giovedì 20 aprile 2017

Provincialismo alla viterbese

Il provincialismo è molto diffuso tra gli amministratori locali e gli abitanti del Viterbese. Possediamo opere che tanti ci invidiano ma non diamo loro la giusta considerazione, salvo poi accorgercene quando all'estero riscuotono grande successo di pubblico.
L'ultimo esempio in ordine tempo lo abbiamo avuto con le due opere provenienti dalla Tuscia esposte alla mostra "Michelangelo & Sebastiano" della National Gallery di Londra, la statua "Il Cristo risorto" di Michelangelo Buonarroti proveniente dalla chiesa di S. Vincenzo Martire a Bassano Romano e la tavola "La Pietà" di Sebastiano del Piombo proveniente dal museo civico di Viterbo. Due opere che trovano tra i loro estimatori di eccellenza pure gli storici dell'arte Claudio Strinati e Antonio Paolucci. Recentemente Claudio Strinati in un quotidiano locale a proposito del Cristo Risorto suggeriva una migliore promozione della statua lì a Bassano Romano. Ad onor del vero bisogna dire che fino a qualche anno fa si ignorava la paternità michelangiolesca. E come dimenticare la definizione di Antonio Paolucci "Uno dei quadri più belli al mondo, un notturno shakespeariano su tavola" per "La Pietà" di Sebastiano del Piombo in un'intervista rilasciata a Vittorio Zincone pubblicata su Sette del 30 giugno 2011? A Londra la cultura espressa dalle nostre opere produce ricchezza, lo stesso non può avvenire qui nella Tuscia? Non si promuove bene il capoluogo Viterbo se non si promuove la provincia, così come non si promuove bene il territorio della Tuscia se non si promuove il capoluogo. Purtroppo allo stato attuale manca un ente, come avrebbe potuto essere l'Azienda di Promozione Turistica, che coordini la comunicazione territoriale dei comuni della provincia viterbese.
Non è giusto accontentarsi del buon risultato del flusso di turisti che hanno visitato Viterbo durante le recenti festività pasquali. Non siedono sugli allori territori simili al nostro ma più avanti di noi nell'elaborazione di strategie e nell'utilizzo dei vari strumenti del marketing territoriale, tanto meno può farlo la Tuscia.
Giovanni Fonghini 

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