sabato 4 giugno 2011

Abroghiamo il quorum

Non mi convince affatto il quorum nei referendum. Il quorum prevede che, perché siano validi i voti espressi in un referendum, debbono aver votato almeno il 50,1% degli aventi diritto al voto. E' una percentuale elevatissima, che azzera la volontà espressa da chi ha votato, preferendo non ascoltare gli inviti interessati ad andare al mare. Le due attività non mi risulta siano tra loro incompatibili: si può benissimo esprimere la propria volontà nei referendum e subito dopo andare al mare o altrove (viceversa fa lo stesso, si fa la gita e al ritorno si vota).

Negli USA gli americani eleggono il loro presidente con percentuali molto lontane da quelle di casa nostra e a nessuno è venuto in mente di prevedere il quorum per eleggere uno degli uomini più potenti del pianeta.
Nei decenni passati, dopo il referendum sul divorzio che vide una larghissima partecipazione di votanti, molti referendum sono finiti in una bolla di sapone per non aver superato il quorum. A prescindere dalle singole posizioni trovo che sia un esempio pessimo di cattiva politica e mancato senso dello stato qualunque politico che inviti a disertare le urne.
Dipendesse da me ritornerei al modello della democrazia diretta come c'era ad Atene. Lo so che è soltanto il sogno di un visionario della buona politica, però so pure che gli uomini, quando vogliono, possono migliorare moltissime cose. L'importante è rimuovere alcuni tabù. L'istituto del referendum è un importante strumento di partecipazione diretta del cittadino a temi che non possono, e non debbono, essere pertinenza esclusiva dei "nominati" in parlamento. Purtroppo la nostra Costituzione non ha previsto il referendum propositivo, privilegiando quello di tipo abrogativo. Già qui nasce il primo grosso equivoco: in pratica la mia croce sul "sì" significa che sono contrario, ad esempio, al nucleare, se, invece, traccio la mia croce sul "no" significa che sono favorevole. Quindi il mio sì significa no e il mio no significa sì. Una gran confusione, che aumenta la distanza tra lo stato e il cittadino. Un bell'esempio di democrazia vera sarebbe quello di formulare i quesiti sulle schede per i referendum in maniera chiara per tutti: nella vita di ogni giorno non usiamo i termini commi, articoli e simili. Non parliamo così: per me democrazia è anche questo. E' uno stato che parla con i suoi cittadini facendosi capire e che non usa il politichese, anzi lo combatte fino ad eliminarlo quanto più possibile. E se serve fare una legge per attuare una misura così semplice la si faccia. Si fanno tante leggine inutili, farne magari una che riavvicina la politica e i cittadini-elettori credo possa essere la benvenuta. C'è chi obietta che spesso l'istituto del referendum è stato abusato; temo abbiano ragione. Quando si parla di referendum è inevitabile non citare la Svizzera: lì si vota frequentemente su moltissimi quesiti attinenti però questioni concrete. In Italia c'è la legge d'iniziativa popolare, ma per quel che so, seppure anch'essa valido strumento di partecipazione diretta, non si sono ottenuti risultati di rilievo per quella strada. Qualche riga infine sui referendum prossimi del 12 e 13 di giugno: il tema dell'acqua e quello del nucleare riguardano la nostra vita di esseri umani, prima ancora che quella di cittadini. Il perché credo sia chiaro a chiunque: l'acqua è un bene primario della vita, addirittura costitutivo del nostro organismo, é necessario perciò rimanga al di fuori di possibili speculazioni di privati. Lo stesso è per il nucleare: sceglierlo oppure no riguarda la salute nostra e delle generazioni future. Le notizie lette i giorni scorsi sul numero elevatissimo di giapponesi che potranno ammalarsi per l'incidente della centrale nucleare di Fukushima sono eloquenti nella loro drammaticità. Riguardo il quesito sul "legittimo impedimento" il mio pensiero è che sia figlio di quella cattiva politica di cui sopra. Una cattiva politica che connota sia la maggioranza che l'opposizione. La maggioranza si è persa nel culto della personalità berlusconiana, l'opposizione nel refrain uguale e contrario dell'antiberlusconismo. Va in ogni caso ricordato che nel 1997 la coalizione di centrosinistra aveva i numeri in parlamento per approvare una legge efficace, che risolvesse il problema mai risolto del conflitto d'interesse di Berlusconi, ma al di là dei buoni propositi quella legge non fu mai approvata.
Giovanni Fonghini 

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