sabato 19 febbraio 2011

AAA, cercasi identità nazionale smarrita

Un misero decreto-legge, come se ne fanno tanti, ha sancito definitivamente che il 17 marzo, celebrazione del 150° anniversario dell'unità d'Italia, sarà festa per tutti noi. Paradossale il dibattito dei giorni scorsi, in cui troppi si sono sentiti legittimati nel dire la propria opinione circa l'opportunità di celebrare la ricorrenza non sospendendo le attività lavorative. La polifonia di voci l'apprezzo, ma al tempo stesso credo che in determinate occasioni sia inopportuna. Storicamente anche io ho molto da ridire sui modi attraverso i quali fu raggiunta l'unità del regno italiano, senza per questo identificarmi tout court in un fervente neo-borbonico.


Debbo però con tristezza constatare che concetti chiave del fare politica, quali identità nazionale e senso dello Stato, risultano sconosciuti persino ad alcuni ministri. Qualora si sia stabilito di celebrare una ricorrenza importante come quella dei 150 anni dell'unità d'Italia un ministro della Repubblica ha il dovere etico-politico di rispettare la decisione, salvo dover esprimere la sua personale opinione in contesti diversi da quelli istituzionali.
Un ministro, quale che sia la sua delega, governa e amministra per conto di tutti gli italiani, dalla Valle d'Aosta all'ultima isola della Sicilia, compresa la provincia di Bolzano (che seppure autonoma fa parte a pieno titolo del territorio italiano). Questi signori, rappresentanti dello Stato a livello centrale e locale, non debbono farci conoscere comunque le loro opinioni personali, perché sono lì a fare quel che fanno rappresentando ognuno di noi. Il loro dovere primario è governare e bene amministrare nell'interesse generale della comunità nazionale e locale.
Non si può calpestare impunemente ogni giorno la nostra identità nazionale, la nostra bandiera, l'idea stessa della nostra Patria e Nazione. Per il tricolore, piaccia o non piaccia ad alcuni ministri e politici, molti hanno perso la vita e quindi si deve soltanto rispetto. L'Italia di Mazzini, che ebbe molti epigoni sia tra tanti giovani della Resistenza che tra quelli della Repubblica Sociale Italiana, è stanca di questo straparlare incivile e ignorante della storia patria. Continuiamo sovente nel sentir parlare di memoria condivisa ma da noi è di là da venire. Cito testualmente dal saggio di Nicola Antolini "Fuori dal cerchio" quanto dice Gabriele Marconi (pagina 311): "...Sarebbe ora, davvero, che riuscissimo a superare questa frattura. Ci sono riusciti in Spagna, dove la guerra civile ha fatto un numero impressionante di morti, ci stanno riuscendo in Sudafrica, dove l'apartheid ha mostrato un volto durissimo e la transizione pacifica è stata gestita da un uomo che si è fatto 30 anni di galera; in Irlanda, hanno fatto un governo nel quale i nemici di sempre convivono e si dividono le loro responsabilità (con tutte le conseguenze che ne conseguono, certo). In Italia, non siamo capaci di farlo". Faccio mie queste parole e la dimostrazione ennesima si è ripetuta con la vicenda del contestatissimo 17 marzo. La Chiesa ha dato una lezione morale alla classe politica e agli industriali, annunciando la celebrazione di una solenne messa in quei giorni, per festeggiare degnamente la ricorrenza. Una nazione vive anche di valori, di identità, non tutto può sottomettersi ai diktat dell'economia, dei fatturati e della produzione industriale, signora Marcegaglia. Non sarebbe stata una vera festa quella del 17 marzo se gli operai della Fiat e di qualunque altra industria avessero celebrato quel giorno rimanendo alle catene di montaggio (che poi diciamocela tutta, non è come stare negli uffici di viale dell'Astronomia o in qualche comodo ufficio di ministro). Io, e non mi stanco di dirlo, vengo da un partito, il MSI, che tra i suoi concetti basilari aveva quello dello "stato nazionale del lavoro": ormai ho qualche anno, ahimè, e credo che da parte della politica non ci sia mai stato un tale disinteresse nei confronti del tema lavoro, tema che dovrebbe essere tra quelli più importanti ispiratori dell'attività parlamentare e di governo. Buon 17 Marzo a tutti!
Giovanni Fonghini

2 commenti:

  1. Caro amico, avendo anch'io fatto parte di quel partito da cui lei viene, mi ricordo bene di quando io ed altri come me si inalberava il tricolore e quando i sodali del Presidente della Republica, nel migliore dei casi ci prendevano per il sedere, cosiderando patria e bandiera ciarpame del passato...Il tutto questo col compiacente coro dei gazzettieri borghesi... Mi consenta allora di riflettere e3 di far mio il titolo di un link pubblicato in questi giorni, Amo la mia patria ma non come è stata fatta, e tutto questo anch'io senza essere un neo-borbonico, ma essendo anch'io convinto che la storia sia sempre passibile di revisione ( almeno fin quando Riccardo Pacifici me lo permetterà!)penso che il 17 marzo vada festeggiato soltanto da chi abbia come nome Patrizio/a così come il 25 aprile da chi si chiami Marco, Marcello, Marzio... sul Patriottismo mi permetto di tediarLa ulteriormente lasciandole un post con alcune mie rilessioni http://1956controstoria.blogspot.com/2010/06/patriottismo.html la saluto caramente. ettore

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  2. Grazie Ettore per gli spunti di riflessione offerti. Saluti cari.
    Giovanni

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