lunedì 29 aprile 2013

Se la politica è morta non rinascerà con i partiti "liquidi"

E' inevitabile, fa parte del mio modo di essere: quando muore qualcuno che proviene da quella che era la mia comunità politica è tempo di bilanci. E il risultato è scoraggiante, mi convinco sempre di più che la politica è defunta con tutto il suo carico di lotte, sogni, aspettative che "incendiava" le vite di tanti di noi giovani negli anni '70 e '80. Ai troppi che non ci sono più si è aggiunto Teodoro Buontempo del quale è ancora fresco il dolore per la scomparsa. Pietrangelo Buttafuoco ha scritto un articolo che ricorda Buontempo e analizza le cause del fallimento della destra politica.
L'attività politica di Buontempo, svolta sempre con grande passione senza risparmiarsi mai, era improntata al sociale fin nel midollo; infatti in molte borgate romane, feudi della sinistra, era apprezzato e stimato. Che poi in fondo se guardiamo alla storia del MSI non possiamo mai prescindere dalla sua vocazione sociale, una vocazione che parte da molto lontano (vogliamo dire dal manifesto di piazza San Sepolcro?). Per quanto mi riguarda credo sia giusto spendere qualche riga sui termini destra e sinistra. Il termine "destra" mi appariva inadeguato e riduttivo già allora insieme al suo gemello "sinistra"; mi ricordava qualcosa di ammuffito, di superato, come la destra storica ottocentesca, che al massimo poteva avere delle comunanze con i liberali oppure con alcuni democristiani di destra, nostri amici soltanto a parole. Di ben altro spessore rispetto a quelle etichette invece l'anima sociale che ha legato insieme uomini, esperienze e periodi storici diversi: Berto Ricci, Nicola Bombacci, Manlio Sargenti, Ernesto Massi, Giano Accame, Beppe Niccolai.
Giorgio Ballario, giornalista e scrittore, magari a questi nomi aggiungerebbe Stanis Ruinas con l'esperienza politico-giornalistica del Pensiero Nazionale.
A proposito di idee forti, così distanti dal vuoto di valori degli odierni partiti leggeri se non quando "liquidi", Ernesto Massi nel dopoguerra valorizzava e rilanciava la socializzazione delle imprese, uno degli elementi portanti della Carta di Verona della RSI; parlando di socializzazione integrale poteva affermare al congresso missino di Viareggio nel 1954 "la crociata proletaria deve e può sconfiggere la plutocrazia" (pagina 64 del saggio "Storia della Destra" scritto da Adalberto Baldoni per i tipi della casa editrice Vallecchi).
La prefazione di quel saggio è di Luciano Lanna, che citando Giuliano Ferrara scrive a proposito dei concetti di destra e sinistra "...basti pensare a quanto di protofascista ci fosse nel socialismo di Benito Mussolini e a quanto di socialista ci fosse nel suo fascismo". Morta la bella politica che si nutriva di ideali per attuare la sua opera sociale alcuni hanno provato a fare una politica nuova, azzerando con un unico ingeneroso giudizio negativo tutte le esperienze precedenti. Così facendo hanno gettato via "con l'acqua sporca pure il bambino". Ma l'Italia per ripartire e risorgere ha bisogno di una nuova politica non di una politica nuova. E' la stessa differenza che c'è tra un grande partito e un partito grande.
Giovanni Fonghini



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