martedì 12 luglio 2011

Se un incarico vi par poco

Leonardo da Vinci o chissà quale altro personaggio del passato, noto per la versatilità dell’ingegno; simili a questi devono considerarsi i politici italiani, per la facilità con la quale accettano più cariche pubbliche (e le relative indennità). Ce l'hanno proprio come vizio, non c'è niente da fare. Un pizzico di umiltà e di buonsenso vorrebbe che, per svolgere al meglio il proprio incarico pubblico, non lo si gravasse di altri pesi.
Essere parlamentare e amministratore locale significa spesso non fare bene nè una cosa e nè l'altra. Le conseguenze, come al solito, le pagano i cittadini. Assommare tanto potere su una persona sola non è positivo; le richieste dei questuanti aumentano in maniera esponenziale insieme alla tentazione di seguire le scorciatoie per accontentarli. Si dirà che la legge in molti casi non vieta il cumulo di cariche elettive, non conta, io ne faccio una questione di carattere etico. L'operato di un uomo politico deve tener conto persino delle leggi non scritte: l'onestà, la coerenza del comportamento rispetto a quello che dice, lo spirito di servizio non sono accessori dei quali possa fare a meno. Con quale faccia ai cittadini vengono chiesti altri sacrifici, quando la classe politica, invece di dare il buon esempio e fare la sua giusta parte, non rinuncia a nessuno dei privilegi ingiustificati di cui gode? Perchè non si stabilisce per legge l'incompatibilità della doppia indennità di ministro e parlamentare? Siano obbligati a sceglierne soltanto una. Perchè quasi nessuno dei parlamentari esercita l'opzione per l'indennità o lo stipendio pubblico percepito? Tipico è il caso dei parlamentari che sono docenti universitari: la stragrande maggioranza di loro percepisce e lo stipendio universitario e l'indennità parlamentare. Non paghi di ciò molti rappresentanti della casta politica per cooptazione entrano a far parte, lautamente compensati, di consigli d'amministrazione di banche e di società partecipate dallo stato. Da qualche anno a questa parte hanno imparato a raccontarci una nuova storia: i sacrifici sono necessari non perchè ce li chiedono loro. Poveri cari, se potessero ce li risparmierebbero. Purtroppo i sacrifici ce li chiede l'Europa. E all'Europa, ma soprattutto alle agenzie di rating, sembra che non si possa rispondere no. A meno che non si abbia il coraggio di fare come l'Islanda.
Giovanni Fonghini

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