giovedì 3 marzo 2011

Nazione Europa, ovvero l'Europa che vorrei

Pochi giorni fa un mio amico ricordando Mikis Mantakas lo ha definito "combattente europeo". Una definizione che condivido pienamente. Per chi fosse troppo giovane per conoscerlo o lo avesse (volutamente?) dimenticato, dirò che Mikis Mantakas era un giovane universitario greco militante del Fuan, il quale fu colpito a morte il 28 febbraio del 1975 durante l'assalto alla sezione romana del MSI di via Ottaviano. L'assalto faceva seguito agli scontri tra giovani di destra e sinistra in occasione del primo processo per la strage dei fratelli Mattei. 

Ho fatto in tempo, per fortuna, a fare parte di quei giovani che nei cortei gridavano Europa Nazione.
Tema che faceva parte integrante del nostro immaginario, sino a diventarne un vero e proprio mito, che si riallacciava alla nostra storia antica della civiltà europea. Un mito di grande suggestione sul piano emotivo e politico, trattato in numerosi saggi e anche nella letteratura. Penso soltanto al romanzo IL FASCIOCOMUNISTA del mio amato Antonio Pennacchi: Accio Benassi, protagonista del libro, incontra un vecchio amico della comune militanza politica, che lo rimprovera perchè ha cambiato "casacca" proprio dopo averlo convinto alle sue idee anche con il tema dell'Europa Nazione. Ma cos'è e cosa rappresenta(va) l'Europa Nazione? Se si volesse definirla sbrigativamente si potrebbe dire che è il sogno che ha attraversato varie generazioni e vede il suo opposto nella brutta e triste Europa che ci ritroviamo oggi. L'Europa degli euroburocrati e delle potenti lobbies affaristiche e bancarie che gestiscono il nostro continente, infischiandosene dei popoli e delle nazioni che ne fanno parte. L'Europa, che ha generato una delle civiltà principali della storia umana, è oramai come un megaconsiglio d'amministrazione di una azienda, dove i suoi rappresentanti passano il tempo a dettare norme dettagliatissime sulla dimensione dei frutti piuttosto che sulla standardizzazione della filettatura delle viti. E' questa l'unione europea che ci hanno regalato, l'unione degli standard mercantili e industriali, null'altro. La vita dei popoli europei, i loro bisogni, le loro speranze, il confronto con gli altri popoli della terra non sono i temi prioritari dell'agenda politica degli organismi, spesso elefantiaci, del parlamento europeo. Si ripropone su un piano continentale quello che in Italia avviene sul piano nazionale: la distanza abissale della politica dalla vita dei cittadini, della gente comune, che da quella politica dovrebbe e vorrebbe essere rappresentata.
Le idee di Mazzini che prefigurava un'Europa di nazioni libere, ognuna gelosa della propria autodeterminazione, sono state uccise dall'Europa politica attuale. La Giovane Europa di Jean Thiriart, che vide tra i suoi aderenti in Italia anche grandi studiosi come Franco Cardini e Luigi de Anna, non combatteva le sue battaglie politiche e culturali per ritrovarsi questa Europa informe e senza identità.
Identità non assolutamente condivisa; si pensi, cito un solo argomento per me emblematico e significativo, alla doppia sede parlamentare di Bruxelles e Strasburgo, che ha una notevole ricaduta anche sul piano dei costi giganteschi che noi cittadini europei dobbiamo sopportare. Il Belgio difende Bruxelles, la cui economia è legata a doppio filo alla sede, secondaria, del parlamento e lo stesso fa la Francia, che mai rinuncerà a Strasburgo, sede ufficiale del Parlamento Europeo. Non contenti di due sedi gli europarlamentari si riuniscono anche in Lussemburgo.
Però dove ha fallito la politica degli eletti, riuscì almeno in parte la politica dei giovani che combattevano e lottavano per le loro idee nell'obiettivo di una Europa unita di nazioni e popoli. Quindi: Mikis Mantakas, greco, Jan Palach, cecoslovacco, Alain Escoffier, francese e anche tanti italiani, dei quali, antichi miei sodali politici, non posso fare nomi, perchè ricordandone uno, farei torto a tutti gli altri, vivi ancora in me e che chiamerò, citando Luca Telese, "cuori neri" e combattenti europei. Bando però alla disperazione, voglio continuare a mantenere giovane il cuore e sperare che quel sogno dell'Europa Nazione possa divenire un giorno realtà concreta. I semi, piantati molto tempo fa, non sono stati tutti dispersi dal vento del materialismo e della vita ad una sola dimensione, quella economica, se è vero che ancora oggi giovani, nati dopo la sua morte, ancora sentono il bisogno di ricordare Mikis, tutti gli altri e la loro visione politica.
Giovanni Fonghini

3 commenti:

  1. ......e io Giovanni ti aggiungo che Sabato scorso, 5 marzo a Milano, quando la Compagnia dell'Anello ha iniziato a intonare le note di "sulla Strada" che appunto rivendica le differenze e le specificita' dei Popoli e delle capitali Europee da opporre all'omologazione e alla finanziarizzazione oggi strisciante di ogni pur minimo contenuto culturale mi sono commosso proprio come un bambino e pure io (....stonato come una campana!) mi sono alzato di scatto in piedi a cantare questa stupenda poesia musicale , piu' le volte che ho sbraitato come un vero e proprio ultras da stadio!

    EUROPA NAZIONE SOCIALIZZAZIONE

    Agostino

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  2. Grazie Agostino per aver condiviso con me questo tuo toccante episodio personale.
    Giovanni

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  3. C'ero anch'io in Giovane Europa, a Napoli. Attaccavo manifesti. Non conoscevo quelli di Firenze. E' buffo, ma quando ho conosciuto Cardini il pensiero di un'antica comune militanza non ci ha sfiorato. E' un caso che chi era in Giovane Europa e oggi ha una professione intellettuale stia, sia pure in diverso modo, dalla parte futurista?

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