domenica 6 febbraio 2011

"Passatista" per non affogare nel presente

I fatti del momento attuale mi mettono a disagio, mi inquietano, mi irritano moltissimo...perciò preferisco leggere, documentarmi e riflettere sugli insegnamenti del passato, anche recente. Senza indulgere alla esterofilia sempre di tendenza, che disprezza per partito preso il "prodotto culturale" italiano e imita come una scimmietta ammaestrata dai padroni del pensiero unico e politicamente corretto quello che viene da fuori dei nostri confini.
Di recente sono stati numerosi i commenti, gli articoli e i post di molti amici dedicati a Berto Ricci, nell'anniversario della sua scomparsa.
Roberto Alfatti Appetiti nel suo blog L'Eminente dignità del provvisorio ha ricordato altre due grandi figure, Mino Maccari e Romano Bilenchi, i cui destini si incrociarono con quelli di Ricci, viaggiando spesso paralleli. Quel ricordo mi ha profondamente colpito e di getto ho scritto una nota nella quale mixavo pensieri e suggestioni ideali-culturali, dall'arte inattuale di Mario Sironi al fascismo di sinistra del nostro Berto Ricci fino all'uso distorto delle parole da parte dei media (la nota scritta soltanto per Facebook era piaciuta a Maurizio Rana del blog Atuttadestra che la pubblicava).

Roberto Alfatti Appetiti tornava nuovamente poi su Berto Ricci e già il titolo Cosa spiega Berto Ricci all'Italia di oggi: l'impegno civile come vocazione coglieva appieno la portata del suo messaggio quale insegnamento per i nostri giorni travagliati. Impegno civile e vocazione dunque: termini belli e nobili che rimarcano in maniera drammatica la distanza dalla attuale politica arraffona, superficiale e disincantata, tutta presa alla costruzione delle fortune personali di chi la fa come mestiere e non certo come vocazione (mesi fa un amico parlava addirittura di missione). La semina ideale di Berto Ricci invece, morto giovanissimo nella guerra d'Africa a Bir Gandula il 2 febbraio del 1941 in quella che era allora chiamata Cirenaica (oggi Libia), darà i suoi buoni frutti anche negli anni a venire con i "continuatori" del suo pensiero sia nella RSI che nella sinistra del MSI. Quando ad esempio Berto Ricci scrive "...finché insomma in Italia il principal criterio nello stabilire la gerarchia sociale degli individui sarà il denaro o l'apparenza del denaro, potremo dire e ripetere che c'è molto da fare..." non posso non constatare che a 70 anni dalla sua morte ancora di più c'è da fare. Un fare che è indispensabile per costruire da cittadini realmente sovrani e non sudditi un'altra Italia giusta e sociale. Chi come me viene da una famiglia popolare troppe volte ha sentito usare un tono  diverso, a seconda del fatto che qualcuno si rivolgesse al figlio di un primario oppure di un operaio. Questo non deve accadere più. Sarebbe, anzi sarà, il modo migliore per dire grazie a Berto Ricci e all'attualità luminosa del suo stile di vita così tanto "inattuale".
Giovanni Fonghini

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