mercoledì 27 giugno 2012

Persone, non numeri

La questione grottesca e tutta italiana degli "esodati" mi fa riflettere amaramente sulla colpevole superficialità della politica nell'affrontare un problema così grave per le persone che lo stanno vivendo.
Il rimpallo di cifre tra la Fornero e l'INPS lo dimostra in maniera lampante: la prima stima governativa parlava di 65.000 esodati da salvaguardare, poi è stato pubblicato un documento dell'ente previdenziale  che forniva una cifra enormemente più grande, 390.200 esodati. Il ministro Elsa Fornero, a quel punto, invece di iniziare a fare autocritica è partita all'attacco dell'Inps, resosi colpevole di aver contraddetto le cifre "ufficiali". Successivamente poi il governo ha fornito ancora altre cifre insieme ad una timida ammissione che queste avrebbero potuto subire ritocchi al rialzo. Sconcerto totale. Non ci si rende conto che dietro a questo balletto di cifre - utile soltanto per i titoli d'apertura dei tg, le copertine e le prime pagine dei giornali - ci sono delle persone vere in carne ed ossa, che non sanno più come mantenersi costrette a vivere senza stipendio e senza pensione? E quante di queste persone magari sulle loro spalle avranno pure una famiglia da mantenere?  Persone, non numeri. Persone che hanno la sventura di essere cittadini italiani. Cittadini di uno stato che, senza alcun indugio, ha stracciato il "contratto" che quei lavoratori avevano sottoscritto con la sicurezza di una data certa della loro pensione. Ma per il governo, la signora Fornero e larga parte della classe politica c'è un unico obiettivo da perseguire ad ogni costo, la politica del rigore. Se poi in nome di questa si lasciano moltissimi lavoratori senza stipendio e senza pensione che importa?
Giovanni Fonghini

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