sabato 16 aprile 2011

Direttore per un giorno

Sì, lo confesso: tra i miei sogni proibiti c'è quello di essere per un solo giorno il direttore di un grande quotidiano o di un importante tg nazionale. D'altra parte nutro modeste pretese: in un solo giorno non potrei fare troppi danni, perlomeno non più di quelli che fanno tanti big dell'informazione strapagati. Da un pò mi frulla in testa il protagonista di quel vecchio carosello pubblicitario che diceva: "fermate il mondo, voglio scendere". Non vi capita mai? A me spesso, soprattutto quando ascolto o leggo notizie che non meriterebbero di esserlo.

Giorni fa alcuni siti davano grande risalto alle precarie condizioni di salute di una delle ospiti dell'Isola dei Famosi. Ma è una notizia questa? Ogni giorno in Africa e in altre zone poverissime del pianeta muoiono per fame migliaia di bambini, ma quasi nessuno sembra preoccuparsene granché. Allora, tanto per cominciare, in quel giorno di "direttorato" bandirei le notizie sui vip privilegiati di ogni settore. Cantanti, calciatori, attrici, principesse future o in carica tenetevi pure i vostri problemi di lusso e non ci rompete, ché noi ci abbiamo i nostri e non sappiamo spesso come uscirne o risolverli (anzi molto spesso la burocrazia e i poteri forti, in primis le banche, ce li complicano ulteriormente). Preoccupiamoci invece di dare voce ai fatti che riguardano la gente comune. Facciamo parlare i laureandi, che quando cercano un posto di lavoro per pagarsi gli studi si sentono rispondere: "ci dispiace, ma lei è troppo qualificato/a per questo posto di lavoro". Facciamo parlare i pensionati non di lusso dell'Inps, che debbono sbarcare il lunario con una pensione mensile inferiore a 600 euro. Facciamo parlare i trapiantati d'organo, che debbono pagare il ticket sui farmaci immuno-soppressori, che evitano loro il rigetto dell'organo a cui debbono la vita. Facciamo parlare i giovani, disoccupati o non ancora occupati, compresi quelli che studiano per diventare autore di programmi tv. Forse non lo diventeranno mai, a meno che non si fidanzino con qualche signore o signora della prima serata televisiva. Facciamo parlare gli operai che stanno diverse ore al giorno alla catena di montaggio, non gli amministratori delegati dei grandi gruppi industriali, che hanno succhiato per anni il latte delle generose mammelle degli aiuti di stato . Facciamo parlare i genitori dei figli che studiano e che ogni anno debbono spendere centinaia di euro per comprare nuovi libri di testo, in quanto vanno soddisfatte le pretese "didattiche" del docente, che mal digerisce il testo scelto l'anno prima dal collega. Facciamo parlare anche i tanti volontari che operano nell'ambito della tutela del nostro immenso patrimonio artistico e architettonico e rendono possibile, ad esempio, l'apertura di un gioiello romanico, come la basilica di S. Pietro a Tuscania. Facciamo parlare negli ospedali non i  direttori generali, ma i malati e chi sta a contatto diretto con loro, infermieri e medici. Essi conoscono realmente  i problemi concreti delle strutture e dei servizi offerti, non chi sta dietro a una comoda scrivania di mogano piena di telefoni e di tasti da pigiare. Facciamo parlare nello sport chi opera nelle piccole poco note realtà provinciali e sacrifica il tempo libero per avviare centinaia di giovani alla pratica sportiva, strappandoli alla logica insulsa e vuota del muretto e della sala-giochi, con l'unica speranza che tra loro possa venir fuori un altro campione del futuro. Negli uffici, nelle aziende non intervistiamo sempre i capi, diamo voce agli altri lavoratori: anche grazie a loro ogni giorno si manda avanti la baracca. Diamo voce ai dimenticati: penso ai reclusi negli ospedali psichiatrici giudiziari. Adesso si chiamano cosi, ma nella realtà le condizioni di vita sono rimaste le stesse di quando si chiamavano manicomi criminali. E non pensate a chissà quali atroci delitti commessi: c'è gente reclusa in strutture fatiscenti che magari 20 anni fa ha rubato in banca poche migliaia di lire simulando di avere una pistola. Non sono chiacchiere da salotto; giorni fa il senatore Marino, a capo della commissione parlamentare chiamata a monitorare questi luoghi, nel talk di Maurizio Costanzo narrava questi fatti con l'ausilio di filmati video. In uno di questi un poveraccio, dietro una specie di oblò della cella, gridava: "Signore del Senato, fatemi uscire, sono innocente". Ancora a distanza di giorni il ricordo di quel video, indegno di una nazione civile del terzo millennio, mi ferisce come uomo e mi indigna come cittadino. In quel caso i tg e i grandi media non si sono preoccupati di quei disgraziati, sporchi, senza cure, visitati ogni tanto, non quotidianamente, come avviene in ogni ospedale. Già conosco l'obiezione di molti: una informazione così è triste, desolante. Hanno ragione, non c'è niente che possa strapparci almeno un sorriso. I giovani del Maggio Francese scrivevano sui muri un famoso slogan: "fantasia al potere". Non è stata purtroppo nemmeno la fantasia ad andare al potere, ma la schizofrenia di larga parte della società e del mondo dei media. Proprio perché c'è poco da ridere, nella impaginazione delle notizie del mio quotidiano o del mio tg una nota irriverente e divertente di sarcasmo non potrebbe mancare. Mi vengono in mente i sonetti del Belli, l'arguzia popolare delle poesie di Trilussa, Totò nel film "Arrangiatevi!" o ancora Alberto Sordi. Proprio ieri su YouTube ho scovato un video divertentissimo, tratto da una scena del film "Il Marchese del Grillo"; la colonna sonora è un simpatico motivetto del 1934 intitolato "Sanzionami questo". Mi divertirebbe proprio a chiusura del mio tg di prima serata. Ma non preoccupatevi, rimane soltanto un sogno proibito, che ho voluto condividere con altri.
Giovanni Fonghini

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