venerdì 1 aprile 2011

La sfortuna di (un) Angelo

Angelo, di nome e di fatto. Angelo Licheri. Non vi ricorda nulla questo nome? Eppure non  lo si dovrebbe dimenticare, perchè quasi 30 anni fa ha compiuto un gesto di coraggio estremo accompagnato da una generosità senza pari. Siamo nel giugno del 1981 a Vermicino, nei pressi di Roma. Un bambino di pochi anni è caduto dentro un pozzo artesiano. Si sta facendo di tutto per riportarlo su in superficie, ma senza successo. Angelo Licheri sta lavorando e ascolta in tv o alla radio quella notizia, una di quelle notizie che ti prendono allo stomaco. Angelo non esita un istante, molla quel che sta facendo e si reca in quel posto.
La sua conformazione fisica molto magra gli permette infatti, a differenza di altri, di calarsi in quello stretto buco della terra, che ha inghiottito Alfredo Rampi. Per tutti ribattezzato Alfredino. E' stretta, strettissima l'imboccatura di quel buco maledetto dove Alfredino è caduto, mentre giocava nelle vicinanze. Angelo si farà calare e sentirà forse anche il pianto di Alfredino, sfinito e impaurito. Il gesto generoso e nobile di Angelo purtroppo non basterà, come gli altri sforzi sovrumani dei Vigili del Fuoco, a riportare sopra alla luce Alfredino vivo. Quando infine il suo corpicino, dopo diversi giorni, sarà recuperato è troppo tardi. Oggi a distanza di tanti anni Angelo Licheri vive in condizioni di grande difficoltà, dimenticato dall'Italia ingrata e dalle sue istituzioni colpevolmente smemorate. Sta in carrozzina, ha perso una gamba a causa del diabete. Avrebbe bisogno di assistenza, di cure e, credo che se la meriti, di una vita dignitosa. Di recente i media ne hanno parlato: nel corso di una cerimonia i suoi amici dell'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco gli hanno donato un assegno di 10000 euro. Questa notizia mi ha fatto riprendere in mano un libro degli editori Sperling & Kupfer di qualche anno fa, che consiglio di leggere intitolato "Vermicino l'Italia nel pozzo". L'autore si chiama Massimo Gamba. E' la narrazione dettagliata di quel fatto tragico, che entrerà a far parte del nostro immaginario collettivo grazie alla tv, che farà una lunghissima interminabile sofferta diretta televisiva. Diretta non priva di grandi e accese polemiche, ma forse con almeno un merito. Ci mostrerà il meglio e il peggio dell'umanità: il meglio con i vigili del fuoco e i volontari per calarsi in quel buco orrido (altri seguiranno l'esempio di Licheri), il peggio con i soliti curiosi che intralciano i soccorsi e i porchettari, subito accorsi vista la gran folla, per fare affari d'oro. Fanno affari mentre Alfredino piange, ha freddo e vorrebbe solo tornare ad abbracciare i suoi. Ma c'è un altro aspetto, organizzativo-legislativo, che lascia l'amaro in bocca. Anche questo descritto nel libro. La legge italiana che istituisce la Protezione civile è del 1970, ebbene la nascita effettiva del suo dipartimento avviene nel 1982, dopo 12 anni. Grazie anche alla caparbietà del ministro Giuseppe Zamberletti, che si era già distinto nell'organizzare i soccorsi del 1976 nel Friuli colpito dal terremoto. Penso che i fatti parlino da soli e non vi siano commenti da fare. Se non che la fortuna è cieca e spesso profondamente ingiusta. Il nostro povero Angelo Licheri avrebbe meritato un trattamento ben diverso almeno dalla sorte.
Giovanni Fonghini

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