martedì 26 febbraio 2013

Considerazioni "folli" di un populista

Ascoltando le dichiarazioni di autorevoli uomini politici ho scoperto ahimè di essere un populista.
Da un'etichettatura all'altra: tanti anni fa, grazie alla militanza nel FdG, venivo già etichettato come neo-fascista. A questo punto, considerato che tra pochi giorni avremo un nuovo parlamento e poi si spera un nuovo governo, vi dirò quello che vorrei da entrambi.
Tanto per cominciare vorrei che mi fosse restituito il voto di preferenza; sul piano istituzionale - visto che il modello di repubblica presidenziale è di là da venire - vorrei quantomeno una profonda revisione dell'assetto costituzionale, che elimini il bicameralismo perfetto assegnando funzioni legislative diverse ad ognuna delle camere insieme ad una drastica riduzione del numero dei parlamentari e del tetto delle loro indennità. Vorrei che il parlamento tornasse a svolgere la sua funzione di potere legislativo, svuotata dall'abuso dei decreti-legge esercitato dai vari governi degli ultimi anni, che di fatto hanno assommato su di loro oltre al potere esecutivo anche quello legislativo. E' veramente interessante nella valutazione del lavoro svolto dai parlamentari leggere il rapporto annuale dell'Associazione Openpolis. Quando ai lavoratori, pubblici e privati, si chiede di essere più produttivi, i rappresentanti del popolo hanno prima di altri il dovere morale di adempiere ai loro compiti in maniera efficace. Questo avviene raramente con poche lodevoli eccezioni. Vorrei che la giustizia funzionasse per tutti rapidamente allo stesso modo: generalmente in carcere ci vanno solo i poveracci, gli alti papaveri e i milionari riescono ad evitarlo grazie ai loro avvocati dalle parcelle stratosferiche. Vorrei che la mobilità sociale diventasse effettiva, garantendo ai figli della gente comune, cittadini senza padrini e santi in paradiso, o per meglio dire in parlamento, la scalata sociale basata sul merito, sulla bravura e sulla competenza. Vorrei che si rivalutasse la funzione dello stato e della giustizia sociale, massacrati dai liberisti vecchi e nuovi, con robuste iniezioni di misure popolari che possano eliminare quanto più possibile le macroscopiche ingiustizie italiane. Vorrei una democrazia matura, che dia al cittadino-elettore poteri di controllo reale sull'operato degli eletti, pardon nominati; per far questo si deve attuare una modifica sostanziale che trasformi la democrazia rappresentativa in democrazia diretta e partecipativa. Uno degli strumenti, purtroppo non previsto dalla nostra costituzione, è il referendum propositivo non disgiunto dall'abbassamento della soglia del quorum. Vorrei che fossero adeguate le pensioni di tanti cittadini, costretti a vivere in povertà; credo che non si possa più attendere altro tempo per porre un limite stabilito dalla legge ai compensi e alle pensioni degli alti funzionari dello stato e delle società a partecipazione statale. Trovo ingiusta pure la disparità enorme che esiste - gli Usa in questo sono il modello negativo per eccellenza - nelle grandi multinazionali tra lo stipendio dei vertici e quello dei loro dipendenti, operai e impiegati. Questo vale per chi un lavoro ce l'ha: per tutti gli altri che lo hanno perso o ancora lo cercano tutte le energie del parlamento e del governo devono essere spese per la creazione di posti di lavoro duraturi e utili alla comunità. La priorità del tema lavoro non deve far dimenticare la necessità del ritorno ad una economia sana e produttiva, il contrario della cattiva finanza degli artifici contabili e dei titoli tossici, della quale si stanno pagando le pesanti conseguenze sociali e umane in ogni angolo del pianeta. Un'ultima riflessione: i singoli stati nazionali europei, e con essi i rispettivi parlamenti, hanno perso la sovranità monetaria e gran parte di quella nazionale a favore dell'Unione Europea e dei dettami della BCE e del FMI. Una proposta politica incisiva deve saper osare andando oltre i confini nazionali e guardare all'Europa e al di là dell'oceano.
Giovanni Fonghini

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