze grandi, ma la gioia e la commozione, quando arrivano anche da piccoli momenti e cose solo in apparenza insignificanti, non hanno eguali. Il gusto poi di spendersi e schierarsi, magari come diceva Brecht anche dalla parte del torto, con generosità per cause degne, lontano dalle miserie anche recenti di una politica dominata dai carrieristi, ancora mi inebria. Concludo riportando quello che lessi molti anni fa su un manifesto affisso su un muro di Roma, diceva più o meno così: "Cercate di dire sempre quello che pensate, altrimenti finirete per pensare quello che dite".
Giovanni Fonghini

N.b. A proposito di Malaparte leggete anche questo post tratto da "La pelle", mi commosse fino alle lacrime. Starò diventando vecchio?

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