giovedì 5 maggio 2011

...E due

I miei 10 affezionati elettori sanno bene che di tanto in tanto cerco di promuovere il mio territorio, la Tuscia. Un territorio particolarmente ricco di testimonianze archeologiche, monumentali, artistiche, architettoniche e, non ultime, paesaggistiche (due laghi di origine vulcanica, Bolsena e Vico, i Monti Cimini e la sua Faggeta, il mare con Tarquinia e Montalto di Castro). Però noi viterbesi non eccelliamo nella promozione di un territorio così fatto, che farebbe la gioia di molti turisti. Già lo scorso anno mi lamentavo di questo problema parlando della difficoltà di trovare una segnaletica adeguata circa la chiesa di S. Egidio a Cellere, pregevole opera rinascimentale dell'architetto pontificio Antonio da Sangallo il Giovane. Purtroppo ci risiamo, a questo si riferisce il titolo del post. Giorni fa con una carissima amica mi ero ripromesso di andare a vedere, per me rivedere dopo tanti anni, le rovine di Castro. Lì si trovano i resti di una cittadina che fu distrutta nel 1649 e che allora era il centro del potere politico del Ducato di Castro della famiglia Farnese. Famiglia che ebbe tra i suoi più illustri componenti anche papa Paolo III; quello che, tanto per intenderci, diede inizio al Concilio di Trento. Torniamo però alla meta della passeggiata, le rovine della cittadina di Castro, situata nel territorio del comune di Ischia di Castro. Cosa dirvi amici? Io in questa provincia ci sono nato e ci vivo da 52 anni, credo di averne una discreta conoscenza, ma per la seconda volta in 4 anni non sono riuscito a ritrovarle 'ste benedette rovine. Potete facilmente documentarvi sul web riguardo l'importanza storica del sito, ma vederlo fisicamente diventa un pò più difficile. Arrivati nelle vicinanze abbiamo infatti percorso una strada bianca e un pannello esplicativo ci segnala che ci troviamo sul Sentiero dei Briganti, che prevede numerose tappe di luoghi del territorio dell'antico Ducato e delle sue zone limitrofe. Proseguiamo ancora, poi arrivati ad un bivio nessuna utile indicazione, al di là di una freccia segnaletica stesa a terra. A quel punto delusi si fa marcia indietro e si riprende la strada asfaltata, o meglio quel che rimane dell'asfalto. Santa pazienza: è così che si spendono i soldi del contribuente per la promozione turistica? Non è possibile che per trovare le rovine di Castro si debba acquistare: 1) un fuoristrada, 2) le mappe dell'Istituto Geografico Militare, 3) un sofisticatissimo apparecchio di geolocalizzazione (tipo quei satelliti che dall'alto ci spiano). Voglio ripeterlo fino alla noia, amo moltissimo la Tuscia e mi ci dedico sempre con passione a promuoverla, soprattutto con i tanti amici non viterbesi dei social network, ma se gli amministratori locali e gli altri enti preposti alla promozione del territorio agiscono così, evidentemente le loro strategie sono da rivedere.
Giovanni Fonghini

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